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Decessi Covid-19: vaccinati e non vaccinati. Report Iss

Istituto Superiore Sanità

Il 99% dei decessi per Covid-19 erano persone che non avevano completato il ciclo vaccinale. Dati, confronti e dettagli del report aggiornato a cura dell’Istituto superiore di sanità (Iss)

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro, il 99% dei decessi per Covid-19, dallo scorso febbraio, riguardano persone che non avevano completato il ciclo vaccinale. L’1,2% di persone vaccinate morte per Covid avevano un’età media più alta e un numero medio di patologie pregresse maggiori rispetto alla media

I numeri del “Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia” sono così schiaccianti da fugare ogni dubbio sull’impiego dei vaccini per sconfiggere l’incubo Covid-19.

L’età come fattore di rischio

Il report è stato realizzato analizzando le caratteristiche di 127.044 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 in Italia. I dati studiati dall’ISS sono stati raccolti dalla Sorveglianza Integrata COVID-19 coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). L’analisi conferma che l’età avanzata è un fattore di rischio molto elevato per l’infezione da Covid-19. “L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni” – si legge nel rapporto – “ L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 35 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 82 anni – pazienti con infezione 46 anni)”.

Donne meno colpite

Il report conferma quanto era già emerso nelle prime fasi dell’epidemia: le donne colpite dal Covid, anche in età avanzata, hanno una risposta migliore rispetto agli uomini. Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 sono 55.247 (43,5%) inoltre “hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 anni – uomini 80 anni). Solo nella fascia di età ≥90 anni il numero di decessi di sesso femminile è superiore a quelli di sesso maschile. Questo dato è da mettere in relazione al fatto che la popolazione di età ≥90 anni in Italia è costituita per circa il 72% da donne”, confermano dall’Istituto Superiore di Sanità.

I dati dell’analisi dell’ISS

Per ciò che riguarda i decessi tra i vaccinati l’analisi dell’ISS è basata su un campione di 70 cartelle cliniche dei 423 decessi con positività al SARS-COV-2 avvenuti fino al 21 luglio 2021 con ciclo vaccinale completo. In questo campione sono rappresentati solo i decessi avvenuti in soggetti che hanno avuto necessità del ricovero in ospedale e per cui sono disponibili cartelle cliniche inviate all’ISS dagli ospedali.

Solo 1,2% dei decessi tra i vaccinati con due dosi di vaccino

L’ISS, al 21 luglio, conta 423 persone venute a mancare per infezione da SARS-COV-2 tra i vaccinati con ciclo vaccinale completo. Queste morti rappresentano l’1,2% di tutti i decessi da SARS-COV-2 avvenuti dallo scorso 1° febbraio (in totale 35.776 decessi). Tale data è stata scelta perché corrisponde alle cinque settimane necessarie per il completamento del ciclo vaccinale a partire dall’inizio della campagna. Il report considera decessi vaccinati con ciclo completo tutte le persone con una diagnosi confermata di infezione da virus SARS-CoV2 dopo 14 giorni dal completamento del ciclo vaccinale (quindi 14 giorni dal completamento della seconda dose per i vaccini Pfizer-BioNtech, Moderna e Astra Zeneca o 14 giorni dalla somministrazione dell’unica dose per il vaccino Janssen/Johnson&Johnson). Questi dati confermano che, purtroppo, un ciclo vaccinale completo non garantisce una efficacia vaccinale del 100%, “gli studi clinici controllati hanno evidenziato una efficacia vaccinale dei vaccini in uso in Italia con valori tra l’88 e il 97%”.

Le possibili spiegazioni dei dati dell’ISS

Tra le complicanze che hanno causato la morte ci sono l’insufficienza respiratoria acuta e le sovrainfezioni. A risolvere il quadro clinico complicato non sono bastate le terapie antibiotiche. In questo campione l’età media risulta decisamente elevata (88.6 vs. 80 anni). Inoltre, il numero medio di patologie osservate in questo gruppo di decessi è di 5, molto più elevato rispetto ai decessi della popolazione generale. “I risultati qui presentati – conclude il report – possono avere due possibili spiegazioni. In primis, i pazienti molto anziani e con numerose patologie possono avere una ridotta risposta immunitaria e pertanto essere suscettibili all’infezione da SARS-CoV-2 e alle sue complicanze pur essendo stati vaccinati. In secundis, questo risultato può essere spiegato dal fatto che è stata data priorità per la vaccinazione alle persone più anziane e vulnerabili e che quindi questa rappresenta la popolazione con maggiore prevalenza di vaccinazione a ciclo completo alla data in cui è stata eseguita questa valutazione”. 

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