Mobilità

Vi spiego il disastro Atac e gli errori del sindaco Raggi a Roma. Parla il prof. Giuricin

di

Raggi Virginia

Intervista di Start Magazine ad Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti all’università Bicocca, su Atac e dintorni…

Il sindaco di Roma, Raggi, e l’assessore ai Trasporti, Meleo, hanno deciso di rinviare in autunno il referendum del 3 giugno per decidere se mettere a gara il trasporto pubblico o meno. Contento o critico? Il comitato per il no alla liberalizzazione stimmatizza l’annuncio. Lei?

Ogni mese che passa, Atac consuma circa 60/70 milioni di euro di soldi pubblici. Evidentemente chi è contento di questa decisione non si rende bene conto della situazione tragica in cui si trova l’azienda ed, evidentemente, non è costretta a prendere i metro e i bus a Roma.

Quindi meglio la gara?

Mi chiedo come sia possibile non volere cambiare una situazione del genere dove vengono sprecati soldi pubblici ed essere contrari alla trasparenza di una gara.

Perché secondo lei si deve votare sì al referendum promosso dai Radicali? E che cosa cambierebbe se vincesse il sì?

Essere a favore della liberalizzazione, quindi votare sì al referendum, significa tagliare con il passato e volere ridurre lo spreco di denaro pubblico.

Entriamo nei dettagli.

Essendo un referendum consultivo la giunta Raggi sarebbe costretta a comprendere che i romani non ne possono più di un’azienda che nel secondo semestre del 2017 non ha fornito il 20 per cento dei servizi contrattualizzati con il Comune. Un’azienda inadempiente che non riesce neanche a fornire quanto firmato. La politica a Roma sembra non prendere troppo i mezzi pubblici.

C’è chi teme nell’amministrazione capitolina e nei sindacati che, con la liberalizzazione, Atac sarebbe condannata definitivamente alla morte. Che ne pensa?

È bene comprendere che i cittadini romani hanno bisogno del servizio di trasporto pubblico locale e non di un’azienda, Atac, che è costata oltre 7 miliardi di euro in nove anni ai contribuenti.

E quindi?

Volere mischiare le due cose volontariamente significa voler continuare a mantenere in vita ad un sistema politico-sindacale che ha portato al fallimento non solo di Atac, ma soprattutto alla fallimento di potersi spostare in maniera adeguata nella Capitale di Italia.

Quanto è davvero inefficiente Atac? Ha fatto dei confronti?

Sono anni che evidenzio quanto Atac sia inefficiente. Basta guardare i bilanci e vedere le perdite cumulate.

Vediamo.

Il costo vettura chilometro (usato come standard a livello mondiale) è di circa il 50 per cento superiore a Milano e più che doppio rispetto ai migliori casi europei.

Perché?

Il problema è in primo luogo legato alla struttura di costo di Atac, che sono quasi al 50 per cento costi del personale. Stiamo parlando di oltre 530 milioni di euro l’anno.

E’ vero che recuperando introiti dall’evasione i conti migliorerebbero?

Anche risolvendo il problema dell’evasione, che è bene affrontare in maniera seria, si recupererebbero circa 60-80 milioni di euro, una cifra minuscola rispetto ai 700 milioni di euro che costa Atac ai contribuenti e rispetto al costo del personale.

Come sono stati utilizzati i soldi statali e comunali?

L’azienda ha sempre speso i soldi dei cittadini e delle loro tasse per spesa corrente, in maniera prevalente per il personale in eccesso e non ha investito nel rinnovo dei mezzi. Questo ha portato ad una situazione nella quale Atac non ha comprato nuovi mezzi e l’età media della flotta è aumentata fino ad arrivare al punto che il 20 per cento del servizio non è coperto.

Se lei fosse capo azienda di Atac cosa farebbe?

Se fossi amministratore delegato dell’azienda, oltre ad affrontare immediatamente il problema dell’assenteismo, farei un taglio del personale di circa 1500/2000 persone. Bisognerebbe anche assumere decisioni impopolari quali l’aumento del biglietto singolo a due euro e dei giornalieri (mantenendo invariati gli abbonamenti) per cercare di aumentare le entrate da parte dei turisti, senza “toccare” la popolazione romana in modo da avere soldi per comprare immediatamente nuovi bus. È mai possibile che Atac abbia un’offerta ormai inferiore ad ATM a Milano con circa 2000 dipendenti in più?
La politica, quella con la p minuscola, insieme ai sindacati non hanno la volontà di affrontare il problema del personale nonostante sappiano benissimo i metodi di assunzione di tale personale in eccesso. Assurdo. E poi c’è il bubbone dell’assenteismo.

Davvero pensa che il male prevalente di Atac sia l’assenteismo dei dipendenti? O c’è anche dell’altro? Nella gestione, negli acquisti, nella manutenzione ecc?

L’assenteismo, come ricordava anche il precedente direttore generale Rota (Rota è stato un mese in Atac, sbattendo la porta all’amministrazione per l’impossibilità di lavorare seriamente dopo aver guidato all’utile Atm a Milano per 6 anni, ndr) è un problema enorme. Si parla di tassi di assenteismo di oltre il 12 per cento: vale a dire quasi 1500 persone ogni giorno non si presentano al lavoro. Il piano è ridurre del 50 per cento l’assenteismo e cacciare le persone che si approfittano dei cittadini romani e dei contribuenti italiani. Tuttavia è sbagliato pensare che i problemi siano legati solo ad una voce di costo (anche se vale il 50 per cento del totale) ed è per questo che bisogna andare ad affrontare ogni singola criticità aziendale. I risparmi si fanno guardando ogni singola spesa. Come dico spesso, un po’ come devono fare le famiglie italiane, un lavoro duro ma necessario.

Quali sono le 3 ragioni fondamentali, di carattere finanziario, a decretare il default de facto come lei dice di Atac?

Il concordato mostra come l’azienda non sia più in grado di sostenere il debito che si è accumulato nel corso degli anni. Questa è la prima motivazione per la quale l’azienda è de facto in default.
Al tempo stesso, le spese per il personale sono quasi doppie rispetto a tutte le entrate da biglietti e abbonamenti. Quale azienda potrebbe sopravvivere ad una situazione del genere?

E la terza ragione?

E’ legata alle prime due, ma è meno finanziaria. Il deficit e il debito di Atac sono così enormi che non permettono più di fare il servizio richiesto dal Comune di Roma.
Un’amministrazione forte avrebbe da tempo già rescisso il contratto, invece di difendere a priori un sistema che ormai non funziona più da anni.

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