Salute e ricerca

Vi racconto la guerra diplomatica sui vaccini (non solo Sputnik)

di

brevetti vaccini

L’approfondimento di Francesco D’Arrigo, direttore Istituto Italiano di Studi Strategici

 

Ormai è chiaro a tutti che il vaccino è diventato uno strumento di diplomazia e pressione geoeconomica, con Cina e Russia impegnati in una intensa campagna di influenza globale portata avanti anche attraverso le offerte dei propri vaccini.

Le dosi di vaccino non consegnate nei tempi previsti dalle case farmaceutiche e lo Sputnik V hanno già causato gravi tensioni all’interno dell’Unione europea, soprattutto dopo che l’Ungheria ha iniziato a usare il vaccino russo anche prima che fosse approvato dall’Ema.

La Russia ha anche fornito il proprio vaccino Sputnik V alle aree separatiste dell’Ucraina orientale, nonostante il divieto di Kiev. Inoltre, ci sono accuse di una intensa campagna di disinformazione russa rivolta a diversi paesi del Medio Oriente, Asia, Africa, paesi di lingua spagnola in America Latina ed in Italia, nel tentativo di convincere le popolazioni che i vaccini russi funzionano meglio di quelli degli Stati Uniti, e che assicurano certezza di programmazione e consegna mediante la possibilità di autoproduzione dei singoli Stati che decidono di utilizzarli.

In effetti, il vaccino russo sembra aver dimostrato la sua efficacia, ma gli esperti sono preoccupati che sia stato distribuito in maniera affrettata, senza i dovuti accertamenti sulle modalità di produzione e che sia stata una scelta politica effettuata da alcuni governi con l’obiettivo di deviare le responsabilità politiche sulla inefficace risposta alla pandemia, a scapito del rispetto delle procedure di sicurezza previste dai protocolli medici occidentali.

Al 9 marzo 2021, lo Sputnik V è stato registrato o approvato per l’utilizzo in più di 40 paesi nel mondo. La lista include molti paesi in America Latina, Africa e Asia. In Europa, il vaccino è stato approvato (in qualche misura) in Bielorussia, Republika Srpska di Bosnia-Erzegovina, Ungheria, Moldavia, Montenegro, San Marino, Serbia e Slovacchia.

Mentre la maggior parte degli Stati membri della Ue sta attendendo (se lo Sputnik V otterrà) il via libera dall’Agenzia europea per i medicinali, il governo dell’Ucraina ha annunciato il 10 febbraio 2021 di aver vietato la registrazione di vaccini per Covid-19 provenienti da “Stati aggressori”, una designazione che ha applicato alla Russia dal 2015.

In aperta antitesi alcuni governi hanno deciso di acquistarlo prima, e tra questi Ungheria e Slovacchia hanno già ricevuto le prime dosi. D’altra parte, complessivamente, più di 1,2 miliardi di dosi sono state preordinate dalla Russia. E con la crescente lista di paesi che approvano lo Sputnik V, la domanda rimane: la Russia sarà in grado di consegnare tutti i vaccini in tempo? Diversi produttori di vaccini hanno avuto a che fare con ritardi nella produzione e il Centro Gamaleya non fa eccezione. A gennaio, per esempio, la Russia ha comunicato di essere in ritardo nelle forniture ai paesi dell’America Latina, compresi i vaccini per l’Argentina e il Messico. Al di fuori della Russia, almeno sei paesi progettano di produrre lo Sputnik V sul loro territorio, tra cui India, Corea del Sud, Brasile.

In queste ore, insieme alle ondivaghe posizioni di qualche membro della maggioranza di governo, alla lista dei paesi che progettano di produrre il vaccino russo pare essersi aggiunta qualche azienda italiana, creando potenziali imbarazzi al Governo Draghi, in questa fase tornato ad esercitare il proprio ruolo di protagonista nello scacchiere geopolitico europeo ed atlantico.

E con più paesi che vogliono ordinare lo Sputnik V, sono sorte domande sulla strategia della Russia: “perché la Russia sta offrendo, teoricamente, milioni e milioni di dosi mentre non progredisce sufficientemente nella vaccinazione del suo stesso popolo?”, ha dichiarato il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in una conferenza stampa il 17 febbraio scorso. La Russia prevede di vaccinare 68 milioni di persone quest’anno, ma la combinazione di scetticismo verso i vaccini e possibili ostacoli alla produzione potrebbe rendere difficile raggiungere questo ambizioso obiettivo.

Una risposta potrebbe essere sicuramente data dalla carenza di vaccini Covid-19 prodotti in Occidente e dal mancato rispetto dei contratti (capestro) stipulati dalla Ue con le aziende produttrici dei vaccini già autorizzati dalla Ema. Nonostante le preoccupazioni per l’insufficiente trasparenza della Russia, la mancanza di approvazione dello Sputnik V da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali, i possibili problemi di produzione e la scarsa fiducia degli stessi cittadini russi nel proprio vaccino, le richieste per i vaccini russi continuano ad aumentare. Ricordiamo che oltra allo Sputnik V, la Russia ha comunicato che sta per concludere l’ultima fase di sperimentazione di altri cinque vaccini contro il coronavirus, nonostante sia attualmente tra i primi cinque paesi al mondo con il maggior numero di casi di Covid-19.

Intanto, l’utilizzo dei vaccini come strumento di diplomazia e pressione geopolitica assume caratteristiche senza precedenti.

Gli Stati Uniti hanno recentemente accusato le agenzie di intelligence russe di alimentare campagne di disinformazione sui vaccini occidentali contro il coronavirus, nel tentativo di minare la fiducia globale nella loro sicurezza ed aumentare l’appeal verso i vaccini russi. Il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato Usa, che monitora la disinformazione proveniente da fonti straniere, ha identificato quattro siti web che sarebbero associati all’intelligence russa che pubblicano articoli che mettono in dubbio l’efficacia dei vaccini occidentali e sollevano dubbi sui loro effetti collaterali, amplificandone la visione negativa senza fornire informazioni contraddittorie sulla loro sicurezza ed efficacia. I siti web identificati dal Global Engagement Center includono il New Eastern Outlook e l’Oriental Review, che sarebbero emanazione del servizio segreto straniero russo (SVR) e News Front, che sembrerebbe essere gestito dal servizio di sicurezza federale russo (FSB). News Front ha sede nella Crimea occupata dalla Russia.

Un quarto sito web, Rebel Inside, sarebbe controllato dal Gru, l’agenzia di intelligence militare della Russia, sempre secondo il Global Engagement Center che, tuttavia, non ha fornito prove specifiche che collegano queste realtà all’intelligence russa. Si tratterebbe di siti web di nicchia, con New Eastern Outlook e Oriental Review con lettori localizzati principalmente in Medio Oriente, Asia e Africa.

Le aziende statunitensi di social media, su indicazioni del Global Engagement Center, hanno rimosso gli account associati a questi quattro siti web, anche se alcuni account non in lingua inglese sono rimasti attivi fino all’inizio di quest’anno. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha negato che le agenzie di intelligence russe siano coinvolte in operazioni di disinformazione sui vaccini occidentali e ha accusato gli Stati Uniti di voler incolpare la Russia per le tensioni geopolitiche internazionali derivanti dalla gestione della pandemia e dai rimedi da adottare per contrastare il coronavirus.

Il Covid-19 ha colpito le comunità a livello globale ma è fondamentale che questa crisi sanitaria non si trasformi anche in una crisi di sicurezza globale.

La disinformazione come la creazione e la diffusione deliberata di informazioni false e/o manipolate con l’intento di ingannare e/o fuorviare l’opinione pubblica rappresentano il tentativo di alcune potenze di aggravare le divisioni all’interno degli Stati e tra le nazioni e di minare la fiducia delle popolazioni nei confronti dei propri governi. Quando si tratta di medicine e vaccini bisogna affidarsi alle valutazioni delle preposte agenzie occidentali e focalizzare l’attenzione sulla sfida continua della disinformazione, della propaganda e sul danno potenziale che possono infliggere alla nostra società. In una pandemia, fatti e comunicazioni chiare possono salvare vite umane, sono essenziali per mantenere la sicurezza pubblica e sostenere i valori condivisi di libertà, democrazia e stato di diritto, che rendono le nostre società più resistenti e le persone più sicure.

Quasi tutte le Agenzie di Intelligence occidentali oramai hanno evidenziato ai decisori politici l’intensificarsi di campagne di disinformazione sulla pandemia e sicuramente non gioverebbe nemmeno alla Russia un ritorno ai tempi sovietici della guerra fredda, quando la campagna sovietica del Kgb sosteneva che i laboratori biologici militari statunitensi avevano scatenato l’epidemia di Aids.

Per quanto riguarda l’Italia, il coordinamento con gli alleati e i partner è indispensabile, soprattutto in questa crisi in rapido movimento come la pandemia Covid-19. È fondamentale che le Istituzioni, la società civile e il settore privato, lavorino insieme e coordinate dal Governo nazionale per assicurare l’uscita dalla crisi, la resilienza nella nostra società ed il rilancio dell’economia del Paese.

Francesco D’Arrigo

Direttore Istituto Italiano di Studi Strategici

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