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L’Ue si ostina a non eliminare le sostanze chimiche dannose per la salute

Mercoledì 15 aprile la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha adottato una posizione di compromesso sull’uso di sostanze pericolose nei prodotti per l’igiene e la cura della persona. Le norme sono state rese meno rigide, ma in misura minore rispetto a quanto auspicato dall’industria. L'approfondimento del quotidiano Le Monde

 

Quante sostanze cancerogene o tossiche per la riproduzione rimarranno nelle creme da giorno, nei dentifrici, nei gel doccia, negli ombretti o nei profumi, una volta completata la semplificazione normativa? È una delle questioni in gioco nel progetto di allentamento della regolamentazione delle sostanze chimiche – detto «Omnibus VI» – esaminato mercoledì 15 aprile dalla commissione Ambiente del Parlamento europeo. È stata adottata una versione di compromesso, sostenuta dal Partito Popolare Europeo (PPE), Renew e dai socialdemocratici (S&D). Voluto dalla Commissione europea, questo pacchetto legislativo mira a consentire risparmi sostanziali per gli Stati e le imprese – circa 300 milioni di euro all’anno secondo i calcoli di Bruxelles, scrive Le Monde.

PREOCCUPAZIONI E RISCHI PER LA SALUTE

Ma il progetto suscita da diversi mesi l’inquietudine dei parlamentari, della società civile e persino dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, per i rischi che comporterebbe per i consumatori: in particolare, dovrebbe consentire alle aziende cosmetiche di allungare i tempi di eliminazione, o addirittura di mantenere nei loro prodotti sostanze pericolose – cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (le cosiddette CMR).

POSIZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E COMPROMESSO

I parlamentari hanno concordato un testo che limita gli allentamenti proposti dalla Commissione. Questi erano motivati in particolare dal fatto che un gran numero di prodotti per l’igiene e la cura del corpo o anche di profumi commercializzati in Europa contengono sostanze in procinto di essere classificate come CMR dalle autorità sanitarie dell’Unione – e quindi vietate, secondo la normativa attuale. Questa prospettiva mette in difficoltà le aziende interessate.

SOSTANZE CMR E TEMPI DI ELIMINAZIONE

«Dato che oltre l’85% [dei cosmetici] contiene ingredienti potenzialmente interessati da tali divieti, le implicazioni di queste classificazioni sono considerevoli», giustifica la Commissione europea. Attualmente, l’entrata in vigore della classificazione CMR di una sostanza comporta il suo divieto entro un termine di diciotto mesi. Secondo l’associazione Générations futures, la proposta della Commissione porta questo termine a cinquantasette mesi (quattro anni e nove mesi), quella del Consiglio a tre anni, mentre la versione dei due correlatori del testo al Parlamento arrivava fino a un termine di settantotto mesi (sei anni e mezzo). […]

ACCORDO SUI TERMINI DI RITIRO

Nel compromesso raggiunto dagli eurodeputati, il termine massimo sarebbe di settantasette mesi (circa sei anni), ma sarebbe subordinato a un parere positivo del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (CSSC), un gruppo di esperti collegato alla Commissione europea. Nel caso in cui l’industria accetti la classificazione CMR, e quindi il divieto della sostanza, il termine per il suo ritiro verrebbe ridotto a circa trenta mesi (due anni e mezzo). Un termine analogo si applicherebbe in caso di parere negativo del CSSC. «Si tratta chiaramente di un passo indietro rispetto alla situazione attuale, ma a nostro avviso è l’accordo meno peggiore possibile, afferma l’eurodeputato Pascal Canfin (Renew). Avevamo la scelta tra un enorme passo indietro per la salute pubblica e un compromesso per evitare il peggio.»

Questo compromesso, adottato dalla commissione Ambiente del Parlamento, esclude anche una disposizione proposta dall’esecutivo europeo, secondo cui la classificazione CMR si applicherebbe solo in base a una particolare via di esposizione. Ad esempio, una sostanza riconosciuta come tossica per via orale o per inalazione potrebbe essere utilizzata in un prodotto non specificamente destinato ad essere ingerito o respirato. […]

VALUTAZIONI POLITICHE DEL COMPROMESSO

«Questo compromesso è ben lungi dall’essere ideale, ma preserva il cuore della legislazione europea che mira a vietare i prodotti cancerogeni e limita drasticamente il periodo durante il quale i prodotti in questione possono essere commercializzati prima del loro ritiro rispetto alla proposta iniziale della Commissione», commenta l’eurodeputato Christophe Clergeau (S&D). Da parte loro, afferma l’eurodeputata Marie Toussaint (EELV), «i Verdi si sono astenuti sul compromesso relativo ai cosmetici ma hanno votato a favore del compromesso finale». I Verdi e La Sinistra hanno presentato un emendamento volto a vietare i PFAS (sostanze per- e polifluoroalchilate, o «inquinanti eterni») nei cosmetici, che non è stato adottato.

CRITICHE SCIENTIFICHE E TOSSICOLOGICHE

«Queste proposte di allentamento delle norme sono un’assurdità per i tossicologi che vedono già i danni alla salute causati dall’esposizione della popolazione a una quantità di molecole chimiche, tra cui CMR e interferenti endocrini», giudica da parte sua la biologa e tossicologa Francelyne Marano (Università Paris-Cité), una delle figure di spicco della salute ambientale in Francia. Permettere l’uso di sostanze CMR quando si sa che la pelle non è una barriera impermeabile e che le popolazioni vulnerabili come le donne incinte devono essere protette è inaccettabile.

I PROSSIMI STEP

Il compromesso adottato dalla commissione Ambiente del Parlamento dovrà essere esaminato in seduta plenaria alla fine di aprile. I negoziati tra la Commissione, il Consiglio e gli eurodeputati proseguiranno fino al raggiungimento di un compromesso finale e stabile.

Qualunque cosa accada, il livello di protezione dei consumatori europei dovrebbe diminuire al termine del processo.

(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di eprcomunicazione)

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