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Due composti naturali che solitamente beviamo possono prevenire l’Alzheimer

Prevenire Alzheimer

Da uno studio su 21 composti è risultato che ce ne sono due naturali in grado di prevenire l’insorgenza della malattia di Alzheimer. Ecco quali sono e in quali prodotti si trovano

 

Bere una tazza di tè verde o sorseggiare un buon bicchiere di vino rosso sembra avere degli effetti positivi nel prevenire l’insorgenza dell’Alzheimer.

Secondo una ricerca della Tuft University del Massachusetts, infatti, all’interno di queste due bevande si trovano due composti naturali che possono contribuire alla riduzione delle placche nocive che si accumulano nel cervello e causano la malattia.

LO STUDIO

Partendo dall’ipotesi sempre più accreditata che la riattivazione del virus herpes simplex (HSV-1) possa essere responsabile dell’insorgenza delle principali caratteristiche dell’Alzheimer – come l’accumulo di placche, l’aumento delle cellule immunitarie cerebrali, la neuroinfiammazione e la compromissione della segnalazione neuronale -, il gruppo di scienziati ha riprodotto dei modelli di tessuto cerebrale umano in 2D e 3D indotto da herpes per esaminare 21 composti, tra cui farmaci, integratori e nutraceutici con presunti benefici neuroprotettivi.

I DUE COMPOSTI NATURALI ANTI-ALZHEIMER

Tra le varie sostanze, dallo screening è emerso che due composti naturali in particolare erano interessanti. Le catechine del tè verde e il resveratrolo hanno infatti dimostrato forti proprietà antiplacca, benefici funzionali neuroprotettivi e neurotossicità minima.

Anche altri due candidati, la citicolina e la metformina, hanno ridotto la formazione di placche e sono risultati minimamente tossici, ma non hanno protetto dalle alterazioni della segnalazione neuronale.

LE CATECHINE DEL TÈ VERDE

Le catechine del tè verde sono i componenti bioattivi della bevanda e sono risultate interessanti perché grazie alla loro azione antinfiammatoria, antiossidativa e all’attivazione dell’α-secretasi attraverso l’attivazione della proteina chinasi C hanno ridotto la produzione delle proteine tossiche beta-amiloidi.

Secondo la ricercatrice Dana Cairns, le catechine “possono contribuire a ridurre il danno ossidativo, a combattere l’infiammazione e a favorire la riparazione del Dna”.

UNO STUDIO PRECEDENTE

Già un altro studio aveva sostenuto che bere una tazza di tè al giorno – in quel caso si parlava sia di tè verde che nero – dimezzerebbe del 50% i rischi di demenza senile e addirittura dell’86% tra chi è portatore di una particolare mutazione genetica (gene APOE) che favorisce i disturbi del declino mentale.

La ricerca, condotta presso l’Università di Singapore, concordava infatti sui benefici apportati dalle catechine e individuava, inoltre, nei flavonoidi presenti nelle foglie del tè potenti sostanze anti-infiammatorie che proteggerebbero il cervello.

IL RESVERATROLO

L’altro candidato che ha dato buoni risultati nella ricerca della Tuft University è stato il resveratrolo, un polifenolo naturale già noto per le sue proprietà anti-aging e comunemente presente nel vino rosso ma anche in alcuni frutti come uva, mirtilli, arachidi, pistacchi e cacao.

L’utilità di questo composto come neuroprotettore e come terapia dell’Alzheimer si basa sulla sua potente attivazione della sirtuina 1 (SIRT1) che, come nel caso delle catechine, attivando a sua volta l’α-secretasi, evita la produzione di beta-amiloidi.

IL RUOLO DELLA SIRTUINA

Ma perché è importante attivare la sirtuina? Come ha spiegato a Medical News Today il dottor Michael Greger, “l’attività dell’enzima sirtuina è strettamente associata all’accumulo di placche e grovigli nel cervello, caratteristici della malattia di Alzheimer. Le sirtuine sembrano attivare percorsi che allontanano il cervello dalla formazione di placche e grovigli di proteine”.

“Ognuno di noi – prosegue Greger – ha sei miliardi di chilometri di Dna. Come fa il nostro corpo a evitare che si aggrovigli? Ci sono proteine speciali chiamate istoni, che agiscono come rocchetti, con il Dna come filo. Gli enzimi chiamati sirtuine avvolgono il Dna attorno ai rocchetti di istoni e, così facendo, mettono a tacere qualsiasi gene si trovi in quel tratto di Dna: da qui il nome SIRtuine, che sta per regolatore di silenziamento di informazioni”.

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