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Perché l’Oms è in Guerra?

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Tutte le ultime novità sul caso Oms-Guerra

 

“Sono ancora nel mio ufficio di Venezia, ma non so per quanto”. A dirlo, lasciando intendere la paura di poter perdere a breve il posto di lavoro, è Francesco Zambon, coordinatore Investment for Health and Development (HES) in Healthy Settings Oms e coordinatore del gruppo di lavoro che ha dato vita al Rapporto Oms in cui si denunciano le mancanze dell’Italia nella risposta alla pandemia.

Zambon ammette di aver ricevuto pressioni da Ranieri Guerra per modificare il rapporto “Una sfida senza precedenti, la prima risposta dell’Italia al Covid”, ma non lo ha fatto e ora teme eventuali e possibili conseguenze.

ZAMBON: HO RICEVUTO PRESSIONI

“Sì ho ricevuto pressioni e minacce di licenziamento affinché modificassi il rapporto e scrivessi che il piano pandemico risale al 2016 e non al 2006, come invece è”, ha detto Zambon al Corriere del Veneto.

LA PAURA DEL LICENZIAMENTO

Ma Zambon quelle modifiche richieste non le ha mai fatte. Ed ora ha paura di essere licenziato. Anzi, sembra solo attendere quel giorno: “Sono ancora nel mio ufficio di Venezia, ma non so per quanto”, dice.

PRONTO A RISPONDERE ALLE DOMANDE DELLA PROCURA

Intanto Zambon promette collaborazione con la Procura di Bergamo che ha avviato un’indagine per valutare la gestione della pandemia ad Alzano e nel bergamasco in generale. La Procura ha necessità di sapere se l’Italia avesse un piano aggiornato per rispondere alla pandemia e ha convocato i ricercatori Oms, autori del rapporto. L’Oms, però, ha negato loro di presentarsi e rispondere alle domande, invocando l’immunità diplomatica.

Anche Zambon, per ben due volte, non si è presentato. Ora, però, intende dare il proprio contributo “all’indagine del secolo”, come la definisce lo stesso ricercatore.

IL RAPPORTO OMS E IL CASO GUERRA

Facciamo un passo indietro. Il rapporto Oms, finanziato con circa 100mila dollari dal Kuwait, descrive come l’Italia abbia affrontato l’arrivo della pandemia nel Paese. Parla di una risposta alla pandemia inadeguata, con la “reazione iniziale degli ospedali” che è stata “improvvisata, caotica e creativa”, e della mancanza di un piano pandemico aggiornato, con l’Italia che assolveva all’obbligo di avere un piano riconfermando quello del 2006.

IL RUOLO DI RANIERI GUERRA

Quel rapporto, pubblicato sul sito Oms il 13 maggio 2020 ed imboscato nell’arco di 24 ore dalla stessa Oms, non era particolarmente gradito al governo (dal momento che bocciava le linee guida seguite per fronteggiare la pandemia), ma anche a Ranieri Guerra, vicedirettore Oms ed ex direttore del ministero della Salute.

A lui andrebbe fatta risalire la responsabilità del mancato piano pandemico aggiornato. Il compito di aggiornare il piano pandemico spettava al Dipartimento Prevenzione del ministero. Tra il 2014 e il 2017, ha raccontato Report nelle scorse puntate, a guidarlo c’era Ranieri Guerra. E per lui non è valsa l’immunità Oms, che ha potuto raccontare (senza contradditorio) la propria versione dei fatti.

LE MAIL DI RANIERI GUERRA

Che quel rapporto Guerra non lo volesse vedere pubblicato lo intuisce anche dalle mail inviate a Zambon.

“Devi correggere subito”, scriveva Guerra a Francesco Zambon, chiedendo la modifica della data dell’aggiornamento del piano pandemico dal 2006 al 2016.

“Ultimo aggiornamento dicembre 2016”, scrive Guerra. “Non fatemi casino su questo. Stasera andiamo sui denti di Report e non possiamo essere suicidi (…) Adesso blocco tutto (…). Così non può uscire. Evitate cazzate. Grazie e scusa il tono. Ranieri”.

Il testo non cambierà e il rapporto, però, sarà ritirato subito dopo la brevissima pubblicazione.

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