skip to Main Content

Ev Byd

L’auto elettrica cinese sbancherà in Occidente? Report Ft

L’auto elettrica cinese riuscirà davvero a conquistare i mercati occidentali? L’auto elettrica (EV) cinese si appresta a conquistare i mercati occidentali e a surclassare quei produttori come Ford e Toyota che un tempo facevano il bello e il cattivo tempo? A una domanda che tiene in fibrillazione le capitali europee come quella Usa tenta di…

L’auto elettrica cinese riuscirà davvero a conquistare i mercati occidentali?

L’auto elettrica (EV) cinese si appresta a conquistare i mercati occidentali e a surclassare quei produttori come Ford e Toyota che un tempo facevano il bello e il cattivo tempo? A una domanda che tiene in fibrillazione le capitali europee come quella Usa tenta di rispondere un nuovo report del Financial Times, che passa in rassegna tutti i fattori che concorrono all’attuale e forse anche al futuro successo dei gruppi del Dragone come quella BYD che ha appena sorpassato Tesla per numero di EV vendute nell’ultimo trimestre del 2023

Rivoluzione cinese?

Quella delle EV cinesi, scrive il Financial Times, ha tutte le apparenze di una rivoluzione. Che viene segnalata da due dati: il sorpasso registrato l’anno scorso dalla Cina sul Giappone come più grande esportatore di auto al mondo, e quello di BYD su Tesla come numero di EV vendute nell’ultimo trimestre del 2023.

Alla conquista!

Dopo aver saturato il mercato interno, i gruppi cinesi dell’automotive come la stessa BYD e Chery hanno ora in cantiere operazioni regionali in luoghi come Ungheria e Messico per introdurre nei mercati occidentali i propri modelli, puntando al dominio globale e a surclassare concorrenti storici come General Motors, Ford e Volkswagen.

I prezzi stracciati delle EV cinesi

Come spiega al Ft Michael Dunne della società di consulenza Dunne Insights, le EV cinesi partono avvantaggiate grazie a prezzi contenuti. La prospettiva di mercati occidentali inondati da EV a basso costo rappresenta pertanto una sfida mortale per i produttori Ue e Usa, chiamati a reagire con l’introduzione di sussidi e dazi.

Ma restringere l’offerta cinese significa anche inibire lo sviluppo dell’intero settore nel momento in cui l’Europa persegue una transizione verde che ha già identificato il suo target vitale nella messa al bando nel 2035 dei motori a combustione interna.

Il dilemma negli Usa

Anche negli Usa, dove le EV cinesi non hanno ancora fatto breccia come nel Vecchio Continente, le lobby del settore hanno già invitato l’amministrazione Biden a esercitare la massima vigilanza.

Come ha spiegato al Ft il portavoce della Alliance for American Manufacturing, bisogna scongiurare che per le EV si ripeta quanto successo con tantissimi beni di consumo e più recentemente coi pannelli solari, dove la concorrenza a basso costo dei produttori cinesi ha sbaragliato quelli nazionali.

Leadership nelle batterie

L’attuale vantaggio competitivo di gruppi come BYD si fonda anzitutto sul provato expertise nel campo delle batterie al litio, ossia della singola componente più costosa di un’EV.

Come mostrano gli studi della società Bernstein, le batterie prodotte da BYD sono non solo le più economiche al mondo ma sono anche quelle dotate di una maggiore densità energetica, che influisce direttamente sulle performance delle auto. Non a caso sia Tesla che Toyota sono clienti di BYD.

Le differenze nei costi di produzione si riflettono direttamente nei prezzi di listino e, in particolare, nei 5.000 dollari in meno che i clienti devono sborsare se a una Tesla modello 3 acquistata in Germania o Francia le preferiscono la Atto 3 di BYD.

Previsioni sul futuro delle EV

Le previsioni per il futuro fatte da Dunne sono rosee per la Cina e cupe per l’Occidente: “la Cina costruisce e acquista più EV di tutto il resto del mondo messo insieme. I produttori cinesi di EV hanno una capacità tale da poter soddisfare il 75% della domanda globale di EV. Tutto questo – conclude Dunne – dovrebbe tenere svegli di notte i produttori occidentali di auto”.

La strategia di BYD è chiara, sottolinea ancora Dunne: dopo aver messo un piede nel cuore dell’Europa con la sua nuova fabbrica in Ungheria, il gruppo punta ora ad approdare con un polo produttivo in un mercato come quello americano che vale 1,5 trilioni di dollari.

BYD non a caso è uno dei produttori cinesi di auto che sta esplorando il territorio del Messico alla ricerca del luogo ideale in cui lanciare la sfida per la conquista dei consumatori a stelle e strisce.

Gli esperti sentiti dal Ft pensano che BYD abbiano ottime chance di conquistare quel mercato anche nonostante i sussidi dell’Ira di Biden ai produttori interni e il crescente sentimento anticinese che spira nel Paese. Anche in questo caso il fattore cruciale saranno i costi: il segmento più economico è stato infatti abbandonato dalle “Tre di Detroit” (GM, Ford e Stellantis) lasciando una prateria ai modelli cinesi.

Pura matematica

È ancora Dunne a far notare che il prezzo medio in America di una nuova auto si aggira intorno ai 48mila dollari. Anche con un dazio del 25%, un veicolo cinese dal prezzo iniziale di 20mila dollari partirebbe ancora da una posizione di assoluto vantaggio.

La strategia di Usa e Ue

Sia a Washington che a Bruxelles si sta in guardia. L’amministrazione Biden ha già avvertito privatamente il governo di Città del Messico che gli investimenti cinesi non sono graditi, mentre l’Ue concluderà a novembre la sua indagine sul sospetto dumping cinese.

Ci sono tutte le premesse perché il tema della sicurezza nazionale e dei rischi posti dal controllo cinese sulle infrastrutture critiche come l’energia e le telecomunicazioni ritorni in primo piano anche in materia di batterie e del green.

Ma per Cory Combs, direttrice della società di consulenza Trivium China, il rischio è di rimandare proprio quella transizione climatica su cui tutti hanno giurato il proprio impegno. Ecco perché Combs crede che all’orizzonte delle capitali occidentali ci sia una qualche sorta di trade off.

Back To Top