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Cobalto, litio e nickel. Ecco come la Cina surclassa l’America nella corsa alle batterie per auto elettriche

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Tutti i numeri sulla produzione delle batterie per auto elettriche e i raffronti fra Stati Uniti e Cina


L’auto elettrica (prima o poi) diventerà un fenomeno di massa. E dall’oro nero, il paradigma auto passerà ai metalli rari che compongono le batteria. Al litio, al cobalto, al nickel.

E così, se fino ad oggi la Cina ha guardato all’Occidente come standard da seguire, ora tutto potrebbe cambiare.

È Pechino, infatti, a controllare la produzione di litio, cobalto e nickel e delle batterie stesse. Ma andiamo per gradi.

UNA RIVOLUZIONE VICINA

La rivoluzione dei veicoli elettrici, che tanto è stata propagandata (e desiderata, da molti) è alle porte, secondo Anthony Milewski, presidente di Cobalt 27. E a dimostrarlo sarebbero le crescenti commercializzazioni: negli ultimi cinque anni sono stati venduti circa 5 milioni di veicoli elettrici, di cui 1 milione negli ultimi 12 mesi. Nei prossimi 12, le vendite dovrebbero arrivare a 1,5 milioni, secondo Milewski.

LA RICCHEZZA NELLE BATTERIE

La ricchezza dunque migra: dal petrolio al litio. “Le economie che hanno prosperato fino ad oggi, con la fine dell’era del petrolio, non prospereranno più. Nei paesi coinvolti nella catena di fornitura di batterie e delle tecnologie che le abilitano scorre la ricchezza. La distribuzione della ricchezza e del potere potrebbe cambiare”, ha affermato Steve LeVine, giornalista di settore presso Axios Future Editor, a The Verge.

LA CINA DAVANTI A TUTTI

A festeggiare, su tutti, è la Cina che per estrazione delle materie prime e per raffinazione sembra essere avanti a tutti. Pechino ha in mano la produzione della batteria, ovvero della parte più complessa (e costosa) di un’auto elettrica. Su questo settore la Cina ci investe da anni, con ingenti finanziamenti pubblici.

Le aziende europee, che provano a stare dietro alle novità del settore (ma che si sono svegliate tardi), sono costrette a comprare componenti ad non disponibili sul mercato del Vecchio Continente.

ALLA CINA PRIMATO ANCHE PER MATERIE PRIME

La Cina è stata lungimirante, non c’è dubbio. Pechino controlla la produzione e la raffinazione di litio, nickel e cobalto, metalli essenziali per la realizzazione delle batterie per auto elettriche.

In particolare, nei suoi territori è presente pochissimo cobalto (la percentuale estratta si aggira intorno all’1%), ma ne viene raffinato e lavorato più dell’80% di quello che viene immesso sul mercato. Nickel estratto e nickel lavorato sono quasi equivalenti, intorno al 35%, mentre viene estratta sul territorio una percentuale di litio che si aggira intorno al 15% e ne viene lavorata circa il 50%. E sempre in Cina si produce quasi il 70% delle batterie agli ioni di litio a livello mondiale.

“Ma la gara per la supply chain delle batterie per i veicoli elettrici è persa, la Cina controlla la produzione di litio, cobalto e nickel nonché quella delle batterie stesse, con la fine del motore scoppio finisce il dominio occidentale del settore auto”, ha twittato Alberto Forchielli, imprenditore e manager che lavora tra Asia e Stati Uniti.

IL FUTURO DELL’AUTO ELETTRICA PASSA DALL’AFRICA

Parlando di metalli per batterie, però, non si può non parlare di Africa. Soprattutto se si fa riferimento al cobalto (su un’auto elettrica, in media, ci sono tra i 4 e i 14 chilogrammi di cobalto), il cui fabbisogno dovrebbe attestarsi, nel 2020, ad oltre 120 mila tonnellate, in crescita rispetto alle 109.500 del 2017, secondo i dati Darton Commodities Limited, uno dei principali fornitori di cobalto a livello mondiale.

Più della metà delle riserve di cobalto mondiali si concentrano nella Repubblica Democratica del Congo. Ad estrarre, qui, ci sarebbero la Svizzera, con Glencore, Australia, Canada e Cina. Ed è proprio quest’ultima a vantare una posizione dominante sull’aspetto della raffinazione.

I CINESI HANNO IMPARATO (E SUPERATO) I SUD COREANI

I cinesi hanno imparato dai leader di settore che “sono i sudcoreani”, spiega Steve LeVine, facendo riferimento a Samsung e LG. “I cinesi stanno imparando da loro. I sudcoreani sono, proprio come noi, costruttori di fabbriche in Cina”.

GLI STATI UNITI ERANO IN VANTAGGIO

Nella partita delle batterie erano in gioco anche gli Stati Uniti. A loro, d’altronde, si deve l’invenzione della tecnologia. “La batteria che è nella maggior parte delle auto elettriche è stata inventata da Mike Thackeray all’Argonne National Laboratory”, ha raccontato Steve LeVine. Quindi Washington era in anticipo sull’invenzione, ma non è stata lungimirante come Pechino.

Guardando ai numeri (vedi tabella precedente), gli Usa lavorano meno del 10% del litio a livello mondiale e producono una percentuale di poco superiore delle batterie agli ioni di litio.

CINA VINCE ANCHE SUL RICICLO DELLA BATTERIA

Anche sul fronte del riciclo della batteria, la Cina è davanti a tutti. La regione, infatti, conta 80 aziende specializzate nel recupero dei minerali, contro le dieci che ci sono in Europa e che, come spiega a Linkiesta Hans Eric Melin, fondatore del Circular Energy Storage Research and Consulting, “patiscono la mancanza di materiale su cui lavorare”, non avendo “volumi sufficienti per poter controllare l’intero processo”.

LA RIVOLUZIONE NELLA PRODUZIONE?

Allargando lo sguardo all’intero settore automotive, la Cina sembra avere ambizioni ben più grandi (difficile dire se realizzabili).

Da sempre i costruttori di auto cinesi hanno guardato alle case auto tedesche, americane e giapponesi come standard da seguire. Ora è Pechino, invece, a proporre un cambio di paradigma.

Aziende come NIO, infatti, provano a ridisegnare l’industria automobilistica cinese sotto gli schemi del settore tecnologico, con dirigenti provenienti da società informatiche cinesi: l’obiettivo è assemblare le vetture come se queste fossero degli iPhone.

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