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Tutte le vaccinazioni pediatriche archiviate da Kennedy Jr. e Trump

Detto fatto. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, l’amministrazione Trump ha mantenuto le sue promesse di stravolgere le vaccinazioni pediatriche, che da 17 sono passate a 11. Molti rappresentanti del mondo scientifico non hanno apprezzato... Fatti e commenti

 

Sebbene manchino nove mesi, le elezioni di midterm rappresentano una partita decisiva per Donald Trump e la questione delle vaccinazioni pediatriche sarà uno dei temi caldi. La scelta di mettere Robert F. Kennedy Jr. a capo del dipartimento della Salute ha delineato fin dall’inizio le intenzioni del presidente degli Stati Uniti, che infatti ha ridotto drasticamente le vaccinazioni raccomandate per i bambini, portandole da 17 a 11.

UNA SVOLTA SENZA PRECEDENTI NELLA SANITÀ PUBBLICA

Il taglio al calendario vaccinale federale degli Stati Uniti, presentato lunedì, è entrato in vigore immediatamente e rappresenta un passaggio senza precedenti nella storia recente della sanità pubblica statunitense. Tutti i bambini, secondo le nuove indicazioni dei Centers for Disease Control and Prevention, dovranno ricevere 11 vaccini, mentre altri saranno consigliati solo ai soggetti considerati ad alto rischio o sulla base di una “decisione clinica condivisa” tra genitori e medici.

IL MODELLO INTERNAZIONALE E IL CASO DANIMARCA

L’amministrazione Trump ha giustificato la riforma sostenendo di voler allineare gli Stati Uniti al “consenso tra i Paesi comparabili”, indicando in particolare la Danimarca come riferimento. Washington ritiene infatti che gli Stati Uniti fossero “un’eccezione a livello globale (…) sia per il numero di malattie coperte dal calendario vaccinale infantile di routine sia per il numero totale di dosi raccomandate”. Tuttavia, i pediatri hanno respinto il paragone, sottolineando come ogni Paese costruisca le proprie raccomandazioni sulla base della diffusione delle malattie e dell’organizzazione del sistema sanitario.

COSA CAMBIA

Tra le modifiche più rilevanti c’è la rimozione della raccomandazione generalizzata per i vaccini contro influenza, rotavirus, epatite A e B, virus respiratorio sinciziale (Rsv) e alcune forme di meningite. Per queste malattie, la protezione resta consigliata solo in casi specifici. Rimangono invece raccomandati per tutti i bambini i vaccini contro morbillo, varicella, parotite, rosolia, poliomielite, pertosse, tetano, difterite, Haemophilus influenzae di tipo B (Hib), malattia pneumococcica e papillomavirus umano, sebbene per l’HPV sia ora prevista una sola dose anziché due.

LE MOTIVAZIONI DELL’AMMINISTRAZIONE

Secondo i funzionari sanitari statunitensi, la revisione sarebbe stata motivata dal calo dei tassi di vaccinazione infantile registrato negli ultimi anni. “Speriamo che questo cambiamento contribuisca ad affrontare la diminuzione dell’adesione ai vaccini contro le malattie più importanti e ad aumentare la fiducia nella sanità pubblica”, ha spiegato un alto funzionario.

“Questa decisione – ha ribadito Kennedy – protegge i bambini, rispetta le famiglie e ricostruisce la fiducia nella sanità pubblica”.

LE CRITICHE DEL MONDO SCIENTIFICO

La reazione della comunità scientifica è stata immediata e dura. In particolare, l’American Medical Association ha parlato di decisione presa senza un’adeguata revisione scientifica. “La politica vaccinale è da tempo guidata da un processo scientifico rigoroso e trasparente”, ha dichiarato Sandra Adamson Fryhofer, aggiungendo che “quando raccomandazioni consolidate vengono modificate senza un processo solido e basato sulle evidenze, si mina la fiducia del pubblico”. Anche l’American Academy of Pediatrics teme confusione tra genitori e medici, con il rischio che alcuni clinici smettano di offrire i vaccini non più raccomandati.

UN TEMA POLITICO ESPLOSIVO

“Robert Kennedy, con la benedizione di Trump, sta conducendo il Paese su un percorso tragico in cui più bambini moriranno per malattie prevenibili”, ha detto il senatore democratico Ron Wyden, mentre per Phil Huang, responsabile dei servizi sanitari di Dallas, la riforma “metterà in pericolo la salute dei nostri bambini e delle nostre comunità”.

NUMERI POCO INCORAGGIANTI

Il cambio di rotta, sottolinea il Guardian, avviene mentre gli Stati Uniti registrano un calo delle coperture vaccinali e un aumento dei casi di malattie prevenibili come morbillo e pertosse. Il Paese è vicino a perdere lo status di eliminazione del morbillo, mentre nell’ultimo anno si sono contati più casi di tetano rispetto al decennio precedente e quasi 300 decessi pediatrici legati all’influenza.

RISCHI LEGALI E INCERTEZZE FUTURE

Inoltre, secondo Axios, la revisione del calendario potrebbe aprire la strada a contenziosi giudiziari, sia contro la decisione stessa sia sul fronte della responsabilità dei produttori. Un alleato di Kennedy ha sostenuto che l’esclusione dei vaccini dalle raccomandazioni possa consentire azioni legali dirette, ma il dipartimento della Salute ha assicurato che “non ci saranno cambiamenti nella copertura della responsabilità per quei vaccini”. Per il Guardian restano tuttavia dubbi sull’impatto sul National Vaccine Injury Compensation Program e sulle pressioni politiche che potrebbero spingere alcuni Stati a rivedere gli obblighi vaccinali scolastici.

UNO SCONTRO DESTINATO A DURARE

Se la promessa dell’amministrazione – garantire l’accesso ai vaccini a chi li desidera – basterà a contenere le conseguenze sanitarie e politiche della riforma resta un’incognita. Di certo, la scelta di Trump e Kennedy ha riportato le vaccinazioni pediatriche al centro del dibattito nazionale, trasformandole in uno dei dossier più delicati e divisivi in vista delle elezioni di metà mandato.

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