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Bocconi e Sole 24 ore folgorano l’Ipo di Porsche, ecco perché

Ipo Porsche Transizione Energetica Borsa

Chi e come critica l’Ipo di Porsche

 

Volkswagen ha fissato il prezzo di collocamento delle azioni privilegiate di Porsche, marchio di auto sportive, a 82,50 euro per cedola, al limite massimo della forchetta individuata in precedenza. Ciò conferisce alla società che appresta a quotarsi una valutazione di 75 miliardi di euro. Insomma, ora è ufficiale: abbiamo davanti una delle Ipo di maggior peso dell’ultimo decennio (in campo automobilistico, bisogna tornare alla quotazione di Ferrari), che si caratterizza per essere completata in un momento di grande incertezza per i mercati, momento che di norma non favorisce quotazioni di nuovi soggetti (nel 2022 si sarebbero dovuti affacciare in Borsa altri marchi elettrici, per lo più di startup in rapida crescita, ma hanno comprensibilmente preferito rimandare). È dunque normale che tale operazione, che servirà al Gruppo Volkswagen per incamerare fondi per l’elettrificazione della supercar, stia facendo discutere.

Se l’Opzione Greenshoe viene esercitata integralmente, Volkswagen genererà proventi lordi per un importo di circa 9,4 miliardi di euro. Le azioni saranno negoziate sul mercato regolamentato della Borsa di Francoforte (Prime Standard) a partire da giovedì 29 settembre 2022. Sul Sole 24 Ore, Stefano Gatti, Antin IP Professor of Infrastructure Finance nel Dipartimento di Finanza dell’Università Bocconi, scrive: “La particolarità di questa Ipo è indicativa di alcuni trend che gli investitori hanno imboccato da qualche tempo in risposta a un relativo assopimento dell’avversione al rischio generata da anni di quantitative easing e di compressione dei rendimenti finanziari”, sottolineando come “a essere quotate non saranno, come sarebbe ragionevole, le azioni con diritto di voto – cosa che consentirebbe agli azionisti di esercitare una qualche influenza sul management in una logica di costruttiva dialettica di corporate governance – ma le azioni privilegiate senza diritto di voto. Ne verranno messe sul mercato la metà. La quotazione riguarderà quindi il 12,5% del totale del capitale di Porsche AG”.

Viene insomma evidenziato il fatto che si tratti di una raccolta di capitali dai meccanismi insoliti, per mezzo della quale le famiglie storiche Porsche–Piëch pur chiedendo soccorso al mercato di capitali rafforzano il controllo su Volkswagen che, al termine dell’operazione, deterrà il 75% (meno una) delle azioni con diritto di voto e circa il 75% delle azioni privilegiate. Nessuno, insomma, scalzerà i Porsche-Piëch dal volante di Porsche AG dato che l’Ipo non influisce sul potere di indirizzo strategico della casa di auto sportive. In più, aggiungiamo noi, non dimentichiamo che, defenestrato Herbert Diess, il nuovo Ad di VW, dal primo settembre scorso è Oliver Blume, dal 2015 Ceo di Porsche.

“Cos’è – si interroga Gatti – in definitiva l’Ipo di Porsche? Una fonte di risorse fresche per Volkswagen o piuttosto un riassetto della governance di Porsche stessa? Peraltro, considerando che il quadro globale dell’operazione viene completato dalla previsione di un pagamento di un maxi-dividendo straordinario a tutti gli azionisti Volkswagen pari al 49% dei proventi dell’operazione, la risposta è abbastanza facile”.

“Ci troviamo – rileva il professore – di fronte a una quotazione di azioni senza diritti di voto. Gli azionisti abdicano a qualsiasi controllo sull’azienda […] e non si parla di azionisti retail ma di investitori istituzionali, quelli che dovrebbero svolgere un ruolo critico nei confronti del management, specie in un settore come quello automotive che sarà segnato nei prossimi anni da cambiamenti radicali”. Tanto più che, con l’arrivo del nuovo Ad, il Gruppo potrebbe anche cambiare il piano per la transizione elettrica sposato con convinzione da chi lo ha preceduto. “[…] La rinuncia ai propri diritti di controllo, come azionisti nel caso delle quotazioni, ai poteri di indirizzo sui debitori nel caso di operazioni sul mercato del debito, è il risultato di un eccezionale periodo di compressione dei rendimenti”.

Intanto, Volkswagen ha comunicato che convocherà un’assemblea generale straordinaria nel dicembre 2022, nella quale proporrà ai suoi azionisti di distribuire all’inizio del 2023 un dividendo speciale pari al 49% del ricavato totale lordo dal collocamento delle azioni privilegiate e dalla vendita delle azioni ordinarie alla holding Porsche.

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