Sanità

Perché alcune regioni hanno più vaccini di altre?

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Distribuzione dei vaccini alle regioni: fatti, numeri e interrogativi. L’approfondimento di Enrico Martial

 

Lo Stato distribuisce i vaccini in ordine sparso, sembra di intendere. Il criterio del numero di abitanti, che è stato preso in conto dalla Commissione europea per prenotazione, acquisto e distribuzione dei vaccini Covid 19 negli Stati membri (1,3 miliardi di dosi, di cui 202 milioni all’Italia) non viene ripreso strettamente dall’amministrazione statale (cioè dal Commissario straordinario Domenico Arcuri), ma viene associato ad altri criteri, che non sono per il momento stati oggetto di comunicazione pubblica.

Lo scarto complessivo nella prima consegna dei vaccini interessa infatti 145.841 dosi su 1.833.978, calcolate sul totale delle assegnazioni dichiarate per Regione, cioè il 7,95% della dotazione. Tuttavia, lo scarto diventa più rilevante quando si osservano i casi specifici, con alcune Regioni più avvantaggiate o trascurate di altre.

Tra quelle che ne hanno ricevute meno rispetto al numero di abitanti, in questa prima consegna, vanno segnalate l’Umbria (10.450 dosi in meno, pari al 39,05%), l’Abruzzo (14.309 dosi in meno, pari al 35,96%), la Sardegna (15.756 dosi, pari al 31,79%).

Quelle che ne ricevono di più rispetto al criterio della popolazione sono il Friuli Venezia Giulia (13.003 dosi in più, pari al 35,06%), l’Emilia Romagna (45.866 dosi in più pari al 33,41%), il Piemonte e la Liguria (rispettivamente 38.425 e 13.254 dosi, pari al 28,98% e al 28,27% in più). Spicca tra tutte la Provincia di Bolzano, a cui sono stati spedite 11.142 dosi in più rispetto al criterio del numero di abitanti, pari a un 68,03% di maggiorazione.

 

Complessivamente le persone che riceveranno la prima dose di vaccino saranno per l’intero Paese il 3,08% della popolazione, che scende però a 1,87% in Umbria e al 1,97% in Abruzzo, mentre sale al 5,17% in provincia di Bolzano e al 4,10% in Emilia Romagna.

Nella conferenza stampa del 17 dicembre del Commissario straordinario Domenico Arcuri, si è data notizia anche della distribuzione delle apparecchiature necessarie alla conservazione del vaccino Pfizer-BioNtech, allora assicurate in 222 punti dotati di celle ULT, che diventeranno 289 dopo il 7 gennaio: è possibile che una parte delle variazioni siano dovute alla capacità di conservazione, che non è stata lasciata all’organizzazione delle Regioni. Peraltro, la Valle d’Aosta – che dispone di uno di queste celle frigorifere – ha ricevuto il 13,92% di vaccini in meno, una riduzione allora forse dovuta a ritardi di preparazione, considerato che la stessa ASL valdostana si aspettava fino a pochi giorni fa di iniziare le vaccinazioni da metà gennaio.

Un altro criterio può venire dalle stesse richieste delle Regioni, che hanno inviato il 12 dicembre i dati (pressoché definitivi) della popolazione da vaccinare nella prima fase, insieme alla conferma delle valutazioni sui tassi di adesione, sul personale assegnato alle vaccinazioni, sull’organizzazione della doppia prenotazione (per la prima dose e il richiamo). La seconda fornitura, secondo il commissario Arcuri, sarà di 2.507.700 dosi.

Va infine segnalato – come indicatore di una fatica organizzativa e di comunicazione nell’Amministrazione statale – che nelle slide del Commissario straordinario del 17 dicembre una seconda tabella esponeva la distribuzione regionale delle dosi con qualche differenza (ma la prima tabella che abbiamo utilizzato riporta i dati poi comunicati effettivamente alle Regioni), e che nella stessa prima tabella la somma dei parziali riportava tre dosi che non si ritrovano nella somma totale (1.833.978 dosi anziché 1.833.975).

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