Sanità

Giorgio Palù, ecco il curriculum del nuovo presidente dell’Agenzia del farmaco (Aifa)

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Chi è Giorgio Palù, nuovo presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Curriculum, idee e tesi su Covid, vaccini e non solo

Giorgio Palù sarà il nuovo presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

La Conferenza delle Regioni, in seguito alle dimissioni Domenico Mantoan, divenuto Dg di Agenas, ha proposto il nome dell’ex Professore ordinario di Microbiologia e Virologia al Ministro della Salute, Roberto Speranza.

Oggi la nomina sarà ratificata in conferenza Stato-Regioni.

Il vice presidente della conferenza delle regioni Giovanni Toti ha scritto al ministro comunicando la “convergenza unanime” sull’incarico. Palù, 70 anni, è ex Professore ordinario di Microbiologia e Virologia ed ex Direttore di Medicina Molecolare Università di Padova.

COSA PENSA GIORGIO PALU’ DI COVID, VACCINI, LOCKDOWN E NON SOLO

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Curriculum vitae di Giorgio Palù

Professore ordinario di Microbiologia e Virologia
Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Padova

Data e luogo di nascita

05.01.1949 – Oderzo (TV)

Sede di lavoro

Dipartimento di Istologia, Microbiologia e Biotecnologie Mediche,
Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Padova,
Via A. Gabelli 63, 35121 PADOVA, Italy
Email: giorgio.palu@unipd.it

Studi

Laurea in Medicina e Chirurgia col massimo dei voti e la lode (1973); Esame di Stato (1974); E.C.F.M.G. (1976) (abilitazione all’esercizio della professione medica negli Stati Uniti); Diploma di Specializzazione in Oncologia (1976) e in Patologia Generale (1979) col massimo dei voti e la lode.

Carriera

Medico interno presso le Università di Trieste e Parma (1973-74)
Assistente ospedaliero in Oncologia medica, Ospedale di Padova (1974-76)
Post Doctoral Fellow e Research Associate presso l’Istituto Tumori Jules Bordet, Université Libre, Bruxelles (1975), il Chester Beatty Research Institute-Royal Marsden Hospital, Royal Cancer Institute, London University, UK (1976-79) e il Department of Pharmacology, Yale University, U.S.A. (1979-80)
Assistente ordinario in Microbiologia, Università di Parma (1980-82)
Professore associato in Virologia, Università di Padova (1983-89)
Professore I fascia di Microbiologia, Università di Padova dal 1989

Attività accademica, didattica, assistenziale e gestionale

Visiting professor presso la Division of Virology, NIMR/MRC, London (1980, 1985, 1987); il Department of Molecular Biochemistry and Biophysics, Yale University (1982, 1984, 1986); la Division of Human Retrovirology, Dana Farber Cancer Institute, Harvard Medical School (1990-91). Docente di Virologia, Microbiologia, Terapia genica, Biotecnologie microbiche, Microbiologia applicata, in corsi di laurea delle Facoltà di Scienze MMFFNN, Farmacia, Medicina e Chirurgia ed in numerose Scuole di specializzazione. Coordinatore dei Dottorati di Ricerca in Virologia e Biomedicina e Presidente dei Corsi di Laurea in Biotecnologie sanitarie e Biotecnologie mediche. Direttore del Servizio di Virologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova dal 1996 e dell’Unità Operativa Autonoma di Microbiologia e Virologia dal Gennaio 2000. Direttore dell’Istituto di Microbiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova dal 1991 al 2000. Direttore del Dipartimento di Istologia, Microbiologia e Biotecnologie Mediche dell’Università di Padova dal 2000 al 2002. Cofondatore del Centro di Ricerche Interdipartimentale sulle Biotecnologie Innovative dell’Università di Padova e membro del Consiglio e del Comitato tecnico-scientifico del centro medesimo, 1992-1997, 2002-2004. Consigliere d’amministrazione e Componente del CTS del Consorzio Interuniversitario Venetonanotech, Parco scientifico Galilei, Incubatore d’impresa Università di Padova (2003). Direttore del “polo padovano” del Laboratorio Regionale per le cellule staminali e la terapia cellulare e genica (GMP – Cell-Factory Regionale). Componente di Commissioni di Facoltà, Ateneo, Regione Veneto, Ministero della Sanità-ISS – Esperto del Consiglio Superiore di Sanità (2003 – 2005). ProRettore dell’Università di Padova per le relazioni internazionali e i rapporti con le Università estere (2002 – 2004). Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Padova (dal 2004). Adjunct Professor of Neurosciences, Temple University, Philadelphia (PA, USA, dal 2007).

