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Auto elettriche: come la Cina va alla conquista dell’Europa

Auto Elettriche

Tra regole più stringenti e un processo di elettrificazione ormai avviato, il mercato automobilistico europeo ha bisogno di veicoli a zero emissioni abbordabili. Un’opportunità che ha scatenato i costruttori cinesi

 

L’auto elettrica cinese va alla conquista dell’Europa. In un momento cruciale per il settore, alle prese con l’elettrificazione ormai irreversibile e norme sulle emissioni sempre più stringenti, quello messo in atto da parte dei costruttori cinesi al Vecchio Continente assume i contorni di un vero e proprio assalto. E non sorprende che siano in grado di produrre veicoli a zero emissioni di buona qualità, perfino con componentistica fornita da grossi player dell’industria auto, d’altra parte hanno fatto tesoro del know-how acquisito attraverso le joint venture con le case automobilistiche europee. Se in passato i marchi cinesi avevano provato a sbarcare in Europa senza troppa fortuna – nel 2013 Qoros lanciò un piano per aprire una rete di concessionari ma si fermò ad uno solo – oggi l’impresa è agevolata da una domanda di auto elettriche accessibili che tenderà a crescere.

Che i cinesi abbiano imparato bene dai partner europei è un dato di fatto. A partire dalle batterie per i telecomandi fino alle auto elettriche, in pochi decenni hanno imparato a padroneggiare la tecnologia utilizzandola come arma commerciale e geopolitica. Se oggi molta della componentistica dei veicoli a zero emissioni arriva da aziende cinesi è il pegno da pagare alla delocalizzazione e alla strategia industriale imposta da Pechino. Se alla dipendenza di forniture dalla Cina sommiamo la grave carenza di chip che sta mettendo in ginocchio la produzione automobilistica globale – e anche in questo caso non possiamo dimenticare che molte delle miniere dei materiali necessari sono in mano ad aziende cinesi – ne consegue che il Dragone può giocare un ruolo determinante nel processo di elettrificazione dei veicoli.

L’ALLARME: MANTENERE MERCATI APERTI E CONDIZIONI DI PARITÀ

Nella guerra per l’auto elettrica i costruttori cinesi possono contare sull’auto determinante delle autorità nazionali. Molti leader europei condividono infatti la preoccupazione delle controparti americane per le pratiche commerciali cinesi, accusando Pechino di sovvenzionare le aziende per dare loro un vantaggio sleale nella concorrenza internazionale. Il governo cinese ha investito molto nella tecnologia dei veicoli elettrici, contribuendo a stabilire una vasta rete di fornitori per alimentare i produttori. Strategia che costituisce la base di partenza dell’offensiva dei costruttori nazionali verso mercati strategici come quello europeo e quello americano.

In un contesto così fluido, viene da chiedersi quale posizione stiano assumendo i costruttori automobilistici europei. Il New York Times ha raccolto alcune opinioni che evidenziano la preoccupazione di chi teme il gioco sporco di Pechino. “Prendiamo estremamente sul serio ogni nuovo concorrente”, ha dichiarato in un’intervista Martin Daum, membro del consiglio di amministrazione di Daimler (proprietaria di Mercedes e Smart), “d’altra parte, non temiamo la concorrenza”.

L’Associazione tedesca dell’industria automobilistica ha risposto alle domande sulle case automobilistiche cinesi con una dichiarazione nella quale sottolinea la necessità di osservare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, che vietano sussidi governativi mirati a garantire vantaggi competitivi ad aziende specifiche: “È importante mantenere mercati aperti e condizioni di parità”, ha affermato l’associazione.

I COSTRUTTORI CINESI: “RISPETTIAMO I MECCANISIMI ORIENTATI AL MERCATO”

Da parte loro, le aziende automobilistiche cinesi rispondono ponendo in primo piano il rispetto delle regole commerciali. Citata dal New York Times, MG ha affermato che “segue i meccanismi orientati al mercato e si attiene alle leggi e ai regolamenti pertinenti”.

Le case automobilistiche cinesi si definiscono marchi internazionali e minimizzano le loro origini cinesi, sottolineando piuttosto lo stretto rapporto con i mercati europei: MG conserva parte della sua anima britannica progettando auto a Londra; il centro del design globale di Nio si trova a Monaco di Baviera; Polestar ha sede a Goteborg, in Svezia, accanto a quella di Volvo, entrambe di proprietà di Geely.

Thomas Ingenlath, amministratore delegato di Polestar, ha affermato che tutte le case automobilistiche hanno cercato di vendere i loro prodotti all’estero e che non c’è nulla di insolito in ciò che stanno facendo le aziende cinesi. “È una cosa assolutamente normale”, ha detto Ingenlath a settembre, durante il salone internazionale dell’auto a Monaco di Baviera a settembre. “I marchi automobilistici, ovunque si trovino, fanno attività di esportazione”.

MG: DA ICONA BRITISH A PUNTA DI DIAMANTE CINESE

Ogni bravo stratega sa che per conquistare la vittoria è necessaria una tattica su più fronti. Ecco allora che l’offensiva dell’auto elettrica “made in Cina” muove diverse pedine verso un unico obiettivo: MG, Nio, Byd, Great Wall, Polestar, sono questi i marchi a cui Pechino ha affidato il compito di portare la sfida ai costruttori europei e americani.

MG è un caso emblematico: nata Morris Garages nel 1922, in sigla MG, per decenni ha incarnato la filosofia dell’auto inglese (restano celebri le spider), dopo diversi passaggi di mano è diventata di proprietà di SAIC Motor, colosso automobilistico cinese di proprietà statale. Molto opportunamente, il centro di centro ricerca e sviluppo è rimasto in Gran Bretagna, a Longbridge, così come la sede europea di SAIC che conta circa 400 dipendenti. Oggi propone una gamma di Suv ibridi plug-in ed elettrici, con componentistica fornita da aziende del calibro di Bosch, Valeo e Continental, prezzi abbordabili e una rete di ha già 350 concessionari in 16 paesi europei, 26 in Italia.

Passare dall’essere un’icona british a punta di diamante dell’offensiva cinese il passo è davvero breve.

POLESTAR: NATA SVEDESE

Nel tempo, i gruppi automobilistici cinesi hanno fatto shopping in Europa. Come Geely, che nel 2010 ha rilevato Volvo Cars da Ford, rilanciando il marchio svedese e utilizzando il marchio Polestar (in precedenza divisione sportiva di Volvo) per produrre auto elettriche ad alte prestazioni. Due i modelli in gamma: Polestar 1 (coupé) e Polestar 2, berlina di medie dimensioni a cui farà seguito il SUV elettrico Polestar 3. Il gruppo Geely possiede anche il marchio Link & Co, che per il mercato europeo propone la 01 e la 02, Suv elettrici realizzati sulla medesima piattaforma della Volvo XC40 e della Polestar 2.

NIO, BYD E GREAT WALL AMPLIANO L’OFFESIVA CINESE

Nio, con sede a Shanghai, ha aperto a fine settembre una concessionaria a Oslo, il primo punto vendita dell’azienda al di fuori della Cina. BYD, con sede a Shenzhen, ad agosto ha consegnato il primo esemplare del Suv elettrico Tang venduto in Europa ad un cliente norvegese. Great Wall Motor, altro produttore cinese già presente in Italia con Suv e pick-up termici, ha annunciato l’intenzione di iniziare a vendere in Europa un Suv compatto alimentato a batteria e uno ibrido entro il 2022.

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