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Perché sì al vaccino anti Covid ai bambini. Parla il pediatra Villani (Bambino Gesù)

Vaccini Bambini

Che cosa ha detto Alberto Villani (responsabile pediatria generale e malattie infettive all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma) sui vaccini per i bambini dopo lo studio di Pfizer-BioNTech sui minori di 5-11 anni

 

Le aziende farmaceutiche Pfizer e BioNTech hanno annunciato ieri che il loro vaccino contro il coronavirus è efficace anche nei bambini dai cinque agli undici anni di età, provocando in loro una risposta anticorpale “robusta”. Rispetto ai giovani con più di dodici anni, ai soggetti nella fascia di età compresa tra i cinque e gli undici anni è stata somministrata una dose inferiore di vaccino (circa un terzo).

Al momento il vaccino di Pfizer-BioNTech ha ottenuto l’autorizzazione alla somministrazione solo in soggetti con dodici anni o più, sia nell’Unione europea che negli Stati Uniti.

VILLANI (BAMBINO GESÙ): UNA CONQUISTA

“Da un punto di vista pediatrico è una conquista, è quello che tutti aspettavamo”, ha dichiarato a L’Aria Che Tira (La7) Alberto Villani – pediatra e responsabile UOC pediatria generale e malattie infettive all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma – in riferimento al nuovo studio di Pfizer-BioNTech.

“Gli studi vengono sempre condotti nel rispetto di regole precise e rigide, valide a livello internazionale”, ha spiegato Villani. “Si basano su risultati ottenibili su delle popolazioni che sono necessariamente ridotte, anche perché non è facile coinvolgere dei soggetti in degli studi”.

“Noi abbiamo degli organismi di controllo – e questo forse non tutti lo sanno bene: in Italia l’AIFA”, ovvero l’Agenzia italiana del farmaco: “Prima che il vaccino possa essere somministrato deve superare tutte queste prove, che sono prove non da poco, vengono analizzate in dettaglio”, ha ricordato Villani.

LO STATO DELLA PEDIATRIA IN ITALIA

“L’Italia, anche se ad alcuni può sembrare eccessivo quello che sto per dire, è un paradiso sanitario comparato a quelle che sono le realtà di altri paesi”, ha detto Villani. “Noi garantiamo un’assistenza pediatrica che ancora oggi è ai primi posti al mondo. Sulla mortalità infantile, ossia il numero dei decessi ogni mille nati vivi, l’Italia è a 2,7; Francia e Germania stanno sopra 3,5; la Gran Bretagna è sopra 4 e passa; gli Stati Uniti a 5,5. Questo la dice lunga sul fatto che in Italia abbiamo cura dei bambini”.

PERCHÉ È IMPORTANTE VACCINARE I BAMBINI

Villani ha spiegato che non è proprio vero (“è relativo”, ha detto) che il coronavirus “faccia poco male ai bambini”, come si sente spesso dire. L’equivoco deriva dal fatto che, se si confrontano i numeri delle vittime in età evolutiva (“poco più di trenta in Italia”, ha ricordato) con quelli delle vittime in età adulta, ne emerge “veramente un grande contrasto, che fa sì che si pensi che la popolazione pediatrica sia poco interessata” dai decessi per coronavirus.

Al di là delle morti, Villani ha fatto sapere che “abbiamo avuto decine e decine di casi di ricoverati in terapia intensiva per una forma che si chiama MIS-C, ossia sindrome infiammatoria multiorgano, che non è una passeggiata di salute. Chi ne è affetto e ha forma grave sta ricoverato tra i cinque e i quindici giorni in terapia intensiva. Allora qual è la soglia etica per cui io devo proteggere l’infanzia?”.

LE CONSEGUENZE A DISTANZA

Alberto Villani ha spiegato che “ciò che avviene in età evolutiva – c’è una scienza, si chiama epigenetica, che ha dimostrato questo – ha una valenza che è amplificata. Il long COVID”, cioè il manifestarsi di problemi di salute anche una volta che si è diventati negativi al coronavirus, “ma anche una qualsiasi infezione in un bambino ha conseguenze a distanza più importanti. Ma in ogni caso: perché i bambini non devono essere tutelati?

I DECESSI TRA I BAMBINI

Villani ha dettoL’Aria Che Tira che, se avesse un bambino di 5-11 anni, lo vaccinerebbe “immediatamente”. Negli Stati Uniti, ha spiegato, su “550mila soggetti in età evolutiva ricoverati, 520 morti”.

“Ma i bambini brasiliani sono bambini o no? E muoiono, sa? Quelli indiani sono morti. Negli Stati Uniti 520 morti. Allora, io credo che in un paese come il nostro, nel quale c’è stata una diffusione della vaccinazione per fortuna significativa e quindi il virus circola meno, e abbiamo delle condizioni sanitarie e sociali che proteggono l’infanzia, è chiaro che abbiamo dei numeri contenuti. Ma in ogni caso per me è un immenso dolore quei trenta decessi”.

LA DOSE PER I BAMBINI

Sull’eventuale dosaggio del vaccino per i bambini sotto i dodici anni, Villani ha detto che “questo verrà validato dai nostri organismi di controllo. Noi viviamo in un paese meraviglioso nel quale esiste una cosa che si chiama AIFA che non consentirà mai che venga usato un prodotto che non è stra-sicuro e stra-certificato, e che protegge dal rischio di avere conseguenze serie dalla malattia. Quello di cui dobbiamo aver paura è questo virus, non i vaccini”.

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