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La quarta dose vista da Ema, Ecdc, Italia e non solo

Quarta Dose

Una strategia comune sulla quarta dose è quello che il ministro della Salute, Speranza, ha chiesto alle autorità europee, che ieri hanno risposto. Ma intanto molti Paesi Ue si sono già mossi autonomamente e continua a persistere uno zoccolo duro di over 60 che non si presenta per la terza dose. Tutti i dettagli

 

Era stato il nostro ministro della Salute, Roberto Speranza, insieme ad altri suoi omologhi europei a sollecitare le autorità dell’Ue su un parere comune a tutti gli Stati membri circa la quarta dose per evitare di procedere in ordine sparso come, in realtà, sta già avvenendo.

Ieri, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) si sono pronunciati e hanno dato il via libera al secondo booster per tutti gli over 80 a distanza di almeno 4 mesi dalla terza dose.

COSA HANNO DETTO EMA ED ECDC

Nella dichiarazione congiunta, Ema ed Ecdc hanno concluso che “è troppo presto per considerare l’uso di una quarta dose di vaccini anti Covid a mRna (Comirnaty di Pfizer e Spikevax di Moderna) nella popolazione generale”.

Tuttavia, dopo aver esaminato i dati sui rischi di malattia grave comportati dal Covid e la protezione fornita da una quarta dose, “entrambe le agenzie hanno concordato che una quarta dose (o un secondo richiamo) può essere somministrata agli adulti dagli 80 anni in su”.

Ema ed Ecdc hanno inoltre affermato che non ci sono ancora prove che giustifichino una quarta dose indistintamente in altre fasce di età, a meno che non si tratti di persone immunocompromesse per cui era già stato autorizzato il secondo richiamo.

Se, però, la situazione epidemiologica dovesse cambiare non si esclude di ampliare la platea. “Nel frattempo, – prosegue il comunicato – le autorità nazionali considereranno anche i dati locali nel decidere se utilizzare una quarta dose nelle persone a più alto rischio”.

Infine, “poiché le campagne di ri-vaccinazione potrebbero iniziare in autunno, le autorità considereranno il momento migliore per le dosi aggiuntive, possibilmente approfittando dei vaccini aggiornati”.

I DATI SULLA QUARTA DOSE

I dati a supporto della decisione di Ema ed Ecdc provengono in gran parte da Israele e mostrano che “un secondo richiamo dato almeno 4 mesi dopo il primo ripristina i livelli di anticorpi senza sollevare nuovi problemi di sicurezza. I dati – fanno sapere le due agenzie – suggeriscono anche che un secondo richiamo fornisce ulteriore protezione contro la malattia grave, anche se la durata dei benefici non è ancora nota e le prove sono ancora limitate”.

COSA DECIDERANNO I MINISTRI DELLA SALUTE

Ora che il parere dalle istituzioni europee è arrivato, oggi dovrebbero essere i ministri della Salute dell’Ue a decidere se uniformarsi all’indicazione fornita perché comunque alla fine le linee guida le stabilisce ciascuna agenzia nazionale del farmaco.

In Italia, infatti, l’ultima parola spetterà all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che quasi sicuramente seguirà le raccomandazioni di Ema ed Ecdc.

COME SI STANNO (GIÀ) MUOVENDO GLI ALTRI STATI

Speranza ha chiesto all’Ue di intervenire per evitare di creare confusione e diffidenza nell’opinione pubblica poiché molti Stati sono già partiti autonomamente con la somministrazione della quarta dose.

Ieri, per esempio, la Grecia ha autorizzato il secondo booster per tutti gli over 60; la Svezia ha dato il via libera dai 65 in su; la Germania la raccomanda a chi ha più di 70 anni; la Gran Bretagna agli over 75 e la Francia a chi ha 80 anni e più.

TROPPE POCHE TERZE DOSI

Prima di preoccuparsi della quarta dose, Ema ed Ecdc sono tornate a battere su un punto fondamentale: la terza dose è necessaria per tenere alto il livello di protezione dell’intera comunità.

Alla fine di marzo 2022, si legge nella nota congiunta, l’83% degli adulti aveva ricevuto la vaccinazione iniziale completa e solo il 64% aveva ricevuto una dose di richiamo

COME VANNO LE TERZE DOSI IN ITALIA

Ci sono ancora troppi assenti all’appello che, finito il ciclo primario, non si sono più presentati all’appuntamento con la terza dose. In Italia, gli over 60 senza terza dose sono circa un milione e mezzo, il che li mette a rischio poiché, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), nell’ultimo mese il 70% dei morti aveva compiuto 80 anni e solo il 50% aveva fatto il booster.

Non è un caso, infatti, che questa settimana nel nostro Paese si sia toccato il minimo storico nelle vaccinazioni con 27 mila somministrazioni al giorno.

SULLE CURE ANTI COVID QUALCOSA SI MUOVE

Non solo quarta dose. Ieri Speranza ha anche annunciato che la Cts dell’Aifa ha appena iniziato a lavorare nella direzione di consentire attraverso i medici di medicina generale un accesso più diretto agli antivirali, Molnupiravir e Paxlovid.

Finora, infatti, uno dei grandi ostacoli all’utilizzo delle pillole anti Covid (sottolineato più volte) è proprio la lunga trafila che i medici devono seguire per la prescrizione di questi farmaci tenuti in ostaggio nelle dispense delle farmacie ospedaliere e dei centri ospedalieri specializzati.

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