Mobilità

Alitalia: la mossa di Atlantia-Autostrade, il piano Ferrovie-Delta e le ultime incognite

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Gruppo Atlantia disposto a entrare in Italia. Aumento di capitale da 700 milioni di euro il primo gennaio 2020 secondo il piano Ferrovie-Delta.

Sono queste le due novità sul dossier Alitalia. Ecco tutti i dettagli.

Alla fine anche Atlantia. il gruppo controllato da Benetton, entra in partita e a quattro giorni dalla scadenza del 15 luglio per presentare le offerte vincolanti per Alitalia, ha deciso di approfondire il piano della compagnia, facendo preludere ad una sua discesa in campo a tutti gli effetti per il rilancio del vettore nazionale.

“Atlantia comunica che il Cda della società preso atto dell’interesse della società controllata Aeroporti di Roma per una compagnia di bandiera competitiva e generatrice di traffico, ha dato mandato al Ceo Giovanni Castellucci di approfondire la sostenibilità ed efficacia del piano industriale relativo ad Alitalia”, afferma il gruppo in una nota, specificando che riferirà in una prossima riunione per “le opportune valutazioni”.

Nel frattempo il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto che confida di poter “rispettare” il termine e “tutto il Governo è proteso verso una soluzione che sia di mercato e industriale”. Il quarto socio dovrà mettere almeno 300 milioni, pari a circa il 40% del capitale, per completare la cordata Fs-Mef-Delta e far decollare la Newco. Sembrano definitivamente tramontate le aspirazioni dell’imprenditore colombiano German Efromovich e del presidente della Lazio Claudio Lotito, a cui Delta avrebbe chiesto come garanzia, secondo indiscrezioni, addirittura la stessa squadra di calcio.

Atlantia potrebbe entrare in Alitalia da sola oppure con il gruppo Toto, ancora in partita, e con una quota paritaria. Sulla holding dei Benetton è quindi definitivamente caduto il veto del M5S. Dopo che ieri il vicepremier Luigi di Maio aveva detto che su Atlantia non c’erano pregiudizi, oggi altri due esponenti di punta del movimento gli hanno fatto eco.

“Il coinvolgimento di Atlantia in Alitalia non può e non deve intrecciarsi con quella del Ponte Morandi”, ha detto durante il Question Time al Senato il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Il ministro ha anzi puntualizzato che occorre “procedere con la risoluzione unilaterale” della concessione e ciò non comporterebbe nemmeno un indennizzo ad Atlantia. Infatti “l’articolo 9-bis della Convenzione, secondo la relazione degli esperti, è nullo perché, rispetto ai motivi della risoluzione anticipata, non distingue tra quelli imputabili al concedente, quelli legati all’interesse pubblico e quelli connessi all’inadempimento del concessionario, distinzione che invece è contemplata nel Codice dei contratti”, ha spiegato Toninelli. Poi “quella clausola è eccentrica rispetto al sistema della responsabilità contrattuale e manifestamente nulla sotto vari profili, inoltre garantisce a una delle parti una condizione di sostanziale immunità e privilegio”, ha aggiunto il ministro, sottolineando che “l’articolo 1229 del codice civile sanziona con la nullità qualunque patto che escluda o limiti la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave”. E i giuristi del gruppo di lavoro chiamati ad esprimersi sulla responsabilità di Autostrade nel crollo del ponte Morandi hanno giudicato l’inadempimento “di particolare gravità” e “definitivo”, ha ribadito nell’aula del Senato Toninelli.

Emergono nel frattempo altri dettagli – svelati oggi dal Sole 24 Ore – sul piano messo a punto da Ferrovie-Mef-Delta: aumento di capitale agli inizi del 2020; i risultati rimarrebbero in rosso fino al 2021; raggiunto l’utile operativo (Ebit) nel 2022 con 53,9 milioni e nel 2023 con 134 milioni, rispetto ai -340 milioni del 2018.

Queste le previsioni dei conti della «Nuova Alitalia», secondo il «Piano Industriale definitivo» elaborato da Ferrovie dello Stato con il partner Delta Air Lines, il «Progetto Az». Un documento confidenziale, pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore, «soggetto a modifiche da parte di altro partner industriale», il quarto socio che non c’è ancora.

Secondo fonti confidenziali del Sole, Atlantia lo avrebbe considerato troppo a favore di Delta (obiezione fatta anche da German Efromovich) e di Air France. Inoltre la società dei Benetton giudicherebbe insufficienti i tagli nell’handling a Fiumicino.

La Nuova Alitalia dal primo gennaio 2020 avrebbe 102 aerei, 15 in meno rispetto agli attuali 117. La flotta dovrebbe risalire un po’ fino a 109 aerei nel 2023. I jet di lungo raggio, oggi sono 26, scenderebbero a 23 l’anno prossimo e risalirebbero fino a 25 nel 2023.

Nel progetto alternativo presentato da Lufthansa le attività di Alitalia sarebbero state acquisite con 74 aerei, meno di quanto prevedono Fs-Delta.
Il piano riguarda il periodo 2020-2023, «assumendo (…) un 2019 inerziale rispetto alla chiusura 2018» dei conti Alitalia. Sono previsti esuberi nel personale di terra della sede, staff e commerciale pari 740 dipendenti a tempo pieno (detti anche «fte»). Potrebbe esserci un maggior numero di uscite se i tagli toccassero anche contratti part time, fanno notare fonti sindacali.

Gli esuberi sono indicati in 560 «fte» tra «cigs a zero ore + cigs minima» («il minimo valore di cigs utilizzato nel mese di picco»), 60 «fte» «per ottimizzazione presidio commerciale in geografie coperte dal partner», cioè Delta, 120 «fte» «per sinergie con Fs». Il risparmio annuo previsto da questi tagli è di 14 milioni, -19% rispetto al costo nel 2018. Secondo fonti sindacali, calcolando le retribuzioni medie, l’impatto di questi tagli sarebbe sottostimato.

Nel personale di volo sono previsti aumenti di produttività (i riposi mensili ridotti da 10 a 9 per piloti e assistenti di volo) e riduzioni di voci di stipendio, in particolare l’indennità di volo. Per i piloti c’è un obiettivo di riduzione della «remunerazione» da 138mila euro l’anno a 131mila (-5%), che sommata ai recuperi di produttività darebbe un risparmio dell’11 per cento. Per gli assistenti di volo si indica una riduzione della «remunerazione» da 51mila a 48mila euro l’anno (-5,8%), che sommata ai recuperi di produttività porterebbe a risparmi del 10% rispetto al 2018. Si prevede anche una riduzione dell’equipaggio da 11 a 10 assistenti di volo sui Boeing 777.

Fiumicino si conferma l’«hub» per i voli a lungo raggio. Milano Linate verrebbe orientato su «clientela prevalentemente business ad alto valore». Da Linate previste nuove rotte per Stoccolma, Copenaghen, Helsinki, Lisbona, Vienna e la «razionalizzazione» (cioè soppressione) delle «rotte altamente non profittevoli»: Ginevra, Lussemburgo, Pescara, Reggio Calabria, Trieste. Nel corto raggio da altri scali è prevista una riduzione netta di 15 destinazioni.

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