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Covid: ricoveri, terapie intensive e decessi. Report Iss su vaccinati e non vaccinati

Vaccinati Non Vaccinati Report Iss

Efficacia vaccini, dati su contagi, terapie intensive e decessi. Tutti i numeri del report Iss su Covid

 

Sale il numero dei contagi come quello delle ospedalizzazioni, ma con notevoli differenze tra vaccinati e non vaccinati. Nell’ultima settimana, in Italia, i casi sono aumentati del 27,5% e i ricoveri in terapia intensiva dell’11%.

Nell’ultimo mese, però, il 64,0% dei ricoveri in terapia intensiva e il 45,3% dei decessi sono avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino anti Covid. A riferirlo è il Report esteso di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che completa il monitoraggio settimanale.

OVER 80 VACCINATI VS NON VACCINATI

Nel periodo tra il 24 settembre 2021 e il 24 ottobre 2021, fra gli over 80 il tasso di decesso nei non vaccinati (65 per 100.000) è circa nove volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro sei mesi (7 per 100.000) e sei volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi (11 per 100.000).

GLI UNDER 12

Nella popolazione di età inferiore ai 12 anni, non essendo attualmente eleggibile per la vaccinazione, si nota un’incidenza più elevata rispetto alle altre fasce di età, con un’impennata soprattutto nella classe 6-11 anni.

Si evidenzia, inoltre, un aumento del tasso di ospedalizzazioni nella fascia sopra i 3 anni (poco sopra i 2 ricoveri per 100.000 abitanti) nelle ultime settimane, mentre nelle altre fasce di età risulta stabile.

PROTEZIONE VACCINO

Come si nota ormai anche da questi dati, la protezione dei vaccini anti Covid dopo sei mesi diminuisce, tuttavia continua a fare la differenza. In particolare, nei vaccinati da più di 6 mesi cala dal 95% all’82%, ma l’efficacia rimane elevata nel prevenire casi di malattia severa.

In generale, rileva l’Iss, “su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 79% nei vaccinati con ciclo completo entro sei mesi rispetto ai non vaccinati, al 55% nei vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi rispetto ai non vaccinati”.

OSPEDALIZZAZIONI, TERAPIE INTENSIVE, DECESSI

Il 51,0% delle ospedalizzazioni, il 64,0% dei ricoveri in terapia intensiva e il 45,3% dei decessi sono avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino.

Nel periodo dall’8 ottobre 2021 al 7 novembre 2021 è stato inoltre rilevato che, su un totale di circa 8 milioni di non immunizzati in Italia, 424 persone non vaccinate erano in terapia intensiva, contro i 177 ricoverati vaccinati completi da meno di 6 mesi su 39 milioni di vaccinati completi.

Tra i ricoverati in terapia intensiva si registrano 14 casi (2,1%) tra i vaccinati con ciclo incompleto; 177 casi (26,7%) tra vaccinati con ciclo completo entro 6 mesi; 45 casi (6,8%) tra vaccinati con ciclo completo da più di 6 mesi e 2 casi (0,3%) tra vaccinati con ciclo completo con dose aggiuntiva o dose booster (richiamo).

I CONTAGI

Nell’ultimo mese, fