Mobilità

Adr, Sea e non solo, tutti i borbotti contro la riforma M5S-Lega degli aeroporti

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Che cosa dicono le società come Sea, Adr e non solo, riunite nell’associazione confindustriale Assaeroporti, sulla disegno di legge di riforma delle concessioni aeroportuali

La parola d’ordine che deve guidare il processo di riforma del sistema di trasporto aereo che il governo ha intenzione di mettere in campo con una delega è quello di dare “regole certe e stabili”. In particolare in un dossier delicato come quello delle concessioni aeroportuali “con particolare riferimento alla natura e ai tempi di durata delle medesime concessioni e alla sostenibilità ambientale”.

A mettere nero su bianco considerazioni e proposte, in una memoria depositata in commissione Lavori pubblici, è stata Assaeroporti, l’associazione che riunisce le 35 società che gestiscono i 42 aeroporti civili italiani tra cui spiccano la Sea che gestisce gli scali milanesi e Adr che fa lo stesso per quelli romani.

COSA PREVEDE LA DELEGA AL GOVERNO

Il disegno di legge, attualmente all’esame delle commissioni di Palazzo Madama, si propone di dare una delega al governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di trasporto aereo “secondo criteri che mostrano una visione d’insieme degli assetti regolatori, tariffari e gestionali dell’industria, in modo da evitare che la somma di interventi non coordinati possano compromettere lo sviluppo economico del nostro Paese”, si legge all’interno del provvedimento presentato dalla pentastellata Giulia Lupo.

Tra i criteri da seguire vi sono quelli riguardanti la ridefinizione della classificazione degli aeroporti su base nazionale, regionale e locale, incentivi all’intermodalità dei trasporti, criteri per il riordino dell’Enac, la ridefinizione del sistema delle concessioni “con particolare riferimento alla natura e ai tempi di durata delle medesime concessioni e alla sostenibilità ambientale”, un sistema di valutazione dei piani di investimento e una disciplina in materia di tariffazione.

LA LUNGHEZZA DELLE CONCESSIONI DIPENDE DAGLI INVESTIMENTI CHE SI INTENDONO REALIZZARE, DALLE DIMENSIONE DELL’AEROPORTO E DALLE PREVISIONI DI CRESCITA DEL TRAFFICO

Per quanto concerne la durata delle concessioni, spiega Assaeroporti, il rapporto “The Ownership of Europe’s Airports” evidenzia che, “in Europa, la lunghezza delle concessioni dipende, nella maggior parte dei casi, dagli investimenti che si intendono realizzare sullo scalo, che a loro volta sono strettamente correlati alla dimensione dell’aeroporto e alle previsioni di crescita del traffico. Concessioni di breve durata si osservano generalmente negli aeroporti di minori dimensioni, sui quali non è prevista, nel breve termine, una crescita significativa del traffico e che, di conseguenza, non richiedono ingenti spese di investimento. Gli aeroporti EU con concessioni di durata inferiore ai 20 anni hanno un volume medio di traffico annuo di appena 350.000 passeggeri”.

GIÙ LE MANI DALLE CONCESSIONI IN ESSERE, QUALSIASI MODIFICA SOLO PRO-FUTURO DA AFFIDARE EX NOVO

In tale contesto, sottolinea l’associazione “fermo restando che qualsivoglia modifica normativa tesa a ridurre la durata massima quarantennale delle concessioni e/o a modificare gli attuali modelli concessori non può intaccare in alcun modo i rapporti concessori in essere e, dunque, non potrà che riguardare pro futuro le concessioni da affidare ex novo, è evidente che la ridefinizione del sistema delle concessioni aeroportuali rappresenta un obiettivo complesso, da valutare necessariamente all’esito degli opportuni approfondimenti”.

REGOLE CERTE E STABILI, REQUISITO ESSENZIALE PER POTER CONTINUARE A REPERIRE I CAPITALI NECESSARI PER FAR FRONTE AGLI INGENTI INVESTIMENTI PROGRAMMATI

Al riguardo, continua Assaeroporti, “preme comunque ancora una volta ribadire l’assoluta necessità che il settore delle gestioni aeroportuali sia disciplinato da regole certe e stabili, requisito essenziale per poter continuare a reperire i capitali necessari per far fronte agli ingenti investimenti programmati per garantire lo sviluppo del sistema aeroportuale italiano. A maggior ragione oggi, che il mercato del trasporto aereo ha un connotato fortemente competitivo, appare assolutamente necessario evitare ogni elemento di destabilizzazione e di incertezza, fortemente nocivi non solo per gli operatori di settore ma anche per gli investitori, sia pubblici che privati”.

