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Sotrovimab

Sotrovimab, perché l’unico monoclonale (italiano) efficace contro Omicron non si trova in Italia?

Lo strano caso di sotrovimab, l’unico monoclonale efficace contro Omicron prodotto in Italia ma esportato negli Stati Uniti. Tutti i dettagli

 

Di tutti i monoclonali disponibili solo sotrovimab, denominato Xevudy, si è mostrato efficace contro la variante Omicron. L’Italia, tuttavia, come Start ha ricordato più volte, non fa un grandissimo uso di questa tipologia di trattamento.

È vero che gli anticorpi monoclonali richiedono una diagnosi precoce, la somministrazione viene raccomandata solo a pazienti che rischiano di sviluppare una forma grave di Covid e necessitano dell’intervento di un medico in ospedale perché si riceve per via endovenosa, ma danno anche ottimi risultati.

CHI PRODUCE SOTROVIMAB

Sotrovimab è stato sviluppato da GlaxoSmithKline (Gsk) in collaborazione con Vir Biotechnology, ma viene prodotto in Italia nello stabilimento Gsk di Parma per tutto il mondo.

Come ha spiegato in un’intervista Maria Chiara Amadei, direttore di stabilimento e amministratore delegato Gsk Manufacturing Spa, “il sito di Parma si occupa della produzione dell’anticorpo, del riempimento in flaconi, della parte analitica a supporto del rilascio e della distribuzione finale”.

COSA SI DICE DELLA SUA EFFICACIA

Uno studio, riportato in un comunicato dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che ha coinvolto 1.057 pazienti con Covid, ha mostrato che sotrovimab riduce sensibilmente il ricovero in ospedale e il decesso in pazienti che presentano almeno una condizione di base che li espone al rischio di una forma grave della malattia.

Dopo il trattamento con l’anticorpo, la percentuale di pazienti ricoverati in ospedale per più di 24 ore entro 29 giorni dal trattamento è stata pari all’1% (6 pazienti su 528) rispetto al 6% dei pazienti che hanno ricevuto placebo (30 su 529), 2 dei quali sono deceduti.

Anche uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine mostra che, se somministrato precocemente, abbatte il rischio di ospedalizzazione.

Inoltre, secondo un altro recente studio dell’Institut Pasteur, sotrovimab è l’unico monoclonale ad aver dato buoni risultati contro Omicron.

QUANTO È USATO IN ITALIA

Sebbene sotrovimab venga prodotto in Italia, secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), aggiornato al 13 gennaio, ne sono state somministrate solamente 1.542 dosi, contro le 16.691 di bamlanivimab/etesevimab e le 16.892 di casirivimab/imdevimab.

CHE FINE HA FATTO

Secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano, l’Italia ha comprato “poche dosi e tardi” di sotrovimab, “al punto che molte regioni hanno esaurito le scorte”. “Siamo allo shortage nazionale”, avrebbero detto i responsabili dei servizi farmaceutici regionali partecipando al tavolo nazionale con Aifa il 14 gennaio.

Parlando di numeri, il quotidiano scrive che “il nostro Paese ha acquistato giusto 2 mila dosi a dicembre e ne ha usate 1.542: oggi ne restano dunque meno di 500 in tutta Italia, tanto che una regione come la Liguria ne ha per 20 trattamenti soltanto mentre altre, specie al sud, neppure una”.

Anche sull’edizione fiorentina del Corriere si legge che le somministrazioni di anticorpi monoclonali si fermano perché l’unico efficace non è disponibile. “Non ci sono scorte di sotrovimab, è esaurito”, denunciano gli operatori sanitari. Idem dall’Asl Centro, dove alcuni medici di famiglia che hanno richiesto i monoclonali per i propri pazienti più anziani, si sono visti rispondere che “non ce ne sono a disposizione”.

RITORNERÀ?

Ieri, stando alle fonti del Fatto, avrebbero dovuto essere consegnate 5mila dosi, “un numero che agli addetti ai lavori già pare sottodimensionato alle necessità dettate dall’andamento della curva, dal numero di persone infette e in rianimazione, dall’atteso picco dei contagi da Omicron”.

COME SI SPIEGA LA CARENZA

L’articolo sostiene che, non essendoci mossi per tempo, qualcun altro sarebbe stato più lungimirante. Questo qualcuno sono gli Stati Uniti, tanto che ne avrebbero “ordinato allo stabilimento Gsk 500 mila dosi, condizionando così lo stock del farmaco su scala globale, a partire dall’Italia che in teoria lo avrebbe in casa”.

Anche il Washington Post ha rivelato che nelle scorse settimane, con l’aumento dei casi dovuti a Omicron, i funzionari sanitari Usa avevano sospeso i trattamenti col monoclonale, ordinando di farne scorta in modo da averne abbastanza disponibilità per quando la variante sarebbe diventata prevalente.

“È una beffa che si ripete”, conclude Il Fatto, “anche i primi monoclonali, quelli contro il Covid delle prime ondate, furono acquistati tardi e tra molte resistenze”.

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