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Perché l’Ungheria ricorre ai vaccini russo e cinese

Vaccino Sputnik

Dibattito tra esperti sulla decisione dell’Ungheria di usare vaccini russi e cinesi contro Covid. Che cosa è emerso dalla trasmissione Piazza Pulita su La7

 

In Ungheria è iniziata la somministrazione del vaccino russo Sputnik V e del cinese prodotto da Sinopharm. Il Paese, che partecipa insieme agli altri Stati membri alla distribuzione di vaccini di Moderna, Astra Zeneca e Pfizer, è stato il primo in Europa ad acquistare lo Sputnik V e ha ordinato anche cinque milioni di dosi da Pechino. Per una popolazione di 10 milioni di persone è una quantità ingente. Al momento l’Ungheria ha vaccinato 1,37% della popolazione. Nelle ultime settimane il numero di infezioni e di pazienti con coronavirus negli ospedali è tornato a salire, facendo temere per l’arrivo di una terza ondata del virus.

Lo Sputnik V pronto al decollo in Ungheria

Szlavik Janos, infettivologo South-Pest Hospital Center di Budapest, intervistato dalla trasmissione di La7 Piazza Pulita, rassicura circa l’efficacia del vaccino russo. “Devo ricordare che in caso di in caso di emergenza sanitaria tutti gli Stati europei hanno il diritto di approvvigionarsi e usare anche vaccini non certificati – dice nel corso della trasmissione di Corrado Formigli -. Lo Sputnik è un vaccino molto moderno e funziona in maniera molto simile al vaccino Astra Zeneca”. Nei mesi passati Budapest si è spesso scontrata con Bruxelles criticando la lentezza nell’approvazione dei vaccini e nell’approvvigionamento delle dosi necessarie. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha detto che non vi sono dati certi su vaccino russo e cinese. Sul punto dissente il prof. Janos. “L’efficacia è comprovata dai documenti forniti dagli uffici russi e la prestigiosa rivista inglese Lancet gli attribuisce un’efficacia del 91,6% – continua il professore ungherese -. Inoltre Sputnik è attualmente in uso in altri Paesi ed è somministrato a milioni di persone. Questo già basta come prova della sua efficacia e affidabilità”.Il vaccino cinese: affidabilità di un vaccino tradizionale

Il Presidente ungherese Viktor Orban ha dichiarato che il vaccino cinese è il suo preferito tra quelli sul mercato e che spera di poter ricevere presto la prima dose, forse già la prossima settimana. A metà febbraio l’Ungheria ha ricevuto una prima fornitura da 575mila dosi di vaccino cinese. Per le regole europee l’Ungheria non potrà distribuire il vaccino di Sinopharm in altri paesi dell’Unione.  “Il vaccino cinese Sinopharm comprato dall’Ungheria è prodotto con una tecnologia conosciuta tradizione – ha concluso il prof. Janos -. Prima di introdurlo sul mercato degli esperti cinesi hanno controllato il procedimento e lo hanno trovato corretto, quindi il vaccino cinese possiede già le autorizzazioni necessarie per essere somministrato nel nostro Paese”. Finora EMA ha approvato solo vaccini sviluppati da aziende occidentali, le uniche che hanno accettato di condividere dati e risultati delle proprie fasi di sperimentazione con le autorità europee.

I dubbi del professor Andrea Crisanti

Il professor Andrea Crisanti, ospite della trasmissione Piazza Pulita, è scettico sull’utilizzo di vaccini non approvati dall’EMA. “Io penso che in una situazione come questa se i vaccini funzionano non dovrebbe esserci alcuna ragione per non utilizzarli – dice l’ordinario dell’Università di Padova -. Rimane comunque un problema legato all’autorizzazione. Questi vaccini sono stati introdotti dopo aver fatto dei trial e verificati con dei processi di qualità che sono molto diversi da quelli degli Stati Uniti e della Comunità Europea. Quindi abbiamo un problema di trasferibilità totale del processo e questo, teoricamente, è un problema dei produttori dei vaccini che dovrebbero presentare un dossier che sia giudicabile dall’EMA e dall’FDA”. Il nodo, quindi, non è l’efficacia o meno dei vaccini russo e cinese, ma le autorizzazioni alla distribuzione. “Noi abbiamo un sistema che ci tutela – conclude il prof. Crisanti -. Se i produttori russi e cinesi non lo fanno, questi vaccini non possono essere introdotti sul mercato, il problema non è se funzionino o meno”.

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