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Peste suina, tutte le ultime novità

Peste Suina

Il punto aggiornato sulla peste suina 

 

I rischi di incorrere in nuovi virus che potrebbero infettarci “sono proporzionali agli squilibri che creiamo negli ecosistemi”, avvertiva qualche tempo fa Isabella Pratesi, responsabile del settore conservazione del Wwf.

Il degrado urbano ne è un esempio perfetto. I cinghiali, il cui habitat naturale un tempo era il bosco, vivono ormai da anni in città. A Roma, per la precisione. Ma per sperare che qualcosa venga fatto si è dovuta aspettare la minaccia della peste suina, rintracciata per la prima volta a inizio anno in Piemonte e il 5 maggio nella capitale.

IL COMMISSARIO STRAORDINARIO

Come scriveva Start, la peste suina africana (Psa) è una malattia virale che colpisce suini e cinghiali. È altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, mentre non è trasmissibile agli esseri umani, tuttavia, il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) ha deciso di nominare Angelo Ferrari come Commissario straordinario per contrastarne la diffusione.

La peste suina, rassicura il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, “non è pericolosa per l’uomo ma per un comparto economico che fattura oltre 7 miliardi”.

LA ZONA ROSSA

Dopo i primi casi segnalati a gennaio era stata circoscritta un’area di sorveglianza dal Piemonte alla Liguria, ma la comparsa di cinghiali infetti anche a Roma ha portato due giorni fa a istituire una zona rossa fino al 31 agosto.

Rispetto a quella stabilita poco prima dall’ordinanza del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, la “zona infetta” è stata ulteriormente allargata, come già auspicato dalla Commissione europea, a causa di “un nuovo caso a ridosso del confine”, ha spiegato Ferrari.

I limiti della zona rossa, si legge nell’ordinanza diffusa dal ministero della Salute, sono:

  • a Sud: Circonvallazione Clodia, Via Cipro, Via di San Tommaso D’Acquino, Via Arturo Labriola, Via Simone Simoni, Via Pietro De Cristofaro, Via Baldo Degli Ubaldi;
  • a Sud-Ovest: Via di Boccea fino all’incrocio con Via della Storta;
  • a Ovest-Nord-Ovest: Via della Storta, Via Cassia (SS2) fino all’incrocio con Via Cassia Veientana (SR 2bis);
  • a Nord-Est: Via Cassia Veientana (SR 2bis) fino all’incrocio con A90 (Grande Raccordo Anulare- GRA), A90- GRA fino all’incrocio con il Tevere;
  • a Est-Sud-Est: Tevere.

L’ABBATTIMENTO E LA POSIZIONE DEGLI AMBIENTALISTI

Per il sottosegretario Costa si tratta di “un Piano di eradicazione del virus della peste suina africana, condiviso con la Regione Liguria e l’Ispra, che prevedrà anche l’abbattimento selettivo di alcuni capi di cinghiali”.

Ma gli animalisti rispondono che il problema reale sono i rifiuti e non i cinghiali. Infatti, afferma l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), “ad Ostia Antica, Axa, Casal Palocco, Infernetto, nei pressi della Tenuta presidenziale di Castelporziano, dove vive una sostanziosa popolazione di cinghiali, non hanno i problemi che si stanno manifestando a Roma Nord. Nel Municipio Roma 10 infatti funziona il ‘porta a porta’”.

UNA QUESTIONE POLITICA

Dal canto suo, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, attribuisce la responsabilità non solo alla sporcizia ma anche alla mancanza di ”politiche di contenimento negli anni scorsi”. Secondo lui, infatti, la capitale ”è stata” molto sporca (mentre ora no?) e assicura che ”sarà l’ultimo anno con i cinghiali a Roma”.

Una promessa che ricorda molto quella di ripulire Roma prima di Natale, Natale 2021.

Se da un lato quindi ci sono gli animalisti, secondo cui la decisione di abbattere gli animali “mira anche ad aumentare il proprio bacino elettorale composto anche da agricoltori, allevatori, cacciatori”, dall’altro Coldiretti ritiene che la minaccia della peste suina metta a rischio “la sopravvivenza di 29 mila allevamenti italiani e un intero comparto strategico, che genera un fatturato di 20 miliardi di euro l’anno e garantisce occupazione per circa 100 mila persone nella filiera suinicola”.

LA LETTERA DI COLDIRETTI A DRAGHI

Per questo il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, e il consigliere delegato Filiera Italia, Luigi Pio Scordamaglia, hanno inviato al presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri competenti delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, della Salute e della Transizione ecologica una lettera in cui si dicono “basiti” per la decisione nel Lazio di attendere ancora tre settimane per dare inizio agli abbattimenti selettivi.

“Stiamo già oggi vedendo calare le nostre esportazioni, dando un vantaggio competitivo per le imprese del settore dei Paesi terzi e riteniamo inevitabile – lamentano i mittenti – lo stanziamento di nuove forme di sostegno al fine di garantire un’efficace strategia di contenimento ed evitare la catastrofe che porterà a costi superiori ad 1,4 miliardi di euro solo per l’indennità di abbattimento dei suini, secondo le stime del ministero della Salute e Ismea”.

La Decisione di esecuzione 2022/746 della Commissione europea prevede infatti che l’Italia provveda “affinché non siano autorizzati i movimenti di partite di suini detenuti nelle aree elencate come zona infetta e dei relativi prodotti verso altri Stati membri e paesi terzi” fino al 31 agosto 2022.

L’APPELLO DEGLI EUROPARLAMENTARI

Intanto, anche a Bruxelles gli europarlamentari Daniela Rondinelli, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Salvatore De Meo, Mario Furore, Chiara Gemma, Dino Giarrusso e Sabrina Pignedoli hanno espresso in una lettera inviata al Commissario alla Salute e alla Sicurezza Alimentare, Stella Kyriakides, “sconcerto” e “preoccupazione” a fronte “dell’assoluto distacco con cui la Commissione Europea sta seguendo il problema della peste suina in Europa ed in Italia in particolare”.

Gli ispettori della Commissione Europea, secondo i mittenti, “hanno proposto misure apparse da subito incapaci di far fronte al problema, scegliendo di costruire una recinzione con un perimetro di oltre 230 km e procedere contestualmente ad abbattimenti di cinghiali e suini nelle aree maggiormente colpite. Senza tener conto che nel frattempo i cinghiali avrebbero continuato a spostarsi”.

Elemento che, si legge nella lettera, potrebbe portare a nuovi focolai in Italia, nonostante l’istituzione della zona rossa.

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