Mobilità

Alitalia, ecco i bluff dei potenziali acquirenti. Analisi

di

Alitalia

Estratto dell’audizione parlamentare degli esperti Ugo Arrigo e Gaetano Intrieri su Alitalia

I potenziali acquirenti si sono allontanati

Nel periodo trascorso dell’amministrazione straordinaria è andata perduta la totalità o quasi dei 900 milioni, si sono generate perdite complessive non note ma pari almeno a 1,3 miliardi e si sono allontanati tutti gli attori che avevano manifestato nel tempo interesse all’eventuale acquisizione. Nell’autunno 2017 i giornali scrissero che Lufthansa aveva offerto 210 milioni per l’acquisto del vettore ma che i commissari puntavano ad ottenerne 400: “Il governo e gli amministratori straordinari Laghi, Paleari e Gubitosi, puntano invece … alla cessione della compagnia per una cifra non inferiore ai 400 milioni di euro contro i 210 messi sul piatto da Lufthansa che, per la stessa cifra, ha acquisito Air Berlin il mese scorso” (Repubblica del 17.11.2017). Nello stesso periodo si era inoltre manifestata un’offerta del fondo americano Cerberus il quale sembrava disponibile a investire sino a un miliardo e sino al 49%, rientrando nei vincoli degli investitori non comunitari, tuttavia pare che anche questa disponibilità sia stata lasciata cadere dalla gestione commissariale. L’ipotesi Cerberus risultava di particolare interesse in quanto il fondo da un lato non avrebbe acquisito il controllo, avendo bisogno di partner nazionali per i quali non vi era ostacolo al fatto che fossero pubblici, e dall’altro credeva evidentemente nella possibilità di un ritorno ad una redditività rilevante grazie alle potenzialità dell’esteso mercato nazionale. Inoltre avrebbe garantito l’integrità del perimetro aziendale, evitando ogni spezzatino e i conseguenti tagli. Come riportato da Repubblica il 25 ottobre 2017 ‘L’obiettivo finale – ha dichiarato una fonte al Financial Times – è “tenere il business assieme per salvare una compagnia aerea italiana e non scegliere solo gli asset migliori”. Come mai queste ipotesi, e in particolare la seconda, sono state lasciate cadere per poi affidare nell’autunno 2018 il compito a FS di assemblare una cordata che si è rivelata impossibile ma che in ogni caso avrebbe portato ad esiti considerevolmente inferiori?

Le cordata che si stava assemblando era del tutto insufficiente

Nei mesi scorsi si è scritto in alcuni casi che i nuovi investitori avrebbero messo assieme un miliardo per il rilancio di Alitalia ma in altri casi solo 900 milioni, in entrambe le versioni inclusivi della conversione da parte del Mef di 135 milioni di interessi maturati sul debito. Pertanto l’apporto di nuovi capitali si limitava a 865 milioni nella prima ipotesi e 765 nella seconda. Inoltre non si è più parlato della cifra che la cordata acquirente avrebbe dovuto versare ai commissari in cambio degli asset, nonostante fosse evidente che i nuovi azionisti non avrebbero potuto ricevere gratis i compendi aziendali ma versarne il corrispettivo ai commissari al fine di permettere loro di rimborsare almeno parzialmente i creditori della procedura fallimentare.

Poiché la cessione ha per oggetto gli attivi patrimoniali ma non i debiti, che restano alla gestione commissariale, e poiché il perimetro aziendale che Lufthansa era intenzionata ad acquisire era sensibilmente inferiore a quello che sarebbe trasferito nella più recente cordata, non era plausibile che la cessione potesse avvenire a un prezzo inferiore a quello che Lufthansa era disponibile a pagare due anni fa. Tuttavia con una dote di cassa iniziale di 765 milioni, e con almeno 200 di essi necessari per pagare ai commissari i compendi aziendali ceduti, come si poteva pensare che i 565 restanti fossero minimamente in grado di sostenere il rilancio aziendale, essendo tra l’altro dello stesso ordine di grandezza delle perdite annuali?

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