Mobilità, Mobilità elettrica

Auto, come si è elettrizzata la riunione allo Sviluppo economico

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Cosa è emerso dalla riunione allo Sviluppo economico con imprese e sindacati. Si parte con tavoli tematici, poi potrebbe arrivare un piano organico. Le parole di Patuanelli, il paper di Confindustria e le proposte di Motus-E

“La mobilità elettrica costituisce una straordinaria opportunità di sviluppo per il nostro Paese che non possiamo lasciarci sfuggire. Bisogna concentrare le forze su questo tema valorizzando e potenziando le competenze che l’Italia già possiede e presidiando gli sviluppi tecnologici e di sistema verso gli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti”. Così si è espresso esprime il segretario generale di MOTUS-E Dino Marcozzi a margine del tavolo convocato ieri dal Ministero dello Sviluppo Economico per discutere del futuro della filiera automotive in Italia.

MOTUS-E ha proposto al ministro Patuanelli l’istituzionalizzazione del progetto “MISSIONE E-MOBILITY ITALIA”, un coordinamento operativo centrale che definisca regole comuni e uniformi a livello nazionale su infrastrutture, piani di mobilità, politiche di supporto dell’industria e del mercato. In sintesi, è necessario fissare obiettivi chiari al 2030 e al 2050, stabilire la progressività delle misure e dotarsi di strumenti di misurazione di percorso (in fondo la sintesi del documento di Motus-E).

Ma che cosa è emerso dalla riunione di ieri al ministero dello Sviluppo economico con imprese, sindacati, università e centri di ricerca? Per ora si parte con tavoli tematici, poi nel medio termine potrebbe arrivare un piano organico.

LA SINTESI DEL SOLE

“Alcune misure, come ritocchi agli incentivi esistenti, potrebbero già entrare nella legge di bilancio ma per gli interventi più onerosi e più strutturati occorrerà molto più tempo – ha scritto il Sole 24 Ore – I tre tavoli tematici si occuperanno delle policy che riguardano rispettivamente la domanda, l’offerta e le infrastrutture. Si farà uno studio sul tasso di inquinamento delle varie motorizzazioni”.

IL PUNTO DI PATUANELLI

A fine incontro, il ministro Stefano Patuanelli ha dato delle tracce del lavoro e degli obiettivi: favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo per il trasferimento tecnologico per la produzione di nuovi veicoli ecosostenibili, ma anche la formazione dei lavoratori. L’esecutivo dovrà inoltre trovare una linea di azione comune, dopo alcune dissonanze sulla politica industriale ed energetica già emerse tra lo Sviluppo economico e l’Ambiente in occasione della redazione del “decreto legge clima”.

IL PAPER D ANFIA

Confindustria ha presentato i punti chiave del piano per l’auto da oltre 100 pagine preparato con l’Anfia (associazione dell’industria automotive) e altre associazioni di settore. Giulio Pedrollo, vice presidente di Confindustria per la politica industriale, sintetizza: «Sulla domanda riteniamo servano interventi molto specifici come la rimodulazione del sistema bonus/malus», aggiungendo che sull’offerta «le priorità sono potenziare gli strumenti sulla manifattura come industria 4.0 garantendo superammortamento e iperammortamento, garantire la partecipazione italiana alle grandi iniziative europee nelle batterie, idrogeno e auto autonoma». Sull’infrastrutturazione, è la tesi, «servono una regolamentazione stabile e semplificazioni amministrative per la realizzazione colonnine», riporta il Sole 24 Ore.

LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA

Confindustria nel suo piano ha presentato una ventina di proposte, tra iniziative per la domanda (900 milioni), per l’offerta (500 milioni), per la regolazione e per il fisco. Per quanto riguarda le misure per l’industria, le proposte vanno dallo stanziamento di risorse nazionali per i progetti europei IPCEI su batterie, idrogeno e e veicoli verdi e connessi al lancio di «accordi di innovazione» e «contratti di sviluppo» per la filiera. Per la domanda, tra le altre proposte, figura anche l’incentivazione diretta per l’installazione della ricarica elettrica privata mediante detrazioni fiscali.

ECCO LA SINTESI DEL DOCUMENTO DI MOTUS-E

L’Associazione ha individuato e comunicato al tavolo le quattro linee di azione che ritiene prioritarie per il superamento degli ostacoli al pieno sviluppo della mobilità elettrica in Italia.

1. Sostegno alla filiera industriale
Occorre facilitare i processi di aggregazione delle PMI del settore per conseguire economie di scala sui nuovi prodotti e nell’ambito dei processi di internazionalizzazione e penetrazione nei nuovi mercati. Bisogna poi incentivare le imprese ad investire in innovazione, cambio dei processi produttivi e formazione di nuove competenze. La svolta elettrica può contribuire con successo alla creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto nei settori collegati e contigui all’automotive.

2. Decarbonizzazione del mercato veicolare italiano con politiche incentivanti
L’Italia deve diventare un Paese appetibile per i veicoli elettrici con un piano e degli obiettivi ben definiti per i prossimi anni.
Ad un piano di progressiva riduzione del parco circolante va accompagnato l’iter di sostituzione dei veicoli più inquinanti con veicoli a zero o bassissime emissioni: l’obiettivo è avere 5 milioni di veicoli privati elettrificati sulle nostre strade al 2030, di cui 4,1 milioni full electric. L’ecobonus ha rappresentato un ottimo inizio, ma va rafforzato almeno a 130 milioni, utilizzando tutta la raccolta generata dal malus ed estendendolo a chi noleggia, non solo chi acquista. Per il finanziamento di questa misura, si propone un nuovo calcolo del bollo che faccia pagare progressivamente di più a seconda delle classi emissive più inquinanti.
Il piano di phase out dai combustibili fossili, infine, deve prevedere anche una revisione condivisa e trasparente dei “Sussidi Ambientalmente Dannosi”, con la progressiva riduzione e il reinvestimento delle risorse verso il sostegno alla transizione dei settori economici impattati.

3. Sostegno alla infrastrutturazione pubblica e privata, semplificazione normativa di installazione e tariffe di ricarica sostenibili
Solo una rete di ricarica efficiente consente lo sviluppo organico e funzionale della mobilità elettrica. È possibile raggiungere questo scopo attraverso la semplificazione normativa dell’iter di installazione delle infrastrutture pubbliche e private che tenga in considerazione le specificità di una rete a misura di utente.
Per rendere il servizio di ricarica più conveniente per gli utenti, inoltre, il principale strumento è l’assimilazione della ricarica nelle pertinenze (garage o box auto) a quella domestica residente. Anche la tariffa pubblica va rivista, attraverso la rimodulazione degli oneri di sistema e delle componenti di trasmissione, distribuzione e misura.

4. Decarbonizzazione dei servizi pubblici di mobilità e delle politiche urbane di trasporto
I servizi di trasporto pubblico rappresentano un fondamentale strumento per la crescita di una mobilità elettrica diffusa e condivisa. Occorrono politiche mirate di sostegno: definire quote minime di mezzi circolanti, disciplinare l’accesso ai finanziamenti dedicati e uniformare i regolamenti locali in modo da consentirne uno sviluppo organico.
La Pubblica Amministrazione dovrebbe, in quest’ambito, dare l’esempio: attraverso l’introduzione di meccanismi premiali o penalizzanti verso i relativi centri di costo (Comuni, Questure, Ministeri, ecc.) e con la previsione parallela di obblighi di conversione delle flotte a zero emissioni almeno del 25% al 2022 e del 50% al 2025.

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