Mobilità

Autostrade e Anas, ecco chi e perché si scontra sul Milleproroghe

di

Ansfisa

L’articolo 33 del decreto Milleproroghe che prevede la gestione di Anas in caso di revoca, decadenza o risoluzione di concessioni di strade o autostrade accende le tensioni nel governo e fra esecutivo e Aiscat. Tutti i dettagli

Il consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto Milleproroghe con la formula “salvo intese”. Scontro sulle concessioni autostradali. Contestata la norma che prevede la gestione di Anas in caso di revoca, decadenza o risoluzione di concessioni di strade o autostrade fino alla gara per un nuovo gestore. Italia viva fa sapere di non aver votato la misura. Ecco tutti i dettagli

CHE COSA E’ SUCCESSO IN CONSIGLIO DEI MINISTRI SU AUTOSTRADE E ANAS

Due norme inserite nello schema del decreto legge Milleproroghe per rendere possibili le revisioni e ridurre il costo per lo Stato delle revoche delle concessioni hanno avuto il no netto dei ministri renziani che hanno chiesto di mettere a verbale la loro contrarietà. Uno strappo non facile da ricucire: il risultato è che il decreto legge è stato approvato «salvo intese» e proprio le norme sulle concessioni dovranno essere riviste prima del via libera finale.

SCAZZI SU ANAS

Nel frattempo proprio su Anas, e sul ribaltone ai vertici, ci sono tensioni nella maggioranza per la volontà del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli (Pd), di sostituire gli attuai vertici (qui l’approfondimento di Start con informazioni e indiscrezioni).

ECCO L’ARTICOLO DELLA DISCORDIA SU CONCESSIONI E ANAS

ART 33
Disposizioni in materia di concessioni autostradali
1. In caso di revoca, di decadenza o di risoluzione di concessioni di strade o di autostrade, ivi incluse quelle sottoposte a pedaggio, nelle more dello svolgimento delle procedure di gara per l’affidamento a nuovo concessionario, per il tempo strettamente necessario alla sua individuazione, ANAS S.p.A., in attuazione dell’articolo 36, comma 3, del decreto – legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, può assumere la gestione delle medesime, nonché svolgere le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e quelle di investimento finalizzate alla loro riqualificazione o adeguamento. Salvo che l’estinzione della concessione derivi da inadempimento del concessionario, al medesimo è dovuto, in luogo di quanto previsto da eventuali disposizioni convenzionali, il solo valore delle opere realizzate al netto degli ammortamenti ovvero, nel caso in cui le opere non abbiano superato la fase di collaudo, i soli costi effettivamente sostenuti, nonché le penali e gli altri costi sostenuti o da sostenere in conseguenza dell’estinzione del rapporto concessorio. Sono comunque fatte salve le eventuali disposizioni convenzionali che escludano il riconoscimento di indennizzi in caso di estinzione anticipata del rapporto concessorio, ed è fatta salva nonché la possibilità per ANAS S.p.A., ai fini dello svolgimento delle attività di cui al primo periodo, di acquistare gli eventuali progetti elaborati dal concessionario previo pagamento di un corrispettivo determinato avendo riguardo ai soli costi di progettazione e ai diritti sulle opere dell’ingegno di cui all’articolo 2578 del codice civile. Con decreto adottato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono disciplinati l’oggetto e le modalità di svolgimento della gestione provvisoria assegnata ad ANAS S.p.A. Qualora l’estinzione della concessione derivi da inadempimento del concessionario, dal valore delle opere realizzate al netto degli ammortamenti spettante al medesimo è detratto quanto il concessionario è tenuto a pagare per il risarcimento dei danni derivati dal suo inadempimento. Il valore spettante al concessionario uscente, qualora maggiore del risarcimento dovuto, è indisponibile da parte di quest’ultimo fino al completo soddisfacimento dei crediti risarcitori accertati in giudizio ovvero sulla base di accordi o atti di riconoscimento unilaterali. L’efficacia del provvedimento di revoca, decadenza o risoluzione della concessione non è sottoposta alla condizione del pagamento da parte dell’amministrazione concedente delle somme previste dal periodo precedente. Le presenti disposizioni sono inserite di diritto nei contratti e nelle concessioni autostradali, anche in quelli già in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, in sostituzione di tutte le clausole, sostanziali e procedurali, difformi apposte dalle parti anche ove approvate per legge, da intendersi come nulle ai sensi dell’art. 1419, comma 2, c.c.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

