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La fuffa governativa sulla ventilazione meccanica nelle scuole

Bianchi

L’articolo di Nello Trocchia per il quotidiano Domani sulla ventilazione meccanica nelle scuole

 

Il Dpcm approvato il 26 luglio dal governo Draghi contiene buoni propositi per evitare «i potenziali impatti negativi sulla salute di una varietà di inquinanti atmosferici che si possono trovare in ambienti indoor (interni)», si legge. Dopo la chiusura delle scuole per la pandemia, la qualità dell’aria negli istituti è un tema centrale e irrisolto. E siamo al terzo anno scolastico dall’inizio dell’emergenza Covid.

I sistemi di ventilazione meccanica controllata consentono di rigenerare l’aria e contribuire alla riduzione del contagio con conseguente purificazione del locale, ma restano una rarità nelle scuole italiane, che puntano tutto sulle finestre aperte e sulla pulizia ordinaria. Il governo si occupa della questione con un provvedimento, pubblicato il 3 agosto in Gazzetta ufficiale, che introduce le linee guida, ma con un ritardo di circa 4 mesi e mezzo rispetto alla scadenza prevista dalla legge.

«La qualità dell’aria indoor nelle scuole assume un particolare significato e rilievo, sia per le vulnerabilità dei soggetti (ad esempio studenti e lavoratori alcuni con suscettibilità e disabilità più o meno complesse, con malattie respiratorie, asmatici e allergici, con alterazione del sistema immunitario, ecc.), sia per gli elevati tempi di permanenza», si legge nell’allegato dedicato al tema. L’esecutivo lo individua come priorità e riferisce di uno documento elaborato da un gruppo di studio nazionale, che si occupa proprio di qualità dell’aria negli spazi interni, che fissa strategie di monitoraggio degli «inquinanti chimici (Pm10 , Pm2,5 , Cov, Svoc) e biologici (batteri, funghi, virus e allergeni) che contiene i principali valori numerici (valori di riferimento, guida, tempistica, ecc.)».

Le linee guida ribadiscono quanto noto da tempo sull’importanza di garantire una buona qualità dell’aria negli istituti, ma per farlo non servono necessariamente «dispositivi di sanificazione, purificazione/ventilazione». E allora come può un dirigente capire quali misure adottare per migliorare la qualità dell’aria? Le linee guida danno una risposta che prevede il coinvolgimento di enti estranei a questo tipo di monitoraggio. «Il dirigente scolastico richiede alle autorità competenti (Dipartimenti di prevenzione delle Asl e Arpa) di effettuare le attività preliminari di monitoraggio della qualità dell’aria e di individuazione delle soluzioni più efficaci da adottare in conformità alle presenti linee guida», si legge.

Ma qualcuno ha eseguito questi controlli? «Ci vorrebbero anni per farli, parliamo di migliaia di scuole per ogni regione, ma comunque noi ci occupiamo di qualità dell’aria outdoor, negli ambienti esterni, e con tutta la buona volontà non si può pianificare un intervento a inizio agosto», dice, molto irritato, il responsabile di una delle agenzie regionali di protezione ambiente del nostro paese.

«Gli enti citati si sono tutti rifiutati, le loro competenze sono fissate dalla legge e il Dpcm non le modifica, in pratica è stato varato un provvedimento di facciata che non ha alcuna efficacia», dice Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale dei dirigenti scolastici.

«Il Dpcm è stato adottato su impulso del ministero della Salute, come stabilito dalla norma che ha previsto le linee guida», risponde l’ufficio stampa del ministero dell’Istruzione.

Ma in quante scuole è stata monitorata la qualità dell’aria fino ad oggi? «Non è previsto un monitoraggio della qualità dell’aria come condizione necessaria per la riapertura. In ogni caso sono le singole scuole che, come previsto dalle linee guida, si attivano per richiedere il monitoraggio», conclude il ministero.

Insomma, la scuola inizia come aveva chiuso, affidandosi all’inverno mite e alla clemenza del tempo.

(Estratto di un articolo pubblicato dal quotidiano Domani)

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