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Veterinari

In Italia ci sono più veterinari che pediatri

Le parole di Papa Francesco su animali e bambini hanno fatto insorgere i veterinari. Le polemiche e una proposta. L'intervento di Gianluca Zappa

 

Intervenendo sul tema dell’inverno demografico, Papa Francesco, ricevendo i membri dell’Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani e della Federazione Italiana Medici Pediatrici, in maniera provocatoria ha affermato che i giovani oggi preferiscono un cagnolino che un figlio e questo riduce il compito dei medici accrescendo quello dei veterinari, asserendo infine che questo non è un buon segnale.

LA PROTESTA DEI VETERINARI

Le esternazioni di Papa Francesco hanno fatto insorgere i veterinari che, tramite la Federazione Medici Veterinari, hanno rappresentato come la società sia cambiata e che la compagnia di cani e gatti, specie nelle grandi città dove regna l’anonimato, sono un antidoto alla solitudine. Per i veterinari, quindi, lo sviluppo della loro professione è tutt’altro che un brutto segnale.

IL BENEFICIO DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA

Il dibattito fornisce comunque l’occasione per una riflessione sul tema dei costi per la gestione e cura degli animali domestici.

È oramai assodato che l’interazione tra gli animali domestici e le persone, sia adulti che bambini, contribuisce a migliorarne il benessere fisico, emotivo, cognitivo, sociale e promuove il recupero, la guarigione ed il miglioramento della qualità della vita, favorendo processi di socializzazione.

È quindi veramente incomprensibile come nell’attuale contesto sociale dove il possesso, la cura e la custodia degli animali da compagnia viene costantemente incentivata sbandierandone, inoltre, i tanti aspetti positivi, non ci sia la volontà politica di intervenire sul tema preferendo indirizzare le risorse disponibili verso tematiche a volte molto discutibili (monopattini elettrici, banchi rotanti, ecc…).

Basta per esempio considerare tutti quei casi in cui il padrone non è in grado di sostenere economicamente le cure, gli esami diagnostici o gli interventi che sarebbero necessari per migliorare lo stato di salute dell’amico a quattro zampe o, peggio, per consentirgli di continuare a vivere in maniera dignitosa.

In situazioni come quella descritta sopra si ricorre – molto spesso a malincuore – all’abbandono o all’eutanasia, scelta perseguita più volte di quanto si possa immaginare, specialmente in un contesto generale di ristrettezza economica come quello attuale.

IL FISCO PER IL DIRITTO ALLA SALUTE DEGLI ANIMALI

Purtroppo bisogna constatare che non sussiste una volontà politica per utilizzare la leva fiscale come strumento per contribuire, almeno parzialmente ma in maniera più significativa ed efficiente rispetto alla normativa attuale, a migliorare il diritto alla salute degli animali.

Ci si riferisce in particolare:

  • all’Iva che viene applicata con aliquota pari al 22% sugli alimenti per cani e gatti oltre che su tutti gli esami e prestazioni mediche veterinarie di ogni genere;
  • alla detrazione in dichiarazione dei redditi delle spese mediche veterinarie che è consentita entro un limite massimo annuale di euro 550,00 dal quale occorre sottrarre la franchigia di euro 134,00 per cui, all’atto pratico, la detrazione massima annua spettante è di euro 79,00, cioè il 19% di 416,00.

La recente delega sulla riforma fiscale approvata recentemente dal Consiglio dei Ministri prevede, per la copertura dei vari interventi previsti, una razionalizzazione delle circa 600 “ tax expenditure “ che costano allo Stato circa 156 miliardi di euro all’anno.

La leva fiscale da sola non può risolvere il problema ma, certamente, può contribuire in maniera significativa a contenerlo.

COSA FARE

In particolare, partendo dalla considerazione che un animale da compagnia non è un bene di lusso e neanche una fonte di reddito, si potrebbe:

  • intervenire sull’iva almeno riducendola su tutte le prestazioni medico veterinarie e sugli alimenti;
  • eliminare il limite massimo annuale di Euro 550,00 per la detrazione in dichiarazione dei redditi delle spese mediche veterinarie (il limite attuale, dal quale poi occorre sottrarre la franchigia, è sinceramente da considerarsi offensivo);
  • considerare deducibile dal reddito la polizza assicurativa sottoscritta a copertura delle prestazioni specialistiche e degli interventi medico veterinari (sarebbe un piccolo aiuto per compensare l’assenza di una qualsiasi forma di sistema sanitario pubblico).

Indirizzare un po’ di risorse attingendo dal “mare magnum” delle agevolazioni verso questa tematica farebbe dell’Italia sicuramente un paese migliore dal punto di vista sociale ed etico.

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