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Non esiste un vaccino ideale. Parola di Ippolito (Spallanzani)

Efficacia Vaccini Biden Covid

I vaccini di Pfizer, Moderna e Astrazeneca sono da accettare senza remore, perché il vaccino ideale non esiste. Le parole di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e componente del Cts, sui tre farmaci anti Covid

 

“Tutti i vaccini oggi disponibili in Italia sono efficaci e sicuri. Non c’è tempo per aspettare quello ideale”. A dirlo è Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e componente del Comitato tecnico scientifico, parlando degli attuali vaccini anti Covid che vengono somministrati in Italia.

Tre sono le armi a nostra disposizione per provare a fermare la pandemia: il vaccino di Pfizer-Biontech, il primo ad essere approvato, quello dell’americana Moderna e quello prodotto da Astrazeneca e messo a punto dall’Università di Oxford in collaborazione con l’italiana Irbm (con una efficacia più bassa).

LE PAROLE DI IPPOLITO

Per Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, la scienza ha fatto un miracolo: abbiamo tre diversi vaccini contro il Covid-19 approvati nel giro di pochi mesi, efficaci e sicuri.

“Tutti i vaccini oggi disponibili in Italia sono efficaci e sicuri. Non c’è tempo per aspettare quello ideale. Il virus corre e bisogna proteggersi. La scienza ha fatto un miracolo”, ha detto in una intervista al Corriere della Sera. “In questa fase dell’epidemia credo che vadano accettati senza remore tutti i vaccini che dimostrino un’ efficacia relativamente buona e per relativamente buona si intende almeno il 60-70 per cento. È un principio a maggior ragione valido se si accompagna a un profilo di sicurezza adeguato, vale a dire l’assenza di effetti indesiderati gravi”.

IL CALCOLO DELL’EFFICACIA

Ma come si calcola l’efficacia del vaccino? “Da oltre un secolo per efficacia si intende la misura dell’insorgenza della malattia nei vaccinati rispetto ai non vaccinati. Per questo vengono condotti studi clinici in cui i volontari vengono assegnati in modo random al gruppo che riceve il medicinale o a quello che non lo avrà e prenderà un placebo”. Per ora abbiamo la percentuale di questo.

IN ATTESA DI EFFICACIA PRATICA

Attendiamo, invece, i dati dell’efficacia pratica. “Diversa è invece l’efficacia sul campo, che si definisce efficacia pratica (effectiveness in inglese): è la misura di quanto un vaccino funzioni in una popolazione più ampia. L’efficacia viene espressa con la proporzione del tasso di attacco della malattia tra i non vaccinati e quello tra i vaccinati oppure come calcolo del rischio relativo di malattia nel gruppo dei vaccinati”.

SERVE STRATEGIA

Certo, se è vero che non è possibile aspettare il vaccino ideale, è anche vero che in nome dell’efficacia conosciuta serve attuare una strategia.

“La scelta di riservare i vaccini con un livello di efficacia maggiore alle persone con un’età più elevata e che hanno maggiori rischi a causa di patologie concomitanti è la strategia migliore per proteggere al meglio coloro che corrono più da vicino il pericolo di malattia grave e morte. Per coloro che sono meno a rischio vanno bene anche gli altri vaccini disponibili”, dice Ippolito.

L’EFFICACIA DEL VACCINO DI PFIZER

È per questo che il vaccino di Pfizer, come quello di Moderna, è destinato alle persone più anziane. I risultati degli studi effettuati, infatti, “hanno dimostrato che due dosi del vaccino Covid-19 mRNA Bnt162b2 (Comirnaty) somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra possono evitare al 95% degli adulti dai 16 anni in poi di sviluppare la malattia Covid-19 con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnie. Il 95% di riduzione si riferisce alla differenza tra i 162 casi che si sono avuti nel gruppo degli oltre 18mila che hanno ricevuto il placebo e i soli 8 casi che si sono avuti negli oltre 18mila che hanno ricevuto il vaccino”, spiega Aifa.

L’EFFICACIA DEL VACCINO DI MODERNA

Molte efficace e destinato ad una platea più fragile è anche il vaccino di Moderna, la cui “efficacia è stata calcolata su circa 28.000 persone di età compresa tra 18 e 94 anni, che non presentavano segni di precedente infezione”.

“Lo studio – spiega Aifa, riprendendo le indicazioni dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali – ha mostrato che il numero dei casi sintomatici di Covid-19 si è ridotto del 94,1% nei soggetti che avevano ricevuto il vaccino (su 14.134 persone vaccinate 11 presentavano COVID-19 con sintomi), rispetto a quelli che avevano ricevuto un’iniezione fittizia (su 14.073 persone a cui era stata somministrata un’iniezione fittizia 185 presentavano COVID-19 con sintomi). Ciò significa che il vaccino ha dimostrato di essere efficace al 94,1% nello studio”.

Non solo. “È stata altresì dimostrata un’efficacia del 90.9% nei partecipanti a rischio di Covid-19 grave, compresi i soggetti affetti da malattia polmonare cronica, cardiopatia, obesità, malattia del fegato, diabete o infezione da HIV. L’efficacia si è mantenuta elevata a prescindere dal sesso, dalla popolazione e dall’etnia”.

L’EFFICACIA DEL VACCINO DI ASTRAZENECA

Meno indicato per la somministrazione nelle persone anziane, invece, è il vaccino di Astrazeneca, che ha dimostrato un’efficacia del “59,5% nella riduzione delle infezioni sintomatiche da Covid-19”, scrive Aifa.

RIVALUTAZIONE IN CORSO?

Efficacia, però, che potrebbe essere rivista al rialzo da Ema, secondo quanto dichiarato Piero Di Lorenzo, amministratore delegato dell’Irbm di Pomezia, che ha collaborato alla messa a punto del vaccino.

“La fornitura” del siero “andrà presto a regime e l’efficacia potrebbe salire all’82% dopo una rivalutazione dell’Ema”, ha detto Di Lorenzo in una intervista alla Stampa. “AstraZeneca ha concluso altre sperimentazioni che dimostrano un’efficacia del 76% con una dose, che sale all’82 con la seconda dopo tre mesi, con punte del 92. Inoltre, la percentuale scoperta non svilupperebbe la malattia in modo grave. Il nuovo studio è stato mandato alla rivista Lancet e a giorni arriverà all’Ema”.

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