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Tutto sull’azienda Catalent di Anagni al centro del caso Astrazeneca

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Catalent

Soci, conto economico e consiglio di amministrazione di Catalent, l’azienda con sede ad Anagni dove viene infialato il vaccino di Astrazeneca

Alla Commissione europea non tornavano i conti. E così ha chiesto all’Italia di andare a controllare. Risultato: si è scoperto che effettivamente alla Catalent di Anagni, in provincia di Frosinone, sono stoccate 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca, che nello stabilimento laziale viene infialato.

Protagonista ancora una volta la casa farmaceutica anglo-svedese AstraZeneca, dopo la scoperta che nello stabilimento Catalent di Anagni sono stoccate 29 milioni di dosi di vaccino. I Nas hanno fatto partire un’ispezione e Draghi ha assicurato che ci sarà la massima vigilanza.

Durissima era stata la reazione di Bruxelles che, con il commissario all’emergenza covid Breton aveva minacciato il blocco dell’export, assicurando che quelle fiale conservate ad Anagni non sarebbero uscite dall’Unione Europea, se non per una piccola parte destinata ai paesi poveri. Immediata la reazione del premier britannico Johnson che aveva, a sua volta, minacciato ritorsioni nel caso in cui si fossero praticati “blocchi arbitrari”.

LE PRECISAZIONI DI ASTRAZENECA

L’azienda ieri ha precisato che sono state prodotte fuori dai confini Ue, aggiungendo che in parte sono destinate ai Paesi europei e in parte a quelli che fanno parte del programma Covax, cioè Paesi a basso reddito: «Non ci sono esportazioni attualmente pianificate se non verso i paesi del programma internazionale dell’Oms Covax. Ci sono 13 milioni di dosi di vaccino in attesa del rilascio del controllo qualità a Covax come parte del nostro impegno a fornire milioni di dosi ai paesi a basso reddito. Il vaccino — spiega ancora l’azienda — è stato prodotto al di fuori dell’Ue e portato nello stabilimento di Anagni per essere riempito in fiale». Mentre «altre 16 milioni di dosi sono in attesa del controllo di qualità per essere poi spedite in Europa».

GLI SBUFFI DI BRUXELLES CONTRO ASTRAZENECA

Ma le informazioni che diffonde la Commissione europea divergono sulla provenienza dei vaccini, ha sottolineato il Corriere della Sera. Per il commissario Ue, Thierry Breton, a capo della task force per la produzione dei vaccini, «si tratta di dosi prodotte principalmente nello stabilimento di AstraZeneca, Halix, situato nei Paesi Bassi che non ha ancora ottenuto l’autorizzazione dall’Agenzia europea dei medicinali. Quando ottengono il visto come laboratorio di produzione, possono essere distribuiti tra i Ventisette», ha aggiunto.

LE PAROLE DI DRAGHI SU CATALENT

Insomma la vicenda ha anche le caratteristiche del giallo. Che non viene chiarito nemmeno dalla precisazione dello stesso Mario Draghi: «Sabato sera ho ricevuto una telefonata dalla presidente della Commissione von der Leyen» che segnalava la presenza di lotti di vaccino AstraZeneca che non tornavano nei conti della Commissione e che sarebbero stati» infialati ad Anagni, «mi si suggeriva di ordinare un’ispezione. La sera stessa ho chiesto al ministro Speranza di mandare i Nas: sono andati immediatamente e la mattina hanno identificato quei lotti in eccesso. I lotti sono stati bloccati e oggi ne sono partiti due per il Belgio, diretti alla casa madre. Dove andranno non so, intanto la sorveglianza continua per i lotti rimanenti nello stabilimento di Anagni». Tutti i lotti in uscita vengono controllati dai Nas. Ed esiste anche quello che a Bruxelles definiscono come rischio di triangolazioni poco trasparenti delle destinazioni del vaccino.

COSA DICE CATALENT

Gli 800 dipendenti di Catalent, la multinazionale americana che ad Anagni si occupa dell’infialamento di AstraZeneca, si ritrovano oggi al centro della disputa internazionale sui vaccini. I Nas “sono arrivati sabato sera. Hanno passato la notte qui. Sono andati via martedì sera”, ha spiegato oggi in un’intervista a La Repubblica Barbara Sambuco, la direttrice dello stabilimento. “Non hanno trovato irregolarità. Il vaccino è fermo nei refrigeratori in attesa che siano completati i controlli” chimici e di sterilità, che “possono durare fino a 18 giorni”. Bisogna “essere sicuri che le fiale non contengano microrganismi. Ne prendiamo alcune a campione e le lasciamo incubare per almeno 15 giorni. Se a quel punto non si sono formati microbi, siamo sicuri che siano sterili”, inoltre ci sono i controlli di AstraZeneca sulla materia prima” che hanno bisogno di due o tre mesi. Quando arrivano i risultati, “AstraZeneca ci dà il via libera e i vaccini possono lasciare Anagni” e vanno “in due centri di distribuzione in Belgio. Da lì partono per la loro destinazione finale”. Anche se i vaccini sono destinati al di fuori dell’Ue, è Catalent a chiedere il permesso all’export, “sono le norme europee. Noi siamo lo stabilimento di manifattura. Spetta a noi mandare una pec alla Farnesina e chiedere il via libera all’export. ma solo su richiesta di Astrazeneca”. Per queste dosi non è stato fatto, “lo facciamo se Astra Zeneca ce lo chiede. Siamo solo esecutori”.

Ma chi è, cosa fa e di chi è Catalent? Ecco la carta di identità dell’azienda italiana controllata dall’omonimo gruppo americano.

COSA FA CATALENT

Catalent Anagni Srl è attiva nella produzione e confezionamento di medicinali, principi attivi, sieri, vaccini e presidi medico chirurgici.

PROPRIETA’ E MANAGEMENT

L’azienda, soggetta all’attività di direzione e coordinamento da parte della società Catalent Italy Holding Srl, è controllata dalla multinazionale Catalent Pharma Solution, attiva nello sviluppo e nella produzione di farmaci, prodotti biologici e terapie geniche, con sede a Somerset, New Jersey.

IL RUOLO DI BRISTOL-MYERS

Catalent Anagni era precedentemente di proprietà dell’azienda biofarmaceutica Bristol-Myers Squibb Company, che ha ceduto la struttura di produzione alla multinazionale americana a luglio 2020.

IL MANAGEMENT

Presidente del Consiglio di amministrazione di Catalent Anagni è presieduto da Mario Gargiulo. Altri membri del consiglio di amministrazione sono Quirino La Starza, Arnold Jonathan Armitage, Hermina Elisabeth Boerman Manjia.

I NUMERI

Catalent vanta al 30 giugno 2020 (quando ancora era controllata da Bristol) un valore della produzione pari a 60.624.582 euro, con un utile di 8.579.815 euro. I costi della gestione, al 30 giugno 2020, sono pari a 21.199.149 euro.

Il patrimonio netto della società è pari a 53.788.228 euro, con un capitale sociale di 1.010.000 euro (con un finanziamento da parte dl socio Catalent Italy pari a 9.827.455 euro) . Il valore totale delle immobilizzazioni è di 37.901.842 euro. I debiti sono pari a 49.891.015 euro.

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