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Donazione del sangue in Italia: fini, problemi e sfide

Sangue

 

Conversazione di Startmag con Danilo Medica, presidente del gruppo Emoderivati di Farmindustria in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue 2021

La pandemia da Covid-19 ha reso evidente quanto sia fondamentale investire in salute e ricerca. Le incertezze degli ultimi mesi hanno gravato molto sul settore sanitario e su quello della donazione di sangue. “La pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto negativo sulla raccolta di plasma a livello internazionale e anche nel nostro Paese, evidenziando la vulnerabilità di questo settore”. A dirlo è Danilo Medica, presidente del gruppo Emoderivati di Farmindustria in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue 2021, che quest’anno si svolge il 14 e il 15 giugno,  il cui evento globale è ospitato in Italia.

La flessione nella raccolta di plasma

In Italia si è registrata una flessione nella raccolta di sangue nell’ultimo anno di circa il 2%.  Colpa della pandemia e della paura derivante dal recarsi in strutture sanitarie. “Un fenomeno da seguire con grande attenzione per assicurare continuità nelle forniture dei plasmaderivati – continua il presidente Medica -. In Italia questa raccolta, nell’ambito del Programma di autosufficienza, garantisce una buona copertura dei fabbisogni, che per alcuni farmaci arriva al 70%. Tuttavia, nonostante il generoso impegno dei molti donatori, le quantità sono insufficienti per produrre tutti quelli necessari al trattamento dei nostri pazienti. Siamo quindi dipendenti per una parte comunque significativa dal plasma raccolto all’estero”.  Al momento non c’è alcun allarme, sebbene le aziende del settore si stiano preparando ad affrontare situazioni di carenza.

Dagli Usa il 65% del plasma mondiale 

Al primo posto nella raccolta del sangue ci sono gli Stati Uniti d’America. “Nel mondo il 65% del plasma raccolto proviene dagli Stati Uniti. Anche il 35% del plasma utilizzato in Europa arriva dagli Usa”. E proprio dagli USA arriva la notizia di una importantissima flessione “nel maggio 2020 la raccolta di plasma è crollata del 40%, poi su base annua si è attestata a -20% – continua Medica -. E la cosa che più che preoccupa è che anche i primi mesi 2021 hanno evidenziato la stessa dinamica. Gli analisti, però, concordano che probabilmente si riuscirà a tornare a un aumento dei volumi entro fine 2021. Però dalla donazione del plasma al farmaco pronto passano in media 8-12 mesi, e nel frattempo la domanda a livello mondiale continua a crescere”.

La dipendenza dell’Italia

Nel nostro Paese non vi è un’emergenza sangue perché “attraverso il Programma nazionale di autosufficienza, le Regioni raccolgono circa 870 tonnellate di plasma che consentono di soddisfare la domanda per alcuni farmaci derivati anche al 70-75%”. I problemi ci sono per “le immunoglobuline anti-epatite e anti-tetano per esempio, siamo totalmente dipendenti dagli Stati Uniti perché questo tipo di plasma oggi non viene ancora raccolto in Italia”, continua Medica.

Fidelizzazione dei più giovani 

In Italia i 1.600 donatori italiani “compiono uno sforzo encomiabile”, riconosce il presidente Medica. Tuttavia i donatori si trovano soprattutto tra i meno giovani. Occorre che anche i più giovani facciano la loro parte. “L’Italia fortunatamente ha tantissimi donatori fidelizzati, la caratteristica è che la demografia è nella fascia alta. Ma sappiamo che occorre guardare al futuro, anche puntando sulla fidelizzazione dei giovani”, aggiunge Medica. 

Il tavolo con le istituzioni 

Farmindustria ha segnalato le problematiche del settore a un tavolo che “si è insediato un tavolo con ministero della Salute, Aifa, Regioni, Farmindustria, Centro nazionale del sangue e associazioni di pazienti emofilici e donatori – dice il presidente – . La prima volta che tutte le istituzioni interessate si riuniscono allo stesso tavolo”. L’obiettivo è trovare soluzioni a una probabile carenza di immunoglobuline. “Da parte nostra abbiamo avanzato delle proposte, ora siamo in attesa di capire se queste proposte si tradurranno in azioni concrete”, sottolinea il presidente. 

Le proposte di Farmindustria 

“Le richieste sono molto pragmatiche – dice Medica a Startmag -. Per esempio la definizione di uno stock nazionale di alcuni farmaci, o delineare una realistica proiezione della domanda non solo per volumi ma per tempi”. A queste richieste si aggiungono quelle relative alla macchina burocratica, il cui snellimento è uno dei punti focali del piano del Governo. “Occorre pevedere maggiore flessibilità nelle procedure amministrative per l’acquisizione dei beni – continua Medica -. Ridurre i tempi di importazione del plasma. In Italia vi sono solo due aziende che hanno gli stabilimenti per la produzione del plasma, i tempi di trasferimento sono lunghi anche per la burocrazia”. 

L’Italia nella competizione internazionale 

L’Italia, dunque, si trova a competere nel contesto internazionale per l’approvvigionamento di plasma. “Per essere competitivi è necessario che l’Italia sia attrattiva rispetto ad altri mercati internazionali perché l’offerta sui plamasmaderivati in questo periodo non riesce a soddisfare la domanda totale a livello globale – aggiunge Medica a Startmag -. Pensate che le immunodeficienze  primitive nel mondo sono diagnosticate al 10,15%. Oppure pensate che viene trattato solo un emolitico ogni 4 nel mondo. Capite che la domanda internazionale aumenta. È evidente che la partita in questo momento si gioca più nei paesi che hanno economie più abbienti ma a livello mondiale la domanda continua e continuerà sempre a crescere”. 

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