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I soldi per le cure domiciliari ci sono ma i medici (e le Regioni) no

Cure Domiciliari

Il Pnrr ha stanziato 2,7 miliardi per le cure domiciliari, tuttavia non solo manca il personale ma la metà delle Regioni non ha fatto i compiti e centrare l’obiettivo che prevede di raggiungere a casa il 10% degli over 65 entro il 2026 sembra davvero una missione impossibile. Tutti i dettagli

 

La casa come primo luogo di cura e telemedicina. È il titolo dedicato al capitolo sulle cure domiciliari previste dalla Missione 6 – Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), a cui sono destinati più di 2,7 miliardi, che si aggiungono ai 280 milioni per le Centrali operative territoriali (Cot) e al 1 miliardo per la telemedicina.

Una bella somma da spendere da qui ai prossimi quattro anni per portare al 10% degli over 65 – quasi 1,4 milioni di italiani – le cure a casa. Oggi ne beneficiano solo 400mila persone.

Ma a che punto siamo?

SARÀ UN FLOP?

Viste tutte le difficoltà in cui si trova il Sistema sanitario nazionale (Ssn), per Il Sole24Ore la missione rischia di essere un flop. Il ritornello è sempre lo stesso: mancano i medici, che scappano dai pochi contratti delle strutture pubbliche preferendo le cooperative che li trasformano in gettonisti, ma anche quelli che vorrebbero un posto fisso spesso si scontrano con il tetto alle assunzioni, che pone un limite al numero di contratti a tempo indeterminato.

Non solo. Rispetto all’utilizzo dei fondi del Pnrr, il quotidiano economico afferma che “solo una decina di Regioni sono in regola con l’accreditamento che potrebbe aprire le porte ad enti privati e cooperative che già da anni sono protagoniste dell’Adi (l’assistenza domiciliare integrata)”, un servizio per persone di tutte le età con una o più malattie croniche o una condizione clinica terminale che richiede un’assistenza sanitaria professionale continua e altamente specializzata.

LE CONDIZIONI PER OTTENERE I FONDI

Tuttavia, spiega Il Sole, l’erogazione delle risorse è vincolata “al raggiungimento di obiettivi intermedi di popolazione assistita – anno per anno – fino a metà 2026 (scadenza del Pnrr) quando si dovrà raggiungere il target del 10% di over 65 curati a casa”.

“E così – prosegue l’articolo – già nel 2023 le Regioni per avere il 50% delle risorse stanziate per quest’anno dovranno dimostrare di aver aggiunto 296mila over 65 in più curati a casa – dai 41mila della Lombardia ai 1.391 del Molise – e il prossimo anno ben 525mila fino appunto arrivare agli 808mila del 2026”.

AAA CERCANSI INFERMIERI

Ma anche si riuscisse nella missione impossibile, la carenza di infermieri, che avrebbero un ruolo chiave nelle cure domiciliari non ci sono. Secondo Il Sole ne mancano 70mila e il numero di iscrizioni ai corsi universitari continua a calare da quando è diventata una professione che non attira più.

QUALI REGIONI HANNO FATTO I COMPITI E QUALI NO

Come anticipato, metà delle Regioni italiane non ha recepito l’Intesa “che il 4 agosto 2021 aveva fissato i requisiti per l’accreditamento delle cure domiciliari a operatori pubblici e privati, in attuazione della legge di Bilancio 2021”, afferma Il Sole, dove si legge inoltre che “al momento l’avrebbero fatto Lombardia, Sardegna, Puglia, Calabria, Abruzzo, Lazio, Umbria, Piemonte, Sicilia e Basilicata. Con Veneto, Emilia e Toscana che hanno optato solo per l’accreditamento all’interno del Servizio pubblico”.

Ma solo tre – Lombardia, Lazio e Sicilia – sono a buon punto nella realizzazione di questo nuovo sistema.

COSA HA DETTO SCHILLACI

“L’investimento previsto all’interno del Pnrr persegue l’obiettivo di aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, in linea con le migliori prassi europee, entro il 30 giugno 2026, il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni, rispetto all’attuale media di circa il 5% relativa alle diverse regioni italiane. Il livello medio nazionale del valore del 10% da raggiungere con il contributo di tutte le regioni o province autonome, terrà conto di specifiche difficoltà regionali”, ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci.

“In questi giorni – ha aggiunto – ho avviato i lavori di un Tavolo per affrontare le criticità che da tempo si registrano per le attività di Pronto Soccorso. Sarà mia cura tenervi informati sull’esito dei lavori”.

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