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Addio a Piero Angela, l’implacabile contestatore della pseudo-scienza

Draghi

Qual è l’eredità di Piero Angela. Il Taccuino di Federico Guiglia

 

Il tempo del suo racconto è durato settant’anni, “come il Regno di Elisabetta”, diceva Piero Angela di sé con senso dell’umorismo e della storia. Ora che è scomparso a 93 anni, già si rimpiange la discrezione con cui entrava con Quark, Superquark e altri fortunati programmi della Rai nelle nostre case, quasi chiedendocene il permesso. Non era, tuttavia, una signorilità frutto soltanto dell’educazione torinese e rigorosa ricevuta in famiglia. Col garbo, questo gentiluomo del piccolo schermo in realtà trasmetteva l’ingrediente più grande per una divulgazione seria e attraente: lo spirito critico.

Quel dovere di narrare in modo facile le cose difficili -perché la conoscenza dev’essere patrimonio di tutti-, senza però rinunciare ai dubbi e ponendosi ogni volta gli interrogativi della persona comune. Cercando, così, di dare risposte, quando possibile, o nuovi stimoli per approfondire, confrontare, contestare.

Sì, Piero Angela è stato un implacabile contestatore del virus della menzogna, che può annidarsi nelle notizie false o fasulle -le cosiddette fake news-, così come nella pseudo-scienza o nel fanatismo delle posizioni per partito preso. Si è battuto con stile per smascherare tutto ciò che annebbia le menti e inaridisce i cuori.

Dalla medicina alla letteratura, dalla fisica allo spazio, dalla storia alla matematica, all’alimentazione, non c’è campo che lui non abbia frequentato, indagando con la forza dell’umiltà e della consapevolezza tipica del viaggiatore che cerca e ricerca oltre ogni confine. Non, dunque, il racconto per il gusto dell’apparire, ma il piacere dell’informare, intrattenere e istruire. Generazioni di italiani si sono abbeverati alla fonte della sua competenza, che era anche quella di ricorrere a chi ne sapeva più di lui e di noi per spiegare l’incomprensibile, comunicare il bello, mettere in guardia dai pregiudizi. Tanta semina, e il figlio Alberto per primo segue le orme del padre.

“L’Italia gli è riconoscente”, ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interpretando il sentimento generale. Ma che cosa lascia questo grande e amato italiano? Lascia un esempio di credibilità nell’era delle bufale e il metodo di scienza e coscienza con cui è vissuto raccontando, e raccontando anche le nostre vite.

(Pubblicato su L’Arena di Verona e Bresciaoggi)
www.federicoguiglia.com

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