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Tutte le magagne di Astrazeneca sui vaccini per gli Stati europei

Trattamento Anticorpi Astrazeneca

Ecco l’infernale dedalo burocratico fra Astrazeneca ed Ema che sta irritando i Paesi Ue, che indicano come di 4 stabilimenti europei di Astrazeneca in realtà solo una stia lavorando per rifornire i cittadini dell’Unione europea.

 

“AstraZeneca è dispiaciuta di annunciare carenze nelle spedizioni pianificate di vaccini contro il Covid-19 all’Unione europea, nonostante il lavoro instancabile per accelerare le forniture”.

E’ quasi beffardo l’annuncio ufficiale emesso dal colosso anglo-svedese, a conferma delle indiscrezioni già emerse sulle forniture che per il primo trimestre si fermeranno a trenta milioni di dosi, ovvero meno di un terzo dei suoi obblighi contrattuali.

Paolo Figliuolo, commissario straordinario, è pronto a farsi vaccinare anche lui con AstraZeneca, che avrebbe appena lo 0,002% di casi collegabili a patologie gravi. Dice il generale in un colloquio con il Corriere della Sera e Il Foglio: «È stato pubblicizzato male, purtroppo. Dai miei incontri con i vertici dell’Ema mi è stato ribadito che è un prodotto fortissimo. Teoricamente, più la classe è avanzata e più funziona. Sui giovani, per paradosso, provoca risposte forti perché dà una carica importante fin da subito con anticorpi; gli anziani che ne hanno di meno, stanno subito meglio. Io farò AstraZeneca».

E mentre nell’Unione continuano a sorgere le preoccupazioni di nuovi ridimensionamenti anche per i 180 milioni di sieri promessi da AstraZeneca per il periodo aprile-giugno, sale la tensione con la Commissione europea, che non crede più alle giustificazioni del ceo Pascal Soriot, ed ora valuta tutte le misure a sua disposizione per inchiodare l’azienda alle sue responsabilità.

A partire, ovviamente, da un uso più esteso del meccanismo per il controllo dell’export finora attivato solo dall’Italia di Mario Draghi, che non a caso ieri è tornato a parlare di “decisioni forti” contro le cause farmaceutiche che non rispettano gli impegni.

Ma la vicenda – sottolinea l’Ansa – si tinge anche di aspetti kafkiani, con la strana storia di una fabbrica in Olanda che, seppure inclusa tra i quattro stabilimenti produttivi previsti dal contratto tra Bruxelles e AstraZeneca, non ha ancora distribuito una singola fiala, secondo quanto riportato dal Financial Times.

Ai cittadini dell’Unione europea erano stati dedicati quattro stabilimenti. Ma due siano in Gran Bretagna, e da lì non facciano esportare neanche una fiala. Il terzo stabilimento, in Olanda, non è mai entrato in produzione perché AstraZeneca non ha consegnato la documentazione necessaria a Ema. Forse se ne parla a fine mese, secondo le ricostruzioni giornalistiche.

In pratica funziona soltanto lo stabilimento situato in Belgio. Né si può fare affidamento sulle dosi prodotte negli Stati Uniti o in India, perché anche qui i governi hanno vietato l’export. A questo punto la Commissione europea non crede più alle giustificazioni del supermanager Pascal Soriot e valuta tutte le misure a disposizione per inchiodare l’azienda, sottolinea La Stampa.

Lo stabilimento di Leida, gestito dal subappaltatore Halix, secondo i piani doveva essere insieme allo stabilimento belga di Seneffe la principale fonte di approvvigionamento del vaccino destinato ai 27, anche perché gli altri due siti produttivi previsti dall’accordo si trovano nel Regno Unito, che l’Ue accusa di aver applicato una politica protezionistica.

Ma il sito dei Paesi Bassi – che avrebbe dovuto produrre almeno 5 milioni di dosi al mese – non ha ancora ricevuto il via libera dell’Agenzia europea del farmaco (tenuta ad ispezionare tutte le fabbriche), perché AstraZeneca non ha ancora fornito dati sufficienti.

Le indagini della magistratura intanto vanno avanti sulle reazioni ai vaccini di Astrazeneca somministrati. Ieri – riporta La Stampa – s’è tenuta l’autopsia del sottufficiale di Marina deceduto a Siracusa. Come accaduto a Trapani, due altri casi che erano stati considerati sospetti, a Taranto e Oristano, sono rientrati. Nel frattempo, tutte le fiale del lotto sotto sequestro sono state prese in consegna dai Nas. La procura di Gela, a sua volta, ha sequestrato le cartelle cliniche e la documentazione inerente il vaccino di una 37enne insegnante gelese ricoverata due giorni fa in gravissime condizioni all’ospedale Sant’ Elia.

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