Mobilità

Progetti e critiche a 5 Stelle su Anas (con il divorzio da Ferrovie)

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L’articolo di Giuseppe Scanni su Anas-Ferrovie e non solo, fra rottamazione della fusione e sbuffi a 5 stelle sui vertici di Anas

 

Succede anche nella società complessa e molto impegnata dei manager e dei professionisti che una cinquantina di questi , con la partecipazione di alcuni parlamentari, tra i quali un ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, dedichino due e passa ore di tempo a discutere, nella sala Aldo Moro della Camera dei deputati, di come affrontare la ricostruzione, la revisione del rapporto concedente-concessionario autostradale, oppure se non convenga rivedere la necessità di tornare a nazionalizzare il sistema.

CHI C’ERA AL CONVEGNO SULLE INFRASTRUTTURE

È stata l’associazione “Riformismo e Libertà”, animata da Fabrizio Cicchitto e Gianfranco Polillo, a mettere attorno allo stesso tavolo il maestro della programmazione infrastrutturale italiana nel sistema dei trasporti, l’ingegner Ercole Incalza; il manager della prima, seconda e terza Repubblica, Vito Gamberale, esperto in quasi tutto lo scibile umano dedicato alla profittabilità dell’impresa ed alla sua coniugazione con l’interesse sociale; Ernesto Auci, un manager alla Mediobanca maniera, già direttore del Sole 24 Ore, importante dirigente di Confindustria, dirigente di prima linea nella Fiat di Gianni Agnelli ed anche deputato alla Camera nel gruppo montiano.

IL CASO GENOVA

Cosa ha messo in evidenza la tragedia di Genova. Si lamenta la mancanza di vigilanza e controlli, quando scientemente governi, maggioranze e minoranze parlamentari hanno codificato il loro smantellamento nel corso della seconda Repubblica.

CHE COSA NON HA FUNZIONATO A GENOVA

Fare una sintesi del dibattito non è complesso: la tragedia di Genova ha messo in evidenza che non hanno funzionato né una parte del management di Autostrade, né una parte della struttura del ministero. In questo quadro la magistratura si sta muovendo con grande acume e senso di responsabilità.

CRITICHE E GIUDIZI

E poi? E poi quel che è dell’Italia esperta in intelligenti appelli a non forzare la realtà con giudizi schematici; il che è di già una forzatura intellettuale. Quando mai infatti un giudizio non dipende da uno schema etico, culturale, identificato e codificato in norme?

IL RUOLO DEI MANAGER

Il convegno è girato attorno allo snobistico distinguo tra responsabilità inevitabili e mala grazia sociale, tra anaffettività manageriali – difetto di comunicazione – e doloroso vissuto di tutta la struttura di Autostrade per l’Italia. Senza farsi mancare il dolore acuto perché il mancato funzionamento della privatizzazione del sistema autostradale, a differenza di quello elettrico, sia dovuto alla mancanza di vigilanza e controllo. Esattamente quello che scientemente governi, maggioranze e minoranze parlamentari hanno codificato nel corso della seconda Repubblica.

CHE COSA HA DETTO INCALZA

Incalza ha provato a spiegare che il ponte di Genova significa una crisi progressiva per cinque realtà regionali (Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna), dove si movimenta oltre il 67% di merci e si produce oltre il 60% del prodotto interno lordo del Paese; che la movimentazione portuale di Genova è messa a grave rischio; che la Liguria e la Toscana, da Savona a Livorno, possono entrare in una crisi profonda se non si provvede a coordinare il sistema portuale al di fuori della logora logica delle ‘Autorità’ e non si tenta di risolvere la questione Ponte fuori dalla rissosità legale sicuramente provocata da malconcepite e contraddittorie iniziative dei governi nazionali e locali. Allo stato, la via maestra, ha sostenuto Incalza, appare la collaborazione fra Stato e Regione, fra imprese.

LA RICOSTRUIONE

Fin dall’inizio il Nuovo Corriere Nazionale ha sostenuto che era pura illusione che Genova si sarebbe potuta contentare di promesse o anche della ricostruzione senza l’analisi delle responsabilità del crollo.

LA PIA ILLUSIONE

Il Nuovo Corriere Nazionale nello stesso giorno della tragedia scrisse che era pura illusione immaginare che Genova si sarebbe potuta contentare di promesse od anche di una ricostruzione escludendo lo studio, l’analisi delle responsabilità oggettive del crollo.

CHE COSA PENSANO GAMBERALE E AUCI

Si capisce, in fin dei conti, che Gamberale, per tanti anni dopo la privatizzazione, amministratore delegato di una società autostradale si senta personalmente coinvolto come uomo, manager, ingegnere nel dolore provocato da un crollo, forse evitabile e comunque collegato alla storia lunga e complessa della mancata realizzazione della Gronda. Si capisce che Auci sia preoccupato delle conseguenze per tutto il sistema italiano di minacciose ipotesi di nazionalizzazione e di mancato rispetto di leggi e convenzioni.

I MANCATI CONTROLLI

Non si capiscono le osservazioni che suonano false sui mancati controlli, quando per decenni fu condotta una subdola e velenosa operazione di delegittimazione di quella parte, tecnica, dello Stato dedicata alle opere viarie.

COME PROCEDE IL GOVERNO SU ANAS-FS

Il governo sembra invece attento al movimento, stupito e critico, dei cittadini che chiedono maggior rispetto alla logica intrinseca di responsabilità legate alla crescita non misurata del monopolista delle strade, senza il contrappeso di un adeguato sistema concorrenziale.

LE CRITICHE M5S AD ARMANI

Forse anche per una dura interrogazione dell’onorevole Germanà (M5S), che chiede se sia possibile mantenere al suo posto direzionale di Anas l’amministratore Armani, accusato di aver contravvenuto a precise disposizioni dell’Anac e da questa invitato a non presentare il bilancio al suo cda, e da questi a quello di Ferrovie, prima di una valutazione della Corte dei conti. Forse per le voci che si susseguono su altre interrogazioni che saranno presentate in riferimento a rapporti tra Anas ed Autostrade che escluderebbero l’uso di corrette pratiche concorrenziali.

LE PAROLE DI TONINELLI

È un fatto che ormai appare certo, anche dopo le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture a Berlino, che il governo pensa di chiedere a Ferrovie di sostituire l’attuale management di Anas e con il nuovo provvedere a separare le due aziende nei prossimi giorni.

DOSSIER PONTE

Resta la questione Ponte. Non si risolve con la sconfitta di Autostrade, che comunque ha perso la sua credibilità in Italia, né con la sua assoluzione a priori in nome delle regole del libero mercato. Il Governo ha molte possibilità di soluzione e, con un Anas finalmente restituita alla sua missione, ha il mezzo tecnico per controllare e dirigere i lavori.

(estratto di un articolo pubblicato sul Nuovo Corriere Nazionale)

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