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Scarsità di bioreattori per i vaccini? Colpa anche della Salute. Parola del Sole 24 Ore

Sole 24 Ore

I bioreattori potrebbero essere pronti in 45 giorni, ma l’iter dell’approvazione dell’impianto, che coinvolge anche il ministero della Salute, potrebbe anche durare anni, scrive Il Sole 24 Ore che ha raccolto la posizione delle aziende del settore. Tutti i dettagli

Forse la strada per produrre vaccini contro il Covid-19, in Italia, è meno impervia del previsto. Forse.

Per ottenere un biorettore, infatti, potrebbero volerci solo 45 giorni. Ma a rappresentare un problema, fa notare il Sole 24 Ore che ha raccolto l’opinione delle aziende del settore, potrebbe essere tutto l’iter per la validazione dell’impianto, che potrebbe richiedere anche anni. Tutti i dettagli.

MANCANO I BIOREATTORI

Partiamo da quello nella produzione di vaccini in casa è il primo nodo da risolvere: l’Italia non ha biorettaori. E a farlo notare è stato Rino Rappuoli, coordinatore della ricerca sugli anticorpi monoclonali di Toscana Life Sciences e direttore scientifico di Gsk: “Bisogna intanto sapere che cosa si vuole produrre. Ci sono due fasi la prima riguarda la produzione della sostanza, il vaccino stesso: cioè produco l’Rna, o la proteina, il virus dello scimpanzé, a seconda dei vaccini. Per farlo ci vogliono i bioreattori ma in Italia non ci sono gli impianti”, ha detto Rappuoli all’Ansa, aggiungendo: “Solo Gsk li ha, ma non per il vaccino anti-Covid, bensì per quello contro la meningite che è batterico. Reithera ce l’ha ma non credo per fare milioni di dosi. La seconda fase riguarda l’infialamento e da noi molte aziende sono in grado di farlo”.

BIOREATTORI IN 45 GIORNI

Il nodo, in realtà, si potrebbe sciogliere in un mese e mezzo, grazie, scrive il Sole 24 Ore, alla mano tesa dell’Aipe, 115 aziende che producono apparecchi critici per le industrie dell’energia, oil&gas, chimico, petrolchimico e farmaceutico con circa 8 mila addetti. L’associazione, infatti, lavorerebbe per riconvertire un impianto esistente in soli 45 giorni.

10 AZIENDE PRONTE A PRODURRE BIOREATTORI

Sono 10 le aziende che hanno già dato la disponibilità a produrre bioreattori in soli 45 giorni.

“In condizioni normali, servirebbero mediamente sei mesi per riconvertire un impianto esistente, ma in questa situazione sarà sufficiente un mese e mezzo, mettendo a disposizione know-how e competenze trasversalmente all’interno dell’associazione, lavorando a testa bassa, anche di notte”, ha detto Luca Tosto, presidente dell’associazione.  “Una volta individuato chi e dove produrre occorre connettere i bioreattori ai servizi esistenti (ad esempio acqua e luce, ndr.) per renderlo operativo”.

ITER DI APPROVAZIONI LUNGHI

Problema dunque risolto? Non proprio. “Il collo di bottiglia, dunque, non è la realizzazione del bioreattore ma ciò che segue nella catena, a cominciare dall’iter per la validazione dell’impianto: gli organismi deputati, tra i quali c’è anche il ministero della Sanità, impiegano anche anni per dare il nulla osta”, scrive Il Sole 24 Ore.

UNA PARTNERSHIP PUBBLICO-PRIVATA?

E anche per questo nodo, Aipe avrebbe una soluzione: “Una partnership pubblico-privato in grado di superare le tante formalità burocratiche” che incidono sull’avvio del processo produttivo, dice il presidente di Aipe.

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