Sanità

Chi (non solo Crisanti) e perché mugugna sui dati delle aziende che producono vaccini anti Covid

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Oggi sono stati Massimo Galli ed Enrico Bucci a esprimere considerazioni simili a quelle rimarcate nei giorni precedenti da Andrea Crisanti su tempi e modi di comunicare i dati da parte delle aziende produttrici dei vaccini anti Covid. Ecco tutti i dettagli

Non solo l’immunologo Andrea Crisanti: tra gli addetti ai lavori nutre perplessità e solleva domanda su modi e tempi delle comunicazioni dei dati sui vaccini anti Covid da parte delle aziende che li producono.

Oggi stati Massimo Galli ed Enrico Bucci a esprimere considerazioni simili. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DETTO GALLI SU CRISANTI E VACCINI

“Non c’è farmaco e non c’è vaccino su cui possiamo dire a priori ‘non mi farà male tra 10 anni’. La penicillina ha molte più probabilità di avere effetti collaterali rispetto ad un vaccino”. Detto questo, “Appena sarà disponibile il vaccino contro il coronavirus, lo farò”. A dirlo è stato Massimo Galli, responsabile di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, intervenuto durante la trasmissione Uno Mattina su Rai1.

GALLI DIFENDE CRISANTI SUI DATI DEI VACCINI

Galli ritorna sul problema relativo alla carenza di dati relativi ai vaccini in produzione sottolineato in principio da Andrea Crisanti, difeso dall’infettivologo: “Ha la mia stima, la sua reazione è stata legittimata dal fatto che questa ridda di notizie non sta facendo bene alla causa. In questo ambito bisogna difendere il concetto di fondo: la ricerca sta andando avanti e sta portando risultati importanti per l’efficacia di questi vaccini. Ecco, però, risultati… Il primo che ha parlato ha fatto una dichiarazione, ma non c’è uno straccio di dato pubblicato”.

GLI STUDI SULLA FASE 3

Nella valutazione di un vaccino, importante è “la maneggevolezza. Poi ci sono dati molto più tecnici, relativi al tipo di risposta che può essere indotta. E poi c’è la sicurezza, bisogna essere chiari. Ci sono studi di Fase 3 che hanno reclutato decine di migliaia di volontari, quando hai 40.000 persone coinvolte si può arrivare a dire se ci sono effetti collaterali immediati”. La discussione sul vaccino avviene durante un periodo di picco dei contagi che, però, sembrano lentamente calare: “Mi auguro che l’Italia abbia raggiunto il picco”, dice Galli. “Dobbiamo osservare dati ancora per qualche giorno per il consolidamento della situazione, non tanto per il quadro nazionale ma per numerose località regionali e locali. Anche all’interno di una regione ci sono zone più colpite, in cui l’infezione si è diffusa di più. La cautela si impone, questa seconda ondata prevedibile ed evitabile ci è già costata più di 12mila morti e ce ne saranno altri purtroppo”, conclude.

IL VACCINO SPUTNIK GIUDICATO DA BUCCI

Anche Enrico Bucci oggi avanza dubbi e interrogativi sui dati comunicati dalle aziende che lavorano ai vaccini anti Covid. Oggi è stata la Russia a dare conto dei numeri del vaccino Sputnik. Un fatto che ha indotto Bucci, Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia (dove conduce attività di ricerca sulla biologia dei sistemi del cancro) e ha fondato una piccola azienda dedicata all’analisi dei dati scientifici, con particolare riguardo alla loro integrità (Resis Srl), a commentare dal suo profilo Facebook: Per l’ennesima volta, nuove informazioni al rialzo. Per i Russi, il loro vaccino è protettivo al 95% – cioè si verificano 95% meno infezioni nei vaccinati che nel gruppo di controllo. Questa notizia ci giunge dopo che si sono verificate 39 infezioni in totale. Tradotto, significa che si sono osservate circa 2 infezioni fra i vaccinati e 37 fra i non vaccinati (basta un semplicissimo calcolo per rendersene conto)”.

LE CONSIDERAZIONI DI BUCCI

Considerazione finale di “sistema” di Bucci: “Ora, con numeri così piccoli un paio di infezioni che si fossero casualmente verificate in più o in meno tra i vaccinati farebbero diventare la percentuale di protezione 88% o 100%. Vi rendete conto del perché questi sono numeri a lotto (e vale anche per il 90% di protezione dichiarato da Astra Zeneca sul piccolo gruppo di infetti che hanno avuto il trattamento “erroneo”) Dobbiamo proprio farci prendere in giro con numeri che a scuola media sapevamo già trattare?”.