I due articoli sulle concessionarie entrati nella bozza di Milleproroghe pongono le condizioni rispettivamente per la revisione e per la revoca delle attuali concessioni, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “Il primo articolo (articolo 13, comma terzo) c’era nel testo già da alcuni giorni: azzera gli aumenti tariffari previsti se il concessionario non accetta una revisione della convenzione sulla base del metodo tariffario definito dall’Autorità di regolazione dei trasporti. La tariffa unica dell’Art presenta due novità: “premia” solo gli investimenti in opere effettivamente realizzate e collaudate; introduce un price cap che nel calcolo della tariffa sottrae all’inflazione programmata una X di produttività. Su questo metodo ci sono già ricorsi dei concessionari al Tar e la norma di legge aiuta a superarli (salvo eventuale giudizio di incostituzionalità della legge stessa). Il secondo articolo (numero 33) è la vera sorpresa di ieri. Un blitz che può essere certamente interpretato come una precondizione per andare poi alla revoca di alcune concessioni (sotto i riflettori è, come al solito, soprattutto Aspi). La norma prevede il subentro dell’Anas in caso di revoca e un drastico taglio agli indennizzi. Va detto subito che – soprattutto con riferimento alla norma sull’Anas – il ministero delle Infrastrutture ha dato ieri una interpretazione riduttiva della norma, sostenendo che serve soltanto a sbloccare due arterie autostradali da tempo ferme: la Tirrenica e la Ragusa-Catania, entrambe destinate a tornare nella competenza Anas. Si nega nettamente, quindi, che la norma preluda a una nazionalizzazione generalizzata.Più dubbi lasciano però le norme sul taglio degli indennizzi che in ogni caso sono «inserite di diritto nei contratti e nelle concessioni autostradali, anche in quelle già in corso di esecuzione alla data del presente decreto legge»”.

LA PROTESTA DEI CONCESSIONARI

“Il governo non è capace di trovare una soluzione e cerca una scorciatoia ma così distrugge un intero settore mi sembra veramente un salto nel buio, dannoso non tanto per le concessionarie, per le quali è comunque devastante ma soprattutto per il sistema paese”. Così al Giornale Radio Rai il presidente Aiscat, Fabrizio Palenzona, in merito alle novità del Milleproroghe sulle autostrade. “Se c’è una trattativa da fare con un concessionario si faccia, ma siccome non si è capaci di trovare una soluzione, si cerca la scorciatoia della legge e si distrugge un settore. A mio parere – ha spiegato Palenzona – un decreto del genere non reggerà ma farà solo guai per i concessionari e guai per il sistema Italia, per la credibilità e per gli investitori internazionali e per migliaia di risparmiatori che hanno investito in borsa nelle società autostradali. La revoca della concessione ad Aspi è possibile – ha aggiunto – ma il tema è che non si vuole aspettare una decisione che accerti se ci sono le colpe. E’ successo un fatto gravissimo, chi è colpevole deve essere perseguito ma finora non c’è la pistola fumante”. “Non facciamo che per punire i colpevoli si distruggono interi settori produttivi del paese, come in questo caso noi cercheremo di fare presente quale danno gravissimo che solo la pubblicazione del decreto provocherà nei mercati. Poi parleremo col Parlamento che questo provvedimento non entri in vigore perché il danno sarebbe irreversibile non solo per i concessionari ma per gli investitori. Io credo che – ha concluso Palenzona – se si modificano le leggi con il milleproroghe che non c’entra niente con questo settore io mi domando chi verrà più a investire in I’Italia”.

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