Sanità

Remdesivir, tutti gli studi (contrastanti) sul farmaco anti Sars-Cov-2

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Tutti i dettagli sugli studi effettuati in Italia, America e Cina sul remdesivir, il farmaco anti Sars-Cov-2

L’antivirale remdesivir prodotto dall’americana Gilead Sciences (qui i dettagli) è efficace nella cura di Sars-Cov-2? Gli studi sono discordanti, l’America esulta, mentre la Cina sostiene che l’utilizzo del farmaco non ha portato a importanti miglioramenti. Entrambi gli studi, però, hanno dei limiti.

Intanto uno studio italiano ha analizzato quali sono le molecole più promettenti per curare il coronavirus Sars-Cov-2, scoprendo il tallone d’Achille della malattia. Tutti i dettagli.

LE EVIDENZE CHE ARRIVANO DALL’AMERICA

Le speranze sull’efficacia del remdesivir arrivano dall’America. Secondo quanto annunciato di Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di malattie infettive e consulente per la salute della Casa Bianca, parlando ai giornalisti, il farmaco pensato per l’ebola ha “un chiaro effetto positivo nel diminuire i tempi di recupero” dei pazienti. Remdesivir “potrà bloccare il virus”, ha detto Fauci.

MIGLIORAMENTI DEI PAZIENTI IN 11 GIORNI

Fauci ha affermato che il tempo medio di recupero per i pazienti che assumevano il farmaco era di 11 giorni, rispetto a 15 giorni di recupero registrati dai pazienti del gruppo placebo. Secondo lo studio, la molecola sviluppata dalla Gilead dona anche maggiori possibilità di sopravvivenza. Il gruppo dei pazienti trattati ha registrato un tasso di mortalità dell′8%, rispetto all′11,6% per il gruppo placebo, secondo una dichiarazione del National Institutes of Health.

STUDIO DEVE ESSERE AMPLIATO

Fauci, però, sottolinea che lo studio deve essere ampliato per avere una valenza statistica: il remdesivir “non ha ancora raggiunto un significato statistico”, ha detto.

I RISULTATI OTTENUTI A CHICAGO

Il farmaco della Gilead è stato somministrato, a Chicago, su 125 pazienti in due trial clinici di fase 3 condotti da Gilead. Di questi, 113 con malattia grave (qui per approfondire).

Secondo quanto riportato dalla rivista medica Stat la sperimentazione ha dato buoni risultati. L’uso del farmaco ha dato “rapidi recuperi nella febbre e nei sintomi respiratori, con quasi tutti i pazienti dimessi in meno di una settimana”. Solo 2 dei 125 pazienti sono deceduti.

FDA PRONTA AD UTILIZZARE FARMACO PER CASI GRAVI

La Food and Drugs Administration è pronta ad autorizzare l’utilizzo del farmaco per la cura dei pazienti più gravi, senza attendere ulteriori evidenze.

L’Agenzia ha avviato colloqui con Gilead per rendere remdesivir disponibile per i pazienti Covid-19 “il più rapidamente possibile”, ha affermato il consigliere senior della FDA Michael Felberbaum.

GILEAD VOLA IN BORSA

Il titolo della biotech americana vola in Borsa. Le azioni sono aumentate di oltre il 6% sul Nasdaq, dove poi hanno chiuso, mercoledì 29 aprile, a +5,7%.

LANCET RIPRENDE STUDIO CINESE

A sostenere esattamente il contrario di quello che sostengono gli Usa è la Cina. Uno studio cinese, pubblicato per sbaglio dall’Oms (qui i dettagli) e poi ripreso dalla rivista Lancet testimonia che il remdesivir “non accelera il recupero nei pazienti con Covid-19 in pazienti critici”.

Il farmaco è stato testato su 237 pazienti adulti, che sono stati assegnati casualmente al trattamento con remdesivir o a un placebo per 10 giorni.

NESSUN BENEFICIO

“Sfortunatamente il nostro test ha trovato che, sebbene sia sicuro e adeguatamente tollerato, il remdesivir non fornisce benefici significativi rispetto al placebo. Non è il risultato in cui speravamo, ma dobbiamo tenere a mente che siamo riusciti ad arruolare solo 237 dei 453 pazienti che speravamo. Inoltre le restrizioni nella disponibilità dei letti ha fatto sì che la maggior parte dei pazienti sia stata arruolata con la malattia in fase avanzata”, ha commentato lo studio Bin Cao, della Capital Medical University cinese.

STUDIO LIMITATO?

Ma anche questo studio, come quello americano, ha dei limiti. Il farmaco sarebbe stato somministrato a 158 pazienti all’interno di uno studio che includeva 237 persone affette da Covid-19, provando a confrontare l’efficacia del trattamento rispetto alle altre 79 persone. Lo studio, però, “è stato interrotto in anticipo per la scarsa partecipazione, è stato sottodimensionato, impedendo conclusioni statisticamente significative”, riferisce l’azienda Gilead.

“Per questo i risultati appaiano inconcludenti, sebbene i dati e i trend suggeriscano potenziali benefici con il remdesivir per i pazienti, soprattutto per quelli curati all’inizio della malattia”, ha specificato la casa farmaceutica.

LO STUDIO ITALIANO

Anche l’Italia è a lavoro per ricercare il giusto farmaco per il trattamento del coronavirus Covid-19. L’azienda Sybilla Biotech (spin-off dell’Infn e delle università di Trento e Perugia) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) hanno passato in rassegna 9.000 farmaci per selezionare le molecole più promettenti nella cura a Sars Cov 2.

Gli scienziati analizzando il virus Sars CoV 2 sono giunti alla conclusione che il Covid-19 utilizza il recettore Ace2 per invadere le cellule umane. La struttura del reattore presenta due “tasche”, ovvero due stati intermedi per cui il reattore si ripiega su se stesso.

35 MOLECOLE PER CURARE COVID

Tra i 9.000 farmaci analizzati, 35 molecole hanno dimostrato di essere in grado di legarsi alle due tasche del coronavirus, facendone il loro beraglio. Tra queste 35 c’è la famiglia chimica dell’idrossiclorochina “che pure risulta legare l’intermedio di Ace2 e verrà valutata in laboratorio insieme ad altre 6 molecole analoghe della stessa famiglia e alle 35 selezionate al computer”, spiegano i ricercatori.

“L’idrossiclorochina sembra limitare la replicazione del virus in vitro ma le sue potenzialità contro il Covid-19 sono molto discusse e controverse. Non è affatto chiaro al momento -argomentano i ricercatori- se l’idrossiclorochina o i suoi analoghi possano o meno essere efficaci contro il Covid-19, ed è bene sottolineare come anche le più avanzate predizioni informatiche siano solo utili punti di partenza per le conferme sperimentali e cliniche. Nell’ipotesi ancora da dimostrare di una qualche efficacia clinica, però, l’analisi di Sibylla potrebbe contribuire a spiegarne il meccanismo d’azione molecolare e contribuire alla messa a punto di protocolli clinici mirati”.

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