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Perché governo e Iss si affidano alla Fondazione Bruno Kessler per la pandemia?

Fondazione Bruno Kessler

Dai tempi del governo Conte bis la Fondazione Bruno Kessler realizza modelli previsionali sulla diffusione del virus (modelli non sempre azzeccatissimi). Fatti, numeri, commenti e domande

 

La Fondazione Bruno Kessler di Trento, responsabile dei modelli previsionali sui possibili scenari provocati dalla pandemia e, di conseguenza, influente nel condizionare le decisioni su aperture e chiusure soprattutto nei primi mesi in cui ha iniziato a circolare il virus, è una fondazione privata che ha lavorato e lavora al fianco dell’Istituto superiore di sanità (Iss), del ministero della Salute e dell’Inail.

Alcuni esperti si sono posti la domanda: perché una fondazione privata e non degli istituti di statistica pubblici? Perché proprio la fondazione Kessler e non un’altra magari pubblicando un bando?

LA FONDAZIONE

Nata nel 2006, la Fondazione Bruno Kessler è stata riconosciuta personalità giuridica di diritto privato il cui Collegio dei fondatori e dei sostenitori è composto da: Provincia Autonoma di Trento (fondatore); Comune di Trento; Comune di Rovereto; Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Provincia di Trento; Confindustria di Trento; Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto; Federazione Trentina della Cooperazione.

Dal 2014, il presidente è Francesco Profumo, già presidente del Consiglio dell’Agenzia Spaziale Europea (2012-2013) e nel governo Monti ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca (2011-2013).

Segretario generale della Fondazione, dal 2009, è Andrea Simoni, che ha svolto in passato il ruolo di ricercatore presso l’Istituto Trentino di Cultura. Presidente del Comitato scientifico è Maurizio Sobrero.

I PRIMI DUBBI

Era maggio 2020 e l’Italia si preparava, non senza poche incertezze, a ripartire quando un addetto ai lavori diceva a Start: “Kessler ha 7 centri di ricerca ma nessuno si occupa di sanità. Inoltre, se un ente privato deve collaborare con le istituzioni – peraltro con modelli previsionali così sofisticati e che hanno un impatto politico-istituzionale rilevantissimo – ci deve essere un bando pubblico o un affidamento diretto motivato”.

PIÙ DI UN ANNO DOPO

“Ce lo ricorda Cartesio che il dubbio è l’inizio di ogni vera conoscenza, mentre Machiavelli ci dice che di certezze vive solo il Principe”. Partendo da questa riflessione, l’oncologo e direttore del laboratorio di Biologia dei Sistemi dell’Università La Sapienza, Mariano Bizzarri, il 10 novembre scorso, intervenendo al Convegno organizzato da “Generazioni Future” tenutosi a Torino, ha sollevato gli stessi interrogativi.

“Il governo ha assegnato l’incarico di fare la valutazione statistica a una fondazione privata che è pagata per il 50% dai soldi dei cinesi, che è la Fondazione Bruno Kessler… De che stamo a parlà?”, si p chiesto Bizzarri.

“Io ho fatto una proposta a suo tempo e dissi: ‘Scusate prendiamo 5 istituti di statistica delle principali università italiane, mettiamo due professori per ogni università e insieme troveremo qualcosa’. L’ho fatto io privatamente con un gruppo multidisciplinare e stiamo producendo un lavoro sui trend di mortalità”.

“Ma perché – prosegue Bizzarri – mi devo basare su una fondazione quando abbiamo tra l’altro una grande tradizione italiana di studi su questi temi? Ecco domande, non perché io abbia la verità in tasca, sono dubbi, sono elementi di certezza. Abbiamo bisogno su questo di ricostruire una interpretazione, certo, non in tv”.

I RAPPORTI INTERNAZIONALI

Bizzarri parla di “soldi cinesi”, ma non specifica né approfondisce con ulteriori dettagli. Comunqu la Fondazione Kessler ha svolto lavori scientifici con diverse università internazionali, tra cui la Fudan University of Shanghai e con l’Università di Haifa, non solo in ambito sanitario.

Inoltre, il “Piano sanitario nazionale per la risposta a un’eventuale pandemia da Covid-19” – rimasto segreto fino a settembre 2020 per non allarmare più del dovuto l’opinione pubblica – era stato redatto il 19 febbraio (giorno del ricovero del paziente 1 a Codogno) e concluso il 22 febbraio sulla base dei dati che una settimana prima il matematico della Fondazione, Stefano Merler, aveva raccolto nel suo studio sulle proiezioni epidemiologiche sulla possibile diffusione del virus. Studio che si era basato sui dati disponibili fino a quel momento su quanto stava accadendo in Cina.

UNA POSSIBILE RISPOSTA

Una delle possibili risposte alla domanda “perché è stata scelta la Fondazione Kessler?” per un ruolo così importante è che proprio Merler, matematico esperto di trasmissione delle malattie infettive, fosse già in possesso di un suo database di studi sulle pandemie. Merler, che è entrato nella Fondazione Kessler nel 1995, attualmente è direttore della divisione Health Emergencies.

LE PREVISIONI CATASTROFISTICHE

Ad aprile di quest’anno, le previsioni elaborate da Merler e svelate-pubblicate dal Corriere della Sera sostenevano che: “con le riaperture, se il contagio dovesse ripartire, rischiamo fino a 1.300 morti al giorno a metà luglio”. Il 15 luglio, però, il bollettino indicava che i nuovi casi nelle ultime 24 ore erano di poco superiori ai 2.000 e i decessi 23.

Il quotidiano ricorda poi che lo studio era stato presentato il 16 aprile al Comitato tecnico scientifico (Cts), ed era “stato determinante per frenare le riaperture considerate troppo rischiose”.

I PRECEDENTI

Già nell’aprile 2020, Linkiesta aveva pubblicato un’analisi della holding Carisma che criticava i dati forniti dalla Fondazione Kessler perché “avrebbero frenato la fase 2”. Questa volta, le previsioni ipotizzavano 151 mila pazienti in terapia intensiva entro metà giugno 2020, nel caso di una ripartenza totale.

Se non che, scrive Linkiesta, “per raggiungere il picco di 150 mila pazienti in terapia intensiva, come detto dagli esperti del governo, dovrebbero esserci 150 milioni di italiani con più di 20 anni. Ma siamo in tutto 60 milioni”.

LE ULTIME PREVISIONI

Pochi giorni fa, uno studio della Fondazione Kessler firmato dal presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e dal direttore della prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza, ha mostrato che le vaccinazioni in Italia hanno evitato, dall’avvio della campagna fino a fine giugno, 12 mila morti. Senza vaccini, precisano, ciò sarebbe stato possibile solo per un terzo.

Ma la previsione è che si potrà raggiungere un completo ritorno alla vita pre-pandemia in sicurezza solo con una copertura del 90% della popolazione (compresi i bimbi dai 5 anni in su) con vaccini mRNA.

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