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Un mare di plastica

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Più di 170 miliardi di miliardi di pezzi di plastica invadono il mare e secondo gli esperti il problema non è nemmeno lontanamente vicino al suo apice. Fatti, numeri e commenti

 

Dal 2019 il numero medio di particelle di plastica nel mare potrebbe aver superato i 170 trilioni. Ad affermarlo è uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Plos One e la più alta concentrazione si trova attualmente nel Mar Mediterraneo, con alcune grandi masse galleggianti trovate altrove, tra cui la Great Pacific Garbage Patch, una regione di accumulo di rifiuti galleggianti situata nell’Oceano Pacifico.

LO STUDIO

Gli autori della ricerca hanno utilizzato sia dati pubblicati in precedenza che nuovi, tra cui 11.777 campioni di plastica galleggiante nell’oceano, per creare una serie temporale globale che stima il numero medio e la massa di microplastiche nello strato superficiale dell’acqua.

I NUMERI

Per il periodo con un’ampia copertura campionaria (1990-2015), si legge nello studio, c’è una sostanziale variabilità fino al 2004, che potrebbe essere interpretata come una stagnazione o una tendenza alla diminuzione; ma dal 2005 in poi si osserva un consistente e rapido aumento.

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Fonte: One Plos

Sulla base dei risultati del modello utilizzato dagli studiosi, si stima che 171 trilioni di particelle di plastica – principalmente microplastiche – per un peso di 2,3 milioni di tonnellate in media fossero in mare nel 2019.

PREVISIONI NERE

Secondo gli scienziati, se non si interviene immediatamente, il tasso di plastica che invade le acque del mondo è destinato ad aumentare di circa 2,6 volte entro il 2040. Gli esperti sottolineano inoltre che sono necessari drastici cambiamenti politici per spostare la responsabilità dai consumatori ai produttori.

“L’aumento esponenziale delle microplastiche negli oceani del mondo è un forte avvertimento: dobbiamo agire ora su scala globale, smettere di concentrarci sulla pulizia e sul riciclaggio e inaugurare un’era di responsabilità delle aziende per l’intera vita degli oggetti che producono”, ha detto Marcus Eriksen, uno degli autori dello studio e cofondatore del 5 Gyres Institute.

“La bonifica è inutile se continuiamo a produrre plastica al ritmo attuale, e abbiamo sentito parlare di riciclo per troppo tempo mentre l’industria della plastica rifiuta contemporaneamente qualsiasi impegno ad acquistare materiale riciclato o a progettare per la riciclabilità. È ora di affrontare il problema della plastica alla fonte”, ha aggiunto.

Inoltre, un nuovo rapporto WWF e Dalberg ha rivelato che il costo sociale dell’inquinamento da plastica potrebbe raggiungere i 7,1 trilioni di dollari entro il 2040 se non si interviene con urgenza. Mentre uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd) stima che i costi per prevenire l’inquinamento dei mari dalla plastica si aggiri intorno ai 54 miliardi di euro nello scenario ad ambizione “moderata” e a 74 miliardi di euro in quello ad ambizione “elevata”.

L’ACCORDO DI NAIROBI DEL 2022

All’inizio dell’anno scorso, ricorda lo studio, in occasione dell’Assemblea ambientale delle Nazioni Unite a Nairobi, tutti gli Stati membri hanno adottato una risoluzione per porre fine all’inquinamento da plastica, impegnandosi a stabilire un accordo globale giuridicamente vincolante che affronti l’intero ciclo di vita della plastica, compresa la produzione, la progettazione e lo smaltimento, entro il 2024.

Tuttavia, non è ancora chiaro come ciò si concretizzerà.

QUANTE MICROPLASTICHE MANGIA L’UOMO

Le microplastiche, oltre che per l’ambiente, rappresentano un grave problema anche per l’uomo. Sebbene non si sappia ancora in che modo possono influire sulla salute, alcuni studi le hanno rintracciate nei polmoni, nelle vene e nella placenta degli esseri umani.

Stando a uno studio pubblicato su Environmental Science and Technology una persona mangia, beve e respira in media tra le 78.000 e le 211.000 particelle di microplastica ogni anno – e questa è considerata una sottostima. Nel dettaglio, considerando circa il 15% dell’apporto calorico degli americani, si calcola che il consumo annuale di microplastiche vada da 39.000 a 52.000. Stime che salgono a 74.000 e 121.000 se si considera l’inalazione. Inoltre, le persone che bevono solo acqua in bottiglia possono ingerire ogni anno 90.000 microplastiche in più, rispetto alle 4.000 di coloro che consumano solo l’acqua del rubinetto.

Come mostra l’infografica di Statista, la maggiore fonte nota di microplastica che entra nel nostro corpo è l’acqua in bottiglia, seguita dalla birra e dall’aria che respiriamo.

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Fonte: Statista

E GLI ANIMALI?

Ma anche gli animali sono costretti dall’uomo a fare i conti con le microplastiche in mare e sulla terra. Balene, uccelli marini, tartarughe e pesci scambiano la plastica per delle prede e riempiendosi così lo stomaco rischiano di morire di fame.

A tal proposito, un team di scienziati ha recentemente scoperto la plasticosi, una malattia dell’intestino che ha colpito degli esemplari di berta piedicarnicini, degli uccelli marini che vivono sull’isola di Lord How, nel Pacifico sud-occidentale, ma è plausibile che le specie che ne soffrono siano molte di più.

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