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Perché dico no al Super green pass all’austriaca. Parla Cartabellotta (Gimbe)

Super Green Pass Cartabellotta

Dati alla mano, il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, boccia il modello Austria del 2G e il Super green pass, ma suggerisce due soluzioni per minimizzare il rischio di misure restrittive. Ecco quali

 

I contagi tornano a salire anche in Italia, così come il tasso di positività, e si parla di “modello Austria” e Super green pass, ma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, non è d’accordo. Ecco perché.

COSA SUGGERISCE DI FARE CARTABELLOTTA

Per il presidente di Gimbe, nello scenario attuale, in cui si osserva un progressivo aumento della circolazione virale e una riduzione dell’efficacia vaccinale che, secondo lui, “impone la dose di richiamo”, sono due le decisioni politiche che possono minimizzare il rischio di misure restrittive.

“La prima – afferma Cartabellotta, alla testa della fondazione specializzata in analisi dei dati sanitari  – è ridurre a 6 mesi la validità del green pass rilasciato a seguito di vaccinazione, in linea con le evidenze scientifiche sulla durata della protezione vaccinale e con le indicazioni per la dose di richiamo. La seconda è introdurre l’obbligo vaccinale sia per il ciclo primario, sia per la dose booster, almeno per tutte le categorie di lavoratori a contatto con il pubblico”.

PERCHÉ IL SUPER GREEN PASS AUSTRIACO NON CONVINCE

“Invece, – prosegue Cartabellotta, che con la fondazione segue l’andamento della pandemia e della campagna vaccinale – non convince affatto il ‘super green pass’ sul modello austriaco, di fatto un ‘surrogato’ dell’obbligo vaccinale. Escludere il tampone dalle modalità per il rilascio della certificazione verde – pur identificando le attività essenziali per le quali tale opzione rimarrebbe valida – rischia solo di aumentare le tensioni sociali senza alcuna garanzia di aumentare coperture vaccinali e adesione alla terza dose”.

COSA PREVEDE IL SUPER GREEN PASS IN AUSTRIA

L’Austria, che da lunedì scorso ha imposto il lockdown per i non vaccinati, dall’8 novembre ha introdotto anche il modello 2G, ovvero la ‘G’ di ‘geimpft’ (vaccinato) e ‘genesen’ (guarito). Solo in questi due casi, infatti, è possibile ottenere il Super green pass che dà accesso a bar, ristoranti, concerti, palestre, o anche al parrucchiere. Chi viola le regole rischia multe dai 500 ai 3.600 euro.

Sono esentati dal modello 2G gli accompagnatori di donne in stato di gravidanza al momento della nascita, i minori di 12 anni e gli studenti fino a 15 anni. Sul posto di lavoro, invece, vige il sistema del 3G, cioè è valido anche il risultato negativo del tampone (getestet, testato).

COSA SUCCEDE IN ITALIA

In Italia, parlando di “modello austriaco”, si intende il modello 2G, ovvero Super green pass valido solo con ciclo di vaccinazione completato o attestato di guarigione, senza l’opzione del tampone. Ma per quanto anche in Italia i contagi stiano aumentando non si parla certo dei numeri dell’Austria, dove ormai da una settimana si viaggia a più di 11 mila casi al giorno. Inoltre, la percentuale degli austriaci che hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino è del 67%, mentre in Italia 87%.

I DATI DI GIMBE

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe ha rilevato nella settimana 10-16 novembre 2021, rispetto alla precedente, un aumento di nuovi casi (54.370 vs 41.091) e decessi (402 vs 330).

Continuano a salire anche i casi attualmente positivi (123.396 vs 100.205), le persone in isolamento domiciliare (118.945 vs 96.348), i ricoveri con sintomi (3.970 vs 3.436) e le terapie intensive (481 vs 421).

“Per la quarta settimana consecutiva – ha dichiarato Cartabellotta – si conferma a livello nazionale un incremento dei nuovi casi settimanali (+32,3%)”. In tutte le Regioni tranne Calabria e Umbria, si legge nel report, si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi, con variazioni che vanno dal 0,7% della Regione Puglia al 180% della Valle D’Aosta.

LA SITUAZIONE NEGLI OSPEDALI

“Sul fronte ospedaliero – ha affermato Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +15,5% in area medica e +14,3% in terapia intensiva”.

A livello nazionale, fanno sapere dalla Fondazione, il tasso di occupazione è del 7% in area medica e del 5% in area critica, con notevoli differenze regionali: nessuna Regione supera la soglia del 15% per l’area medica, mentre Friuli-Venezia Giulia (14%) e Marche (10,1%) superano quella del 10% per l’area critica.

LE REGIONI CHE PREOCCUPANO DI PIÙ

Solo il Friuli-Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Bolzano sono molto vicini alla zona gialla visto che, oltre all’incidenza settimanale >50 casi per 100.000 abitanti, presentano entrambi i tassi di occupazione ospedaliera superiori o prossimi alle soglie del 15% in area medica e del 10% in terapia intensiva.

PERCHÉ IL SISTEMA DEI COLORI POTREBBE NON BASTARE

Tuttavia, Cartabellotta osserva che “bisogna tenere conto che l’attuale sistema per l’assegnazione dei colori alle Regioni è stato elaborato quando non esistevano dati sul declino della copertura vaccinale, né sulla necessità della terza dose. Con queste regole, durante i mesi invernali di aumentata circolazione virale, nelle Regioni con coperture vaccinali più basse e/o in ritardo sulla somministrazione della terza dose c’è il rischio di sovraccaricare gli ospedali senza cambiare colore; anche perché le Regioni hanno la possibilità di aumentare i posti letto disponibili, sottraendoli ad altri malati, o dimettere pazienti Covid in strutture private”.

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