Salute e ricerca

No, il Covid non circola all’aria aperta (se non ci sono assembramenti). Report Cnr

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Uno studio del Cnr dimostra che non si sono verificati focolai Covid-19 sviluppati dalla trasmissione all’aria aperta (in assenza di assembramenti)

 

Non c’è dubbio che sia una battaglia seria. Una lotta che mette insieme stato di salute, comportamenti sociali, sanità pubblica, ambiente, inquinamento. Quando ce ne saremo liberati, avremo tempo per rileggere studi e ricerche su come sia stato possibile in Italia registrare migliaia di morti.

Per ora più di un Istituto ha detto che l’aria ammorbata da gas di scarico, Pm10 ed altro, ha aiutato il coronavirus a fare maggiori danni. Più di uno scienziato ha parlato della circolazione del Covid al chiuso attraverso i sistemi di aerazione degli ambienti. Ma nell’aria libera, no. I focolai sviluppati dalla trasmissione in aria – l’airborne – attraverso le goccioline respiratorie non ci sono stati.

Uno studio multidisciplinare dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Lecce, dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata, ha analizzato le concentrazioni di particelle virali nell’aria in Veneto e Puglia a maggio. A Mestre come a Lecce sono stati studiati casi concreti che hanno portato alla conclusione di un minore pericolo delle goccioline nell’aria per strada.

“Due parti del Paese (nord e sud Italia) caratterizzate da tassi di diffusione del COVID-19 molto diversi nella prima fase della pandemia”, spiega Daniele Contini, ricercatore Cnr. Il virus cammina in base a diverse variabili, trasporta le particelle, ma all’aperto non nuoce nella misura in cui si riteneva. Una verità che tranquillizza gli italiani nell’ansia generale di uscire da zone rosse, arancioni, gialle.

Una sostanziale differenza tra ambienti outodoor e indoor va comunque tenuta in considerazione. L’airborne resta in agguato al chiuso, con una circolazione spinta. Per strada la sua potenza “è molto bassa, quasi trascurabile”, in virtù di fenomeni atmosferici complessi. Sollievo, dunque, per chi gira all’aperto e forse di più per le migliaia di abitanti di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna in vetta alle classifiche europee per intossicazione da smog.

Meglio non esultare troppo, però, dicono i ricercatori, perché seppure all’aperto, è giusto mantenere la distanza fisica e rispettare le prescrizioni dei governo.

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