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Vi racconto la rivoluzione dei vaccini

VACCINI

Pubblichiamo un estratto di “Vaccini. Mai così temuti, mai così attesi” (Chiarelettere), il nuovo libro della giornalista scientifica Roberta Villa

Lo sviluppo dei vaccini non è solo la condizione indispensabile per una svolta nella gestione della crisi pandemica, ma la chiave di volta di una rivoluzione ben più ampia, che interessa patologie con impatti drammatici, come quelle tumorali, promettendo di rivoluzionare la ricerca finalizzata alla terapia. Pubblichiamo per gentile concessione dell’editore Chiarelettere un estratto di “Vaccini. Mai così temuti, mai così attesi”, il nuovo libro della giornalista scientifica Roberta Villa, che da anni si occupa di comunicazione e divulgazione della scienza e dei temi della salute. (Redazione Start Magazine)

UNA RIVOLUZIONE IN MEDICINA

Lo sforzo immane di risorse umane ed economiche che sono state impegnate nella corsa al vaccino contro Covid-19 potrebbe dare una svolta anche al resto della vaccinologia. Se i risultati clamorosi emersi in questi mesi saranno confermati, potrebbe infatti nascere una nuova generazione di vaccini a mRNA (e forse a adenovirus) per altre malattie infettive, soppiantando vaccini poco efficaci o consentendoci finalmente di fronteggiare malattie nei confronti delle quali non siamo riusciti finora ad avere vaccini sicuri ed efficaci.

Ma i risultati ottenuti per contrastare la pandemia potrebbero avere ricadute positive anche sui settori da cui è partita la ricerca. I vaccini a mRNA, per esempio, non erano studiati solo come mezzo di prevenzione delle malattie infettive, ma anche come possibile cura personalizzata nei confronti di alcuni tumori. Le tre aziende che hanno prodotto più rapidamente i vaccini contro Covid-19 (Moderna con i National Institutes of Health statunitensi, Pfizer con la tedesca BioNtech e CureVac, anch’essa situata in Germania) fino a dicembre 2019 si occupavano soprattutto di «vaccini terapeutici» contro il cancro. Non veri vaccini, dunque, perché non hanno un ruolo preventivo, ma farmaci basati sullo stesso

principio che chiama in causa il sistema immunitario. Sono prodotti personalizzati, costruiti su misura per ciascun paziente, dopo aver identificato dal confronto tra cellule sane del sangue e cellule malate provenienti dalla biopsia i cosiddetti «neoantigeni» da usare come bersagli. In meno di un mese le aziende sono in grado di produrre il vaccino a mRNA perché sia somministrato al paziente. È chiaro che per il momento questa procedura si presta poco a una diffusione su larga scala, ma la ricerca va avanti, anche associando

questi vaccini con altri farmaci usati per l’immunoterapia dei tumori, i cosiddetti «checkpoint inhibitor» che tolgono i freni alle difese dell’organismo. Con questa strategia di potenziamento delle difese basata sui vaccini a mRNA si stanno ottenendo risultati promettenti, per quanto molto preliminari, nei confronti del melanoma, dei tumori di testa e collo e di altre neoplasie.

L’esperienza degli studi di approvazione dei vaccini anti Covid basati sulla stessa piattaforma, e ancor più quella derivata dai milioni di persone vaccinate in tutto il mondo, permette oggi di riprendere in mano le linee di ricerca nei confronti dei tumori con molte informazioni in più sulla sicurezza di questi prodotti e sui meccanismi immunitari su cui vanno ad agire. È lecito quindi sperare che anche lo sviluppo di queste forme di immunoterapia possa ricevere un’accelerazione ed è un vero peccato che in Italia, all’avanguardia nella ricerca contro il cancro, questa linea di studio sia del tutto trascurata. Anche l’uso dei vettori a adenovirus per trasportare materiale genetico nelle cellule deriva da un altro campo di ricerca di nicchia, quello delle malattie genetiche, che da decenni punta a curare tali patologie trasportando all’interno delle cellule i geni mancanti o difettosi. Con il sequenziamento del genoma umano, sembrava che queste patologie potessero finalmente trovare dei trattamenti efficaci. Ma la speranza si è subito scontrata con la difficoltà di portare il materiale genetico nelle cellule. L’ostacolo è stato superato in primo luogo grazie all’idea di utilizzare i virus, opportunamente «svuotati», come mezzi di trasporto (vettori) dell’informazione genetica. Poi sono arrivate le cellule staminali ingegnerizzate e Crispr (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats), l’innovativa tecnica che consente di correggere in maniera precisa il genoma là dove è difettoso. Ma i vettori virali potrebbero ancora fare la loro parte. Questa tecnologia è stata usata in alcuni dei nuovi vaccini, però in futuro potrebbe tornare nel campo d’origine. Oltre che per la produzione di altri vaccini contro malattie infettive, l’esperienza ottenuta su larga scala nella vaccinazione potrebbe dare quindi un impulso alla ricerca su malattie genetiche più o meno rare che aspettano di avere una risposta terapeutica importante.

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