Mobilità

Autostrade, Alitalia e non solo. Tutti i grilli statalisti di Salvini e Di Maio

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Il commento di Giuliano Cazzola sulle tentazioni stataliste della maggioranza di governo M5S e Lega su Alitalia, Autostrade per l’Italia e non solo

Circola sui social una foto di Gian Maria Gros-Pietro a cui è apposta una scritta: ‘’Salve, mi chiamo Gian Maria Gros-Pietro e sono stato il presidente dell’Iri che ha venduto autostrade al gruppo Benetton’’. Così il gioco è fatto: sbatti il mostro in prima pagina e procuragli insulti, accuse e quant’altro passa il convento dell’odio.

Credo che chiunque abbia un po’ di buon senso si renda conto di quanto sia grave un post siffatto. Il crollo del Ponte Morandi a Genova non è certo avvenuto per caso o per un tragico evento ancora da spiegare non solo ai parenti delle vittime, ma ad una città e a tutto il Paese. La Band of brothers che ci governa sembra non avere dubbi. Ha già fatto le indagini, stanato i responsabili, svolto il processo, emesse le sentenze di condanna già passate in giudicato: la società Autostrade per l’Italia ovvero la famiglia Benetton.

Non si attendono neppure i primi accertamenti della magistratura inquirente: ormai in Italia tutto è ‘’percepito’’ anche il rendere giustizia. Che bisogno c’è del resto di perdere tempo a cercare la verità quando ce ne una bella scodellata che, per di più, fa comodo sul piano politico? Perché è evidente l’intenzione del governo di riportare l’intervento dello Stato nell’economia e nei servizi, in qualità di diretto gestore. E rovesciando il principio del dio mercato: non cedere ai privati ciò che lo Stato farebbe in modo peggiore.

La tentazione è già emersa per Alitalia col pretesto della compagnia di bandiera; costituisce il Piano B per l’Ilva se Di Maio riuscirà di far saltare l’operazione Arcelor-Mittal, giocando sporco sul terreno delle irregolarità (che solo lui conosce) del bando di gara. Ora c’è la possibilità di riprendersi il circuito autostradale del Paese, anche a costo di condannarsi alla paralisi (come ha chiesto Antonio Di Pietro: se si caccia sui due piedi la società Autostrade chi va ad aggiustare il Ponte crollato?).

Ma che il diesgno sia quello di ristatalizzare quanto possibile (un ‘’sentimento’’ che percorre come un brivido la schiena degli elettori grillini) è provato anche dal post su Gros-Pietro (che evidentemente scaturisce da quella melma). In sostanza, con una serie di voli pindarici, le colpe ricadono sul manager, perché se non avesse venduto la società (come se lo avesse fatto di testa sua) ai privati, il Ponte Morandi sarebbe ancora in mano pubblica, avrebbe avuto la necessaria manutenzione (trascurata invece dai manutengoli del profitto) e non sarebbe crollato.

Si noti (il post non lo ricorda) che Gian Maria Gros-Pietro è stato presidente dell’Iri dal 1997 al 1999. Avrebbe dovuto immaginare che una ventina di anni dopo sarebbe successa la tragedia del 14 agosto perché la famiglia Benetton non sarebbe stata in grado di gestire le infrastrutture di cemento armato come la filiera delle maglie che l’aveva resa celebre. Intanto perché non scrivere sotto la foto di Gros-Pietro un bel wanted (magari con una taglia)?

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