Mobilità

Chi guiderà davvero in Fca-Renault: un francese al comando?

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Fatti, nomi, scenari e incognite sulla guida operativa del gruppo che nascerà dalla fusione tra Fca e Renault

Al di là degli aspetti legati alle quote azionarie tra i soci e delle sinergie che scaturiranno dall’operazione, la nuova società che sorgerà dalla fusione di Fca e Renault dovrà subito sciogliere un nodo di governance. Un nodo che potrebbe essere semplice da districare in termini formali, ma potrebbe invece essere molto più ostico in termini operativi.

COME VANNO FCA E RENAULT

Sia Renault che Fca infatti sono reduci da un’annata tremenda per quanto riguarda le rispettive governance. Con la scomparsa di Sergio Marchionne il Lingotto lo scorso luglio ha perduto la figura che prima aveva salvato il gruppo dalla bancarotta e poi lo aveva fatto entrare nell’élite mondiale dell’auto con l’acquisizione di Chrysler.

GLI SCONQUASSI IN CASA DI RENAULT-NISSAN

Analogamente Renault in novembre ha perso con lo scandalo Ghosn quel manager che con metodi magari discutibili aveva portato l’alleanza tra la casa francese e Nissan a diventare il maggior produttore di auto al mondo. Insomma, le due case di recente hanno perso non due normali ceo ma due manager che hanno segnato un’epoca nella storia delle rispettive società.

IL RUOLO DI MANLEY

Ciò significa che nessuno dei due gruppi in questa fase è in grado di esprimere un manager forte quanto Ghosn o Marchionne, non solo per i mercati ma per l’intera industria. Nel dettaglio, il ceo di Fca, l’inglese Mike Manley, vanta un grande curriculum di stampo commerciale, soprattutto come capo di Jeep, ma non ha ottenuto dal settore i galloni del leader.

L’ATTIVISMO DI ELKANN

Tanto che, come più volte MF-Milano Finanza ha scritto negli ultimi mesi, è stato il presidente John Elkann in prima persona a lavorare per trovare un partner per il Lingotto. E in questa ricerca, a conferma che l’operazione ha una grande valenza finanziaria per casa Agnelli, un ruolo molto importante è stato giocato da Richard Palmer, direttore finanziario di Fca, il quale in questi mesi si sta conquistando il posto di «ceo aggiunto» della casa italo-statunitense. È stato infatti soprattutto Palmer a trattare assieme ad Elkann il progetto di fusione con Renault da presentare alla casa transalpina.

LE INDISCREZIONI SU SENARD

In questo quadro non sorprende che le indiscrezioni indichino che Elkann sarà il presidente della nuova società, mentre il ceo sarà scelto all’interno del top management Renault tra il presidente Jean Dominique Senard e il ceo Thierry Bolloré (con il primo favorito sul secondo).

LE DUE INTERPRETAZIONI

Questa scelta però, secondo gli esperti, si presta a una duplice interpretazione. In base all’interpretazione più ‘buonista’, Exor , che nella nuova realtà risultante dalla fusione dovrebbe essere il primo azionista con circa il 15% del capitale, esprimerebbe il presidente, mentre lo Stato francese, che dovrebbe essere il secondo socio con il circa il 7,5% (ovvero la metà del 15% che ha ora in Renault ), indicherebbe l’amministratore delegato.

DOMANDE E IPOTESI

Ma è una versione che convince poco gli osservatori, visto che solitamente chi comanda esprime la guida operativa. E quindi, se tutto ciò fosse confermato, questo tipo di governance rafforzerebbe l’idea secondo cui Fca abbia presentato l’offerta a Renault per la propria necessità di trovare un partner e che i francesi abbiano accettato la proposta in chiave difensiva, visto che sono tuttora impegnati nella guerra interna con Nissan, che nessuno sa come finirà.

LO SCENARIO PER SENARD

Attenzione però che questo non risolve il problema della leadership operativa, considerando che Senard è arrivato a gennaio in Renault da Michelin, dove era presidente, mentre Bolloré, in Renault dal 2012, è diventato direttore generale della Losanga soltanto dopo la clamorosa caduta di Ghosn.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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