AUSPICABILE UNA RAZIONALIZZAZIONE, SEMPLIFICAZIONE E AGGIORNAMENTO DELLA NORMATIVA DI SETTORE

In questo prospettiva, ha sottolineato ancora l’associazione “visti gli ingenti investimenti che i gestori aeroportuali sono tenuti ad effettuare per garantire lo sviluppo delle infrastrutture aeroportuali (in Italia, ad esempio, nel solo 2017 sono stati realizzati investimenti per quasi 500 milioni di euro), riteniamo fortemente auspicabile una razionalizzazione, semplificazione e aggiornamento della normativa di settore, al fine di dotare il nostro Paese di un quadro normativo in grado di intercettare tutte le opportunità provenienti dal mercato. Innanzitutto, in una prospettiva de iure condendo, appare prioritario che il Legislatore nazionale provveda a meglio definire ruoli e competenze dei vari attori della filiera aeroportuale, oltre che a meglio definire gli ambiti di intervento delle Autorità di settore”.

LA VALUTAZIONE PRELIMINARE DEI PIANI DI INVESTIMENTO

Un altro punto fondamentale della delega è quello che riguarda la definizione del sistema di valutazione preliminare dei piani di investimento presentati dalle società di gestione e di verifica periodica in corso di attuazione. Su questo tema, Assaeroporti precisa che “già ora esistono provvedimenti che disciplinano in maniera puntuale la fase di pianificazione, realizzazione e monitoraggio degli investimenti effettuati dai gestori aeroportuali”. Ma soprattutto che le società di gestione “sono attualmente impegnate, in forza dei contratti di programma quadriennali/quinquennali ad oggi vigenti,nella realizzazione di circa 4,1 miliardi di euro di interventi, finanziati, per il 93%, da risorse private, e per il restante 7% da risorse pubbliche”.

NON CHIARA LA FORMULAZIONE SULLA TARIFFAZIONE

Per quanto riguarda la previsione di “una disciplina in materia di tariffazione tale da garantire il rispetto dei principi di congruità, trasparenza e non discriminazione”, tenuto conto della “valutazione dei costi sostenuti per gli aeroporti e per i tipi di aeromobili”, Asseroporti ha rilevato che l’espressione “sistema di tariffazione” risulta “non chiara e, segnatamente, non si comprende se il provvedimento in esame intenda riferirsi ai corrispettivi aeroportuali applicati dai gestori aeroportuali, oppure al prezzo dei biglietti applicati dalle compagnie aeree (o ad entrambi)”. E che “qualora il DDL faccia riferimento ai corrispettivi aeroportuali, si ricorda che gli stessi sono disciplinati da una fonte comunitaria, la Direttiva 2009/12/CE, recepita nell’ordinamento nazionale” che “prevede che gli stessi vengano definiti in esito ad una procedura di consultazione tra gestore aeroportuale e vettori aerei, nel rispetto dei principi di trasparenza (articolo 7 della Direttiva) e non discriminazione (articolo 3 della Direttiva), nonché di orientamento al costo del servizio offerto (considerando 9 della Direttiva)”.

LE ALTRE RICHIESTE: DALLA SAFETY AI TRASPORTI

Tra le altre richieste formulate dall’Associazione dei gestori, rientrano gli interventi in materia di safety aeroportuale, a seguito dell’entrata in vigore della disciplina contenuta nel Regolamento (UE) n. 139/2014, che ha determinato un’importante rivisitazione del ruolo del gestore, divenuto di fatto responsabile del funzionamento dell’aeroporto. “Al gestore sono state, quindi, attribuite nuove funzioni e relative responsabilità per la gestione in sicurezza di tutte le attività dello scalo, ivi incluse quelle eventualmente svolte da terzi soggetti. Nonostante i numerosi tentativi portanti avanti da vari attori del trasporto aereo, tali novità, tuttavia, non hanno trovato, ad oggi, compiuta disciplina nel Codice della Navigazione. È assolutamente indispensabile, quindi, adeguare il Codice della Navigazione alle normative europee, dotando il gestore aeroportuale delle leve e dei poteri utili ad esercitare la responsabilità che gli è stata attribuita”. Ma anche evitare duplicazione di adempimenti in capo alle stazioni appaltanti, nonché promuovere misure volte a favorire l’integrazione dei sistemi informativi delle diverse Istituzioni vigilanti, potenziare “gli interventi finalizzati a garantire una più efficace intermodalità dei sistemi di trasporto, quale fattore di competitività delle imprese e del territorio” e “prevedere misure di incentivazione volte a favorire la creazione di sistemi aeroportuali coordinati, al fine di garantire una più razionale ed efficace distribuzione dei flussi di traffico aereo”.

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