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LA LETTERA DI ANDREA CRISANTI AL CORRIERE DELLA SERA SUI VACCINI ANTI COVID:

Caro Direttore,

in una recente intervista a Focus life in risposta alla domanda se mi sarei vaccinato a gennaio ho affermato che non lo avrei fatto fino a che i dati di efficacia e sicurezza non fossero stati messi a disposizione sia della comunità scientifica sia delle autorità che ne regolano la distribuzione. Ho formulato un concetto di buon senso che non esprimeva alcun giudizio negativo sulla bontà del vaccino né tanto-meno metteva in discussione la validità della vaccinazione come il mezzo più efficace per prevenire la diffusione delle malattie trasmissibili. La mia storia personale e scientifica ne è la testimonianza. La mia dichiarazione, che credo abbia interpretato il sentimento di tanti, è stata ispirata dalla modalità con cui le aziende produttrici hanno comunicato i risultati raggiunti senza accompagnarli ad una adeguata informazione almeno per quanto riguarda la Fase 3. La trasparenza è la misura del rispetto che si nutre nei con-fronti degli altri e genera un bene prezioso, la fiducia. In questi giorni le aziende produttrici, invece di condividere i dati con la comunità scientifica, hanno fatto proclami non sostanziati da evidenze. Noi tutti riponiamo in questi vaccini delle grandi aspettative; se le aziende in questione sono in possesso di informazioni che giustificano annunci che possono apparire rivolti in particolare ai mercati finanziari, queste devono essere rese pubbliche anche in considerazione del fatto che la ricerca è stata largamente finanziata con quattrini dei contribuenti. La no-tizia che dirigenti delle due aziende produttrici abbiano esercitato il loro diritto, ne sono certo legittimo, a vendere le azioni per sfruttare i vantaggi legati al rialzo di prezzo non ha contribuito a generare fiducia. A poche ore dalla mia intervista si è scatenato un inferno senza precedenti: illustri colleghi in coro hanno fatto a gara per censurare le mie parole definite irresponsabili. Secondo alcuni avrei addirittura messo in pericolo la sicurezza nazionale! I custodi della ortodossia scientifica non ammettono esitazioni o tentenna-menti, reclamano un atto di fede a coloro che non hanno accesso a informazioni privilegiate. «Il vaccino funzionerà», tuo-nano indignati. Io sono il primo ad augurarmelo, mi permetto tuttavia di obiettare che il vaccino non è un oggetto sacro. La-sciamo la fede alla religione e il dubbio ed il confronto alla scienza che ne sono lo stimolo e la garanzia. Tra gli indignati si annoverano alcuni che durante l’estate ci hanno raccontato che le evidenze cliniche portavano a pensare che la crisi sanitaria fosse superata e che il virus fosse meno contagioso, e purtroppo possono avere inconsapevolmente incoraggiato comportamenti che hanno dato un contributo importante alla trasmissione del virus in quei mesi. Altri sono autorevoli membri del comitato tecnico scientifico a cui l’Italia si è affidata fiduciosa per prevenire una possibile seconda ondata, tute-lare le attività commerciali, favorire la ripresa produttiva e garantire le attività didattiche. Lascio agli italiani e agli storici il giudizio sul loro operato. Sono ormai settimane che si registrano più di 35mila casi di infezione e circa 700 morti al giorno. A partire dal mese di luglio il virus ha ucciso circa 15 mila persone e ne ha infettate 1.140.000: vorrei scriverlo ad alta voce perché per questa strage silenziosa non si indigna nessuno. Chi racconterà la storia di questa epidemia in futuro non troverà eco delle mie parole di qualche giorno fa, ma rimarranno impietose le statistiche a denunciare questi numeri e a mettere a nudo gli errori commessi. La mia dichiarazione ha toccato un nervo scoperto. Senza strumenti per controllare l’epidemia a meno di affidarsi a severe misure restrittive e senza una linea di difesa contro una seconda e possibile terza ondata, le opzioni a disposizione sono drammaticamente ridotte. A questo punto tutte le speranze sono riposte nel vaccino come la pioggia per un popolo assetato nel deserto. Questo non giustifica la demonizzazione di chi possa avere dubbi, di chi chiede spiegazioni e di chi chiede trasparenza. Continuare su questa strada è il modo migliore per alimentari sospetti e fornire argomenti a chi si oppone all’uso dei vaccini.

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