Sanità

La vitamina D può aiutare a combattere Covid?

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Uno studio spagnolo ha dimostrato che l’80% dei pazienti affetti da Covid-19 ha una carenza di vitamina D. Ma non è l’unico studio in materia. Tutti i dettagli

 

La carenza di vitamina D potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione del Covid-19. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio condotto presso l’ospedale universitario Marqués de Valdecilla, a Santander, in Spagna.

A questa conclusione sono arrivati anche alcuni esperti italiani, come evidenziano alcune pubblicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità.

Andiamo per gradi.

COSA E’ LA VITAMINA D

Partiamo dalla definizione. “La Vitamina D è un vero e proprio ormone che viene sintetizzato nella cute per effetto dei raggi solari o meglio, delle radiazioni ultravioletta B o UV-B, e assunta, in parte, dalla dieta. Chiamata anche ‘vitamina del sole’”, si legge sul sito del Gruppo San Donato, uno dei più grandi gruppi di ospedali privati italiani.

A COSA SERVE LA VITAMINA D

La vitamina D, in età pediatrica, garantisce un’adeguata calcificazione delle ossa (la grave carenza provoca il rachitismo). “Negli ultimi anni sono state evidenziate molte altre funzioni della vitamina D in vari organi e sistemi, tanto che la sua carenza è stata associata a diversi tipi di disturbi come diabete, infarto, malattia di Alzheimer, asma, alla sclerosi multipla e depressione. Mancano tuttavia chiare e definitive evidenze scientifiche al riguardo”, spiega il Gruppo San Donato.

VITAMINA D E COVID-19: LO STUDIO PRESSO L’OSPEDALE MARQUES

Non solo. La carenza di vitamina D potrebbe avere anche un ruolo anche nel contagio del Covid-19. Secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism of the Endocrine Society, condotto presso l’ospedale universitario Marqués de Valdecilla, a Santander, circa l’80% dei 216 pazienti infetti ricoverati presso la struttura soffriva di una carenza di questa vitamina, con gli uomini che avevano livelli inferiori rispetto alle donne.

GLI STUDI PRECEDENTI

Anche il direttore di Endocrinologia presso la Clínica Universidad de Navarra e presidente della Società Spagnola di Endocrinologia e Nutrizione, il professor Francisco Javier Escalada, crede nel ruolo fondamentale della vitamina D come prevenzione, dopo lo studio clinico condotta dal Dr.José Manuel Quesada Gómez,.

Il trial, che ha previsto la somministrazione di vitamina D a un gruppo di pazienti covid, ha dimostrato che “i ricoveri in terapia intensiva sono diminuiti tra i pazienti che hanno ricevuto il farmaco”, ha detto Escalada.

LA RICERCA IN ITALIA

Anche in Italia, già a maggio, si parlava del ruolo fondamentale della vitamina D. “Il mantenimento dei normali livelli plasmatici di vitamina D (VitD) non solo può giocare un ruolo nel ridurre i rischi di infezioni acute delle vie respiratorie, ma potrebbe essere importante per il trattamento di due sintomi tipici della malattia da Covid-19, quali l’anosmia e l’ageusia, ossia rispettivamente la perdita dell’olfatto e del gusto lamentati da più pazienti”, si legge in un comunicato dell’Istituto Superiore di Sanità. L’Iss fa riferimento alla lettera pubblicata, a maggio, sull’American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism, scritta da un gruppo di ricercatori di varie istituzioni italiane (IDI-IRCCS di Roma, ISA-CNR di Avellino e Ospedale S. Andrea di Roma) e di una università americana (Augusta University, Augusta, Georgia), coordinati da Francesco Facchiano del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’ISS.

ISS: VITAMINA D COME COAUDIUVANTE DELLA CURA

E nel mese di luglio, l’Iss scriveva che “adeguati livelli di vitamina D al momento dell’infezione con Sars-CoV-2 potrebbero favorire l’azione protettiva dell’interferone di tipo I – uno dei più potenti mediatori della risposta antivirale dell’organismo – e rafforzare l’immunità antivirale innata”, secondo l’ipotesi proposta da Maria Cristina Gauzzi e Laura Fantuzzi del Centro Nazionale per la Salute Globale dell’ISS nella lettera pubblicata sull’American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism.

“La nostra ipotesi – spiega Maria Cristina Gauzzi – si basa su dati della letteratura che dimostrano come la vitamina D, oltre ad avere un effetto antivirale diretto nei confronti di alcuni virus, possa cooperare con l’interferone di tipo I per potenziare le risposte antivirali”.

POSSIBILE PREVENZIONE?

Se il ruolo protettivo della vitamina D dovesse essere confermato dagli studi (in Gran Bretagna è in corso un vasto trial clinico), si potrebbe pensare che curare la carenza di questa vitamina possa rappresentare un piccolo passo per la prevenzione della malattia.

IL FABBISOGNO GIORNALIERO

In attesa di risposte, vediamo qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina D. La risposta varia a seconda dell’età. “Il fabbisogno giornaliero di vitamina D è di 400 unità al giorno, in assenza di fattori di rischio. Le dosi possono variare e arrivare fino a 1.000 unità al giorno in presenza di fattori di rischio o deficit”, spiega Humanitas.

IN QUALI ALIMENTI E’ PRESENTE LA VITAMINA D?

La vitamina D è “accumulata dal nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari e va integrata solo in situazioni particolari, legate alla crescita, alla gravidanza e all’allattamento”. Negli alimenti è scarsamente presente. Per la sua integrazione è bene preferire, comunque, pesci grassi, latte e derivati, uova, fegato e verdure verdi. La vitamina D è presente nell’olio di fegato di merluzzo.

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