Affiliazioni e incarichi

American Society for Microbiology; Society for General Microbiology; European Society of Gene Therapy; American Society of Gene Therapy (co-chair, cancer gene therapy); Società Italiana di Microbiologia Generale e Biotecnologie Microbiche (direttivo); Lega Italiana per la Lotta alle Malattie Virali (direttivo); Società Italiana di Microbiologia (direttivo); European Federation of Biotechnology (rappresentante italiano); European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (scientific committee); International and Italian Herpes Management Forum (direttivo); Società Italiana per le Malattie Sessualmente Trasmesse (direttivo); Società Italiana di Virologia-SIV (Presidente); European Society for Virology (Presidente Vicario); Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie (CNBB – Gruppo di lavoro Industria e Formazione); Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CCM – Comitato Scientifico permanente); Commissione Nazionale per la lotta contro l’AIDS (Comitato di Presidenza e Commmissione scientifica); Panel scientifico European Center for Diseases Control (ECDC) Stoccolma; Consorzio Tissue Tech e ABO project (Comitato Tecnico-Scientifico); Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (Gruppo di lavoro congiunto per la ricerca biomedica); Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (Commissione Nazionale Ricerca e Commissione Nazionale Programmazione); Esperto del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Esperienza scientifica

Autore di circa trecento pubblicazioni su riviste censite su banche dati internazionali di biomedicina oltre a monografie e volumi. Gli articoli dal 2004 corrispondono a 114 con Impact Factor (I.F.) totale pari a 539,604, I.F. medio 4,733. Le pubblicazioni riguardano principalmente argomenti di Microbiologia e Virologia clinica, molecolare e applicata (biotecnologie); Chemioterapia antimicrobica e antitumorale; Oncologia medica e sperimentale; sviluppo di terapie cellulari e molecolari nonché disegno di vettori per il trasferimento genico, vaccinologia e terapia genica in ambito oncologico, infettivologico e in patologie genetiche. Titolare di brevetti e licenze per diagnostica molecolare, produzione di farmaci antitumorali e vettori virali per terapia genica. Consulente scientifico di aziende farmaceutiche e di “spin off companies” di biotecnologie. Referee di numerose riviste scientifiche internazionali; Esaminatore esterno all’esame per il conseguimento del titolo di Ph.D. in Biochemistry (University of Kent), in Virology (University of London) ed in Molecular Biology (Università di Heidelberg); Valutatore di progetti di ricerca per BIOMED 2, CNR, l’Istituto Superiore di Sanità, il National Institute of Health, il Medical Research Council.

Borse di studio e riconoscimenti

Fondazione Callerio (1973); British Council (1976, 1992); Medical Research Council and Leukaemia Research Foundation (1978); Consiglio Nazionale delle Ricerche (1980); New York Academy of Sciences (1981); Istituto Superiore di Sanità (1990); Third European Award on Gene Therapy (1995); Clemson University distinct scholar (1995); Gene Therapy Award for the first clinical trial of combined gene therapy of glioblastoma (1997); L. Pauling award for Molecular Medicine (1997); International Prize in Medicine Bruno da Longobucco (2005);

Boards editoriali

Expert Opinion in Herpesviruses; Cancer Therapy; Gene Therapy and Molecular Biology; Tumor Targeting; Journal of NeuroVirology; Gene Therapy; Infectious Agents and Cancer; BMC Pharmacology.

Altra attività internazionale

Ho organizzato 18 congressi internazionali, sono stato invitato per letture magistrali a 33 congressi internazionali e ho tenuto numerosi seminari su invito presso Istituzioni estere.

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“Covid ha una letalità, in base agli studi di sieroprevalenza, tra lo 0,3 e lo 0,6%. Ma con questa relativamente bassa letalità – ben inferiore a quella dei suoi parenti più stretti, cioè della Sars, che era al 10%, e della Mers, al 36% – questo virus, anche se fosse artificiale, non è destinato a estinguere il genere umano. È destinato a circolare per anni, forse per generazioni e ce lo ritroveremo come i virus pandemici dell’influenza, che ogni anno riemergano con andamento stagionale. Ma si adattano progressivamente all’uomo perché la loro finalità replicativa è quella di persistere nell’organismo che è diventato il loro serbatoio naturale”.

E’ quello che ha detto nel corso di un’intervista al Sussidiario il virologo Giorgio Palù, uno degli accademici italiani più noti nel mondo scientifico mondiale in materiale di virologia.

Il Corriere della Sera lo ha definito “un’autorità indiscussa nel campo della virologia, professore emerito dell’Università di Padova e past-president della Società italiana ed europea di Virologia”

Palù ha commentato anche le ipotesi di nuovi lockdown: «Sono contrario come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria», ha detto al Corsera.

Ecco di seguito alcune delle recenti interviste rilasciate dal prof. Palù:

ESTRATTO DA UN’INTERVISTA AD AFFARI ITALIANI:

Professor Palù. sbagliamo nella gestione della crisi?

“Sappiamo che per infettare ci vogliono dai 100.000 a 1 milione di genomi equivalenti. Vuol dire concentrazioni di acido nucleico tali da essere presenti in almeno 1 milione di particelle virali. Non sappiamo neanche se quell’RNA è in una particella virale! Gli asintomatici non sono malati. Questa spettacolarizzazione, questa infodemia che si è sviluppata è grave… Anche il mondo è come impazzito ma in nessun posto è stata gestita come in Italia.”

Avrà seguito la diatriba tra gli scienziati del ‘Great Barrington’ e quelli de ‘Il memorandum di John Snow’. I primi parlano di gestire il Covid con l’immunità di gregge, i secondi con i lockdown generalizzati e per zone. Quale strada seguire?

“L’immunità di gregge si ottiene con il vaccino. Con il nostro virus ci vuole che sia vaccinata almeno il 70% della popolazione o la si può ottenere per via naturale, se l’infezione incontra la stessa percentuale di persone. La stessa cosa che diceva all’inizio Boris Johnson male interpretando sir Chris Whitty, virologo di riferimento del governo per la lotta al Covid-19. Se c’è il vaccino o i vaccini potremmo puntare all’immunità di gregge ma non è ancor il caso di parlarne. In alcune zone della bergamasca è circolato sì nel 35% della popolazione. Gli studi più accreditati in Italia dicono ad esempio che in Veneto è circolato pochissimo, nell’1,5% della popolazione. E siamo arrivati al 6-7% della popolazione solo per gli esposti nelle case di ricovero. In Lombardia è circolato al 10%. Quindi è circolato relativamente poco”.

ESTRATTO DI UN’INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA:

Contagiati: “E’ certo che queste persone sono state “contagiate”, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano “contagiose”, cioè che possano trasmettere il virus ad altri. Potrebbero farlo se avessero una carica virale alta, ma al momento, con i test a disposizione, non è possibile stabilirlo in tempi utili per evitare i contagi».

Allora, riassumendo: so che certe persone sono positive al tampone, so che sono asintomatiche, quindi non malate, so, però, che in una certa percentuale di casi (non è possibile stabilire quanto grande) possono contagiare altri. E, quindi, come comportarsi, visto che a Milano, per esempio, si è dichiarato il fallimento della possibilità di tracciare i contatti?

«Ci si dovrebbe attivare nel caso si individuino dei “cluster” (traduzione: raggruppamenti, ndr) : quando, cioè, il positivo è venuto a stretto contatto con altre persone in un ambiente di lavoro, a scuola o in famiglia. Allora si dovrebbero fare i tamponi a tutti».

Quindi, conoscere i dati giornalieri, come da bollettini, sui contagi/casi/positivi non è, in definitiva, utile?

«Quello che veramente conta è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo numero che dà la reale dimensione della gravità della situazione. In ogni caso questo virus ha una letalità relativamente bassa, può uccidere, ma non è la peste».

A che cosa attribuisce l’attuale impennata di casi?

«Certamente alla riapertura delle scuole. Il problema non è la scuola in sé, ma sono i trasporti pubblici su cui otto milioni di studenti hanno cominciato a circolare. Tenere aperte le scuole è, però, indispensabile».

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