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Il governo vuole spegnere le e-cig?

E-cig

Che cosa propone il ministro della Salute, Orazio Schillaci, su sigarette, e-cig e prodotti a tabacco riscaldato. Fatti, numeri e polemiche sull’ipotesi di maggiori divieti al fumo

 

Aggiornare a ampliare la legge Sirchia contro il fumo, che quest’anno compie vent’anni. Sono le intenzioni del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha anticipato ieri durante un’audizione alla Camera.

La volontà è quella di estendere il divieto di fumo in più luoghi all’aperto e limitare sia le sigarette elettroniche (e-cig) che i prodotti a tabacco riscaldato per arrivare a una “generazione libera da tabacco” entro il 2040. La stessa ambizione che la Nuova Zelanda, introducendo il divieto di vendita di sigarette ai nati dopo il 2009, spera di raggiungere addirittura entro il 2025.

La proposta, inoltre, vuole adempiere gli obiettivi auspicati dal Piano oncologico nazionale e adeguarsi a quelli del Piano europeo di lotta contro il cancro (Europe’s Beating Cancer Plan).

AMPLIARE E AGGIORNARE LA LEGGE SIRCHIA

Nel corso delle audizioni presso le commissioni Affari Sociali e Sanità di Camera e Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero, Schillaci ha annunciato che intende proporre l’aggiornamento e l’ampliamento dell’articolo 51 della legge 3/2003.

PIÙ DIVIETI DI FUMO ALL’APERTO E STOP A SALE FUMATORI

Per farlo, Schillaci ha proposto di “estendere il divieto di fumo in altri luoghi all’aperto in presenza di minori e donne in gravidanza”. Attualmente, infatti, è vietato fumare all’aperto solo all’esterno degli ospedali o nei cortili delle scuole.

Il ministro ha inoltre ipotizzato di “eliminare la possibilità di attrezzare sale fumatori nei locali chiusi”.

LOTTA DURA (ANCHE) AGLI SVAPATORI

Giro di vite anche sulle sigarette alternative, considerate dai favorevoli alle proposte dannose quanto quelle tradizionali. L’idea sarebbe quella di “estendere il divieto anche alle emissioni dei nuovi prodotti non da fumo (sigarette elettroniche e prodotti del tabacco riscaldato”.

A cui si aggiunge anche l’estensione del “divieto di pubblicità ai nuovi prodotti contenenti nicotina e ai device dei prodotti del tabacco riscaldato”. Già oggi non è possibile promuovere liquidi di ricarica o tabacco ma dispositivi sì.

OBIETTIVO “GENERAZIONE LIBERA DA TABACCO”

Le misure annunciate sono volte a raggiungere l’obiettivo “generazione libera da tabacco”, in linea con il Piano europeo di lotta contro il cancro, che invita i Paesi a far sì che nel 2040 fumi meno del 5% della popolazione.

Schillaci ha infatti ricordato che tuttora il tabagismo è “la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile in Italia”.

QUANTO FUMIAMO IN ITALIA

Non sarà tuttavia una battaglia semplice in quanto, stando ai dati dell’Istituto superiore di sanità e del Mario Negri citati da Repubblica, in Italia il 24% degli over 14 è un fumatore, 12,4 milioni di persone, ovvero un italiano su quattro.

Riguardo alle sigarette di nuova generazione, il 2,4% fuma le e-cig e il 3,3% i prodotti a tabacco riscaldato. Percentuali, che secondo il quotidiano romano, sono “tutte in aumento, ancor più dopo il Covid”.

IL PIANO NAZIONALE ONCOLOGICO

“Confermo tutto il mio impegno a finanziare il Piano nazionale oncologico, che è il documento di pianificazione e indirizzo per la prevenzione e il contrasto del cancro per il quinquennio 2022-2027”, cornice strategica “per migliorare il grado di implementazione dei programmi di screening, aumentandone i livelli di copertura e adesione e riducendo la disomogeneità territoriale”, ha detto Schillaci.

Un tema strettamente legato al fumo, infatti, secondo i dati del ministero della Salute, il tabacco è il fattore di rischio con maggiore impatto sui tumori, a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui.

In Italia, prosegue il dicastero, si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti (il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro (Tobacco Atlas sesta edizione).

Inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che l’esposizione al fumo passivo causi ogni anno 1,2 milioni di morti, di cui 65.000 sono bambini.

CHI ESULTA E CHI NO

Se sui danni provocati dal fumo delle sigarette sono più o meno tutti d’accordo, i difensori dello svapo non ci stanno a essere messi sullo stesso piano. “Non è questo l’approccio giusto perché non si può equiparare lo svapo al tabacco tradizionale. I vaporizzatori personali sono strumenti di riduzione del danno per chi fuma le sigarette normali. Bisogna aprire un tavolo tecnico per confrontarsi con chi conosce bene un mercato in continua espansione a livello mondiale”, ha detto Carmine Canino, presidente dell’Associazione nazionale consumatori di e-cig (Anpvu).

Non è invece d’accordo Roberta Pacifici, direttrice del Centro nazionale dipendenze dell’Istituto superiore di sanità (Iss): “C’è un aumento allarmante di consumi di sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato. Abbiamo tutti gli elementi per poter dire che nuocciono alla salute. […] Riguardo al tabacco riscaldato, non ci sono elementi per considerarli a rischio ridotto. E chi li consuma, abbiamo rilevato, è meno disposto a iniziare il percorso per smettere”.

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