Mobilità

Autostrade, ecco come M5S di Di Maio tamponerà anche Gavio

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autostrade spostamenti

Non c’è soltanto il gruppo Atlantia-Benetton, attraverso la controllata Autostrade per l’Italia, nel mirino del Movimento 5 Stelle e del governo Conte.

E’ quello che si evince da un post odierno sul Blog delle Stelle firmato proprio dal movimento pentastellato capeggiato dal vicepremier Luigi Di Maio.

Nel mirino dei grillini c’è anche un altro gruppo attivo nel settore autostradale, quello che fa capo alla famiglia di Marcellino Gavio.

Dunque si punta a una revisione complessiva delle concessionarie autostradali? Non ci sono indicazioni precise nel post pubblicato sul Blog delle Stelle ma il tono critico nei confronti delle regole stabilite dai passati governi per le concessionarie autostradali è chiaro.

Sono in particolare le regole sui lavori in house al centro dell’attenzione del Movimento; un tema approfondito in questo articolo da Start Magazine che ha fatto il punto sulle principali storture delle concessioni autostradali.

Ecco i passi più significativi del post:

Va ricordato prima di tutto che Atlantia, oltre a controllare Autostrade per l’Italia, controlla anche l’impresa di costruzioni Pavimental e che il Gruppo Gavio, l’altro grande concessionario privato delle nostre autostrade, oltre a controllare SIAS controlla anche l’impresa di costruzioni Itinera. Queste imprese di costruzioni sono tra le principali italiane e sono cresciute proprio grazie ai lavori di manutenzione che vengono loro affidati “in house” da Atlantia e SIAS.

Prima dell’entrata in vigore del cosiddetto Codice dei Contratti Pubblici (aprile 2006) una norma prevedeva infatti la possibilità che i lavori relativi alle concessioni (tutte, non solo autostradali) venissero affidati direttamente senza gara d’appalto a evidenza pubblica fino al 60% del loro importo, con obbligo di bando pubblico solo per il 40%. Su tale norma la Commissione Europea aprì una procedura di infrazione contro l’Italia e la norma incriminata venne modificata dal Governo Prodi (D.L. 262/2006) obbligando i concessionari ad appaltare con bando pubblico il 100% dei lavori.

Due anni dopo il Governo Berlusconi (DL 207/2008) una volta chiusa la procedura di infrazione tornò alla situazione precedente e quindi alle concessionarie autostradali venne nuovamente consentito di affidare alle loro imprese di costruzioni fino al 60% del totale dei lavori, con decorrenza dall’1 gennaio 2009.

Successivamente il Governo Monti (DL 1/2012) ridusse tale percentuale al 50%, obbligando quindi ad appaltare il residuo 50% dei lavori da realizzare, e programmò di ridurre ulteriormente la percentuale dei lavori “in house” al 40%, con decorrenza dall’1 gennaio 2014.

Il Governo Renzi finse di intervenire con il cosiddetto Nuovo Codice degli Appalti (DLgs 50/2016) e di programmare una ulteriore riduzione al 20%, con decorrenza dall’aprile 2018, ma fu un emendamento all’ultima Legge di Bilancio dello stesso Pd, a prima firma Borioli, che introdusse una specifica deroga per “i titolari delle concessioni autostradali non affidate con la formula della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara a evidenza pubblica secondo il diritto dell’Unione Europea” e quindi proprio per Autostrade per l’Italia e SIAS.

Tale deroga prevede che per questi soggetti la percentuale di affidamenti “in house” ritorni al 40% (quindi di fatto quella al 20% non è mai entrata in vigore). La scusa del favore alle concessionarie autostradali è il rischio occupazionale delle imprese collegate ai concessionari che vedendo diminuire i propri ricavi avrebbero dovuto licenziare personale.

Nella realtà l’emendamento ha prodotto una seria restrizione della libera concorrenza tra imprese e di conseguenza una distorsione del mercato a favore – tra gli altri – dei gruppi imprenditoriali facenti capo ai Benetton e ai Gavio, i quali, perciò, oltre a guadagnare dalla gestione delle autostrade guadagnano dalla realizzazione delle manutenzioni.

Ma non bastano i favori espliciti della politica, dato che le società concessionarie per prassi si fanno riassegnare in subappalto alle loro società di costruzione anche parte dei lavori di manutenzione messi a gara con evidenza pubblica, oppure “chiedono” alle imprese che si aggiudicano tali lavori di acquistare da loro i calcestruzzi, gli asfalti, gli inerti e di noleggiare macchinari e attrezzature.

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