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Pazienti Covid e terapia intensiva, tutti i numeri (oltre l’allarmismo)

Covid-19

I pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva sono 1.843. Considerando i 7.123 posti disponibili siamo al 25,8% della capienza. Prendendo come riferimento gli 8.939 posti che possono essere attivati in caso di necessità, con i ventilatori polmonari, scendiamo al 20,6%. Numeri e commenti (con gli allarmi dei medici)

 

A prima vista i numeri non sembrano così drammatici. I pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva sono 1.843. Considerando i 7.123 posti disponibili siamo al 25,8% della capienza. Prendendo come riferimento gli 8.939 posti che possono essere attivati in caso di necessità, con i ventilatori polmonari, scendiamo al 20,6%. Considerando poi i 10.300 ai quali si potrebbe arrivare con un’ulteriore tranche di ventilatori, il tasso di occupazione scende sotto il 18%.

Sono i numeri elaborati oggi dal Corriere della Sera.

Aggiunge il Corsera: “In quei dati ci sono solo i pazienti Covid, non gli altri. Era stato stabilito che ai pazienti Covid andasse riservato solo il 30% dei letti in terapia intensiva, proprio per lasciare posto anche alle altre malattie che non vanno certo in lockdown. Ma questo limite è già saltato in diversi ospedali. Non solo. Perché una cosa sono i letti disponibili, un’altra il personale necessario per farli funzionare. Secondo un sindacato degli anestesisti, Aaroi-Emac, con gli organici di adesso possono funzionare solo i 7 mila posti disponibili oggi”.

FLUSSI E STOCK

Per prevedere l’evoluzione di un fenomeno, più che il dato misurato in un preciso momento conta la sue evoluzione nel tempo. E la tendenza dei ricoveri in terapia intensiva, questa sì, è preoccupante, sottolinea il quotidiano in un articolo del giornalista Lorenzo Salvia.: “Ieri i pazienti Covid entrati in rianimazione sono cresciuti del 5,5%. Non poco. Anche perché la progressione non è lineare ma geometrica, cioè con un aumento sempre più corposo, giorno dopo giorno”.

PAROLA DI MEDICO

«Non siamo ancora al punto critico ma la pressione c’è», sintetizza Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento di emergenza e rianimazione del Gemelli di Roma, componente del comitato tecnico scientifico. Ma quando potrebbe arrivare il punto critico? «Se la tendenza rimane questa potremmo esserci già a metà novembre».

L’ALLARME DEI MEDICI

L’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino, “a fronte delle numerosissime richieste e segnalazioni arrivate nelle ultime ore da medici ospedalieri e da medici di medicina generale”, ritiene sia “assolutamente necessaria l’istituzione immediata di un nuovo lockdown, a causa dell’aggravarsi dell’emergenza sanitaria in corso”. “Siamo pienamente consapevoli delle conseguenze economiche, sociali e psicologiche che può provocare per tutte le persone un nuovo lockdown – sottolinea il presidente dell’Ordine Guido Giustetto -. Si tratta di un provvedimento che causa enormi disagi e che, pertanto, rappresenta davvero una soluzione estrema, per cui chiediamo al Governo di mettere in atto tutte le forme di aiuto e sostegno possibili. Tuttavia, la situazione e’ ora talmente grave che e’ in gioco la stessa tenuta del sistema sanitario, che altrimenti non sarà più in grado di provvedere alla salute dei cittadini”.

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DI SEGUITO UNA TABELLA PUBBLICATA ALL’INTERNO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA DI IERI (SOTTO UN ESTRATTO DEL TESTO)

Calcolati sull’intero territorio nazionale, i malati Covid ricoverati in rianimazione (1.746) occupano il 20 per cento dei posti disponibili. Al di sotto, dunque, della soglia critica del 30 per cento, indicata dall’Istituto Superiore di Sanità come limite oltre il quale il sistema comincia a collassare, non essendo più in grado di garantire quel tipo di cura a tutti i pazienti che ne hanno bisogno. Persino la Lombardia, la regione più tartassata dal virus, ha ancora un discreto margine. E a spingere un po’ più avanti la soglia, ci sono quasi duemila ventilatori pronto uso che il Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri ha già acquistato. Sono in magazzino. Aspettano solo di essere distribuiti.

Per addentrarsi nel cuore della questione bisogna superare anche l’impatto emotivo dell’ultimo bollettino, che certifica lo sfondamento di quota 30 mila nella casella “nuovi positivi”. È una cifra record. La curva del contagio terrorizza, anche perché continua a salire. La declinazione su cittadini e malati, però, è assai diversa rispetto a quella sperimentata nella drammatica primavera scorsa. Oggi solo lo 0,6 per cento degli attualmente positivi (325mila persone) è finito in terapia intensiva, mentre il 94 per cento è asintomatico e si trova in isolamento a casa, spesso senza alcuna assistenza da parte della medicina territoriale, smantellata nel corso degli anni. A marzo in rianimazione c’era il 6,7 per cento dei positivi. Oggi si fanno 215 mila tamponi al giorno, allora se ne facevano 28 mila.

LE TERAPIE INTENSIVE

Come detto, sono diventate l’indicatore della tenuta del sistema ospedaliero. Quanti sono, realmente, i posti letto a disposizione? All’inizio dell’emergenza le regioni, complessivamente, ne contavano 5.179. La Struttura commissariale di Arcuri, finora, ha distribuito loro altri 3.369 ventilatori polmonari, che sono il macchinario base per la terapia intensiva. Aggiungendo i ventilatori acquistati direttamente dalle Asl, ad oggi ci sono 8.939 posti letto disponibili.

I POSTI ATTIVABILI

È una cifra che va spiegata: comprende sia quelli già attivati sia quelli attivabili a stretto giro, perché l’apparecchiatura è stata consegnata ed è in gestione all’ospedale. In questo iato, tuttavia, passa la differenza tra la teoria e la pratica. Non tutte le Asl, infatti, hanno sufficiente personale specializzato per organizzare nuovi posti letto in rianimazione. Il ministero della Salute ha disposto circa 30 mila nuove assunzioni tra medici e infermieri, ma chi poi deve maneggiare i ventilatori polmonari e trattare i pazienti con polmoniti acute ha bisogno di un periodo di formazione. A differenza delle macchine, i dottori non sono pronto uso.

LA SITUAZIONE DELLE REGIONI

Repubblica ha incrociato i dati forniti dal Commissario nella conferenza stampa di giovedì con quelli raccolti dalle Regioni. La Toscana è quella che più di altre, inaspettatamente, si trova vicino alla soglia critica: il rapporto tra i posti letto disponibili (528) e occupati da pazienti Covid (153) è del 29 per cento. Segue la Campania col 28 per cento, il Piemonte con il 26 per cento. La Lombardia, quanto a reparti di rianimazione, è la regione con la capacità maggiore in Italia (1.530 letti) e attualmente vi sono ricoverati 370 contagiati (il 24 per cento dei posti a disposizione). Le situazioni meno preoccupanti sono quelle del Veneto (12 per cento), della Basilicata (11 per cento), della Provincia autonoma di Trento (9 per cento) e della Calabria (5 per cento).

CHE COSA DICE L’ISS

Ad oggi, la fotografia è questa. Può sicuramente peggiorare, come spiega il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro: «Esiste un’alta probabilità che 15 regioni superino le soglie critiche nel prossimo mese». Però sono dati consolidati a cui si aggrappano le colombe del governo, il premier Conte in primis, per scongiurare l’ipotesi del lockdown totale e immediato, a dispetto dei rigoristi, guidati dal ministro della Salute, che spingono per la chiusura. A favore dei primi c’è un ultimo dato. La struttura commissariale ha comprato altri 1.789 ventilatori polmonari. Li consegnerà nelle prossime ore alle regioni vicine al limite di emergenza. Se attivati tutti, porterebbero i posti in terapia intensiva a 10.728, facendo calare — con le cifre attuali — il livello di saturazione al 16 per cento. Una percentuale di speranza, a cui si attacca il Paese per non chiudere di nuovo i battenti.

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