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Educazione

“L’educazione è un casino da sempre”. Parola di pedagogo

Educare è sempre stato difficile: anche nel 7000 a.C. gli adulti riscontravano grandi difficoltà a relazionarsi con i più giovani che non capivano. Il pensiero del prof. Franco Nembrini, pedagogo.

“La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell’autorità e non ha alcun rispetto degli anziani. I bambini di oggi sono dei tiranni, non si alzano quando un vecchio entra in una stanza, rispondono male ai genitori. In una parola sono cattivi”. Queste parole, declamate dal prof. Franco Nembrini, non arrivano a commentare l’ennesimo fatto di cronaca che vede protagonisti degli adolescenti. Queste parole appartengono a Socrate e sono state pronunciate nel 470 a.C.

Franco Nembrini è un pedagogo, insegnante, fino al 2015 rettore del centro scolastico “La Traccia” e scrittore. Grande appassionato di Leopardi e Dante, nel 2018 ha pubblicato per Mondadori, insieme a Gabriele Dell’Otto e con prefazione di Alessandro D’Avenia, tre volumi a commento di “Inferno”, “Purgatorio” e “Paradiso” di Dante Alighieri. Da sempre attivo nell’Azione cattolica, dal 1999 al 2006 è presidente della Federazione Opere Educative (FOE), l’associazione di scuole paritarie legata alla Compagnia delle Opere, nel 2012 ha curato per TV 2000, l’emittente della Cei, “Nel mezzo del Cammin”, un ciclo di 34 puntate in cui racconta l’opera più importante del sommo poeta.

“L’EDUCAZIONE È UN CASINO DA MO”

Il professore, in un ciclo conferenze di qualche anno fa, spiega, attraverso citazioni di autori antichi, quanto sia antico il refrain secondo il quale le giovani generazioni abbiano perso lo spirito, la voglia di mettersi in gioco e anche l’educazione e il rispetto nei confronti dei più anziani. “Non c’è più alcuna speranza per l’avvenire del nostro paese, se la gioventù di oggi prenderà il potere domani, poiché questa gioventù è insopportabile senza ritegno, terribile”. Queste parole sono di Esiodo, siamo nel 720 a.C. “Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico, i ragazzi non ascoltano più i loro genitori, la fine del mondo non può essere lontana”. A pronunciare queste parole prive di speranza fu un sacerdote dell’antico Egitto, 2000 anni prima di Cristo. “Questa gioventù è marcia nel profondo del cuore. I giovani sono maligni e pigri, non saranno mai come la gioventù di una volta. Quelli di oggi non saranno capaci di mantenere la nostra cultura”. Quest’ultima è stata ritrovata in un’incisione su un vaso d’argilla nell’antica Babilonia, 3000 a.C.

LA RIVALUTAZIONE DELL’EDUCAZIONE AUTORITARIA

Il prof. Nembrini fa questa rassegna per sottolineare quanto sia stato sempre difficile il rapporto tra le generazioni e quanto spesso sia stato fonte di stress, tensioni e incomprensioni. “L’educazione è un casino da mo”, ricorda il professore. In un altro del suo intervento il professore ricorda le contestazioni all’educazione “autoritaria” degli anni ’70. “Può essere che quell’educazione fosse autoritaria – dice il prof. Nembrini -. Io ci ho creduto negli anni ‘70, ‘80, adesso devo essere sincero, un po’ meno. Io sono quarto di 10 figli di una famiglia povera, non colta, figlio di contadini. Quell’educazione di mio padre non so se si potesse definire autoritaria. Certo che se arrivavo a casa alle 3 di notte lui era lì seduto al tavolo che mi aspettava, mi guardava e diceva: “adesso basta, fine”. E te non lo facevi più, ma non lo facevi perché ti aveva detto senza muovere un’unghia, adesso basta, adesso la pianti e quell’insegnamento lì ti resta come il decalogo. Io sostengo che noi abbiamo goduto di spazi di libertà nei prati degli oratori, nelle strade dei nostri paesi, nei boschi delle nostre colline, nelle aie delle nostre cascine, spazi di libertà oggi sconosciuti a questi poveri cristi di figli unici in 60 m di appartamento”.

LA GENERAZIONE SENZA AUTOSTIMA

Quella di cui parla Nembrini è una generazione che ha faticato, e fatica ancora oggi, a trovare il suo posto nel mondo. Una delle ragioni, tralasciando le congiunture storiche ed economiche, risiederebbe, secondo il professore, nella scarsa fiducia che i ragazzi ripongono in sé stessi. “Anche noi, negli anni ’70, dicevamo “che mondo di merda, che scuola di merda, che famiglia di merda”. Ma quando arrivavamo in fondo dicevamo, noi lo cambieremo, con forza. Non è andata bene – ammette il prof. Nembrini – ma questa generazione, la mia ormai quasi sessantenne, quando ha constatato un mondo che non le piaceva ha urlato noi lo cambieremo. Quello che mi fa impressione di questa generazione, invece, è che quando finisce l’elenco dice e anch’io sono una merda. E la generazione che più si sottostima di tutte quelle che mi sono passate davanti in quasi quarant’anni di insegnamento, si sottostima, si colpevolizza, si fa del male. Tanto male nelle forme, nelle patologie più diverse”.

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