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Sclerosi multipla, la terapia monoclonale che ferma la progressione della malattia

Test Livello Anticorpi

A distanza di due anni, il trattamento con l’anticorpo monoclonale ocrelizumab ha mostrato la capacità di ridurre del 77% la progressione della sclerosi multipla e sono stati annunciati risultati positivi anche per le donne in gravidanza affette dalla malattia. Tutti i dettagli

 

Dopo due anni di trattamento con l’anticorpo monoclonale ocrelizumab, il 77% dei pazienti osservati ha visto la sclerosi multipla fermarsi e buone notizie sono arrivate anche per l’uso del farmaco in donne in gravidanza.

I risultati sono stati presentati in occasione del 30esimo Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla.

I RISULTATI

Protagonista di questa importante notizia è la molecola ocrelizumab, che non è nuova agli esperti ma che ha mostrato risultati molto incoraggianti.

I dati, relativi alla progressione della malattia nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR) in fase iniziale, hanno provato che dopo due anni di trattamento con ocrelizumab, il 77% dei pazienti ha raggiunto l’assenza di evidenza di attività di malattia. Per assenza di evidenza di attività di malattia si intende nessuna recidiva, peggioramento della disabilità o evidenza di attività delle lesioni.

Quotidiano sanità precisa che il 93% dei pazienti non ha presentato recidive, il 91% non ha riportato una progressione della disabilità confermata a 24 settimane e nell’89% dei partecipanti non ci sono state nuove lesioni alla risonanza magnetica.

Sono stati inoltre condivisi i dati sul lungo termine che confermano il profilo di sicurezza del trattamento, anche per le donne in gravidanza.

Al 31 marzo 2022, riferisce Qs, sono state segnalate 2.020 gravidanze cumulative con sclerosi multipla, di cui 705 (35%) con esposizione in utero a ocrelizumab. Delle 532 gravidanze con esposizione in utero a ocrelizumab, anch’esse riportate prospetticamente, 286 avevano esiti noti: 79% nascite con neonati vivi; 1% gravidanze ectopiche; 12% aborti terapeutici/elettivi; 8% aborti spontanei; 0,3% nascite di feti morti.

COS’È OCRELIZUMAB

Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale indicato contro le forme recidivanti remittenti e primariamente progressive della malattia. La sua attività immunosoppressiva colpisce le cellule B esprimenti l’antigene CD20, che nella sclerosi multipla contribuiscono a danneggiare la mielina, ovvero la sostanza che ricopre i neuroni.

“Ad oggi sono oltre 250.000 le persone con sclerosi multipla che stanno beneficiando in tutto il mondo del trattamento con ocrelizumab”, ha detto Claudio Gasperini, direttore della U.O. di Neurologia e Neurofisiopatologia dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma e coordinatore del Gruppo di Studio per la Sclerosi Multipla della Società Italiana di Neurologia (SIN).

Ocrelizumab è approvato in 101 Paesi tra Nord America, Sud America, Medio Oriente, Europa orientale, Australia, Svizzera, Regno Unito e Unione Europea.

I NUMERI DELLA SCLEROSI MULTIPLA

Gli studi sul trattamento con ocrelizumab in donne in gravidanza è fondamentale sia perché, come ha detto Levi Garraway, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche, “spesso la sclerosi multipla colpisce i giovani in un momento della vita in cui stanno pianificando il loro futuro”, ma anche perché a essere colpite dalla malattia sono sempre di più le donne e, in particolare, le giovani.

La fascia maggiormente a rischio di contrarre la sclerosi multipla è infatti quella compresa tra i 20 e i 40 anni e per una donna le probabilità di ammalarsi sono 2-3 volte in più degli uomini. Sebbene non sia del tutto chiaro si ritiene che dipenda da fattori genetici, ormonali e ambientali.

La sclerosi multipla colpisce in Italia circa 133mila persone, in Europa si stima che siano 1 milione e nel mondo 2,8 milioni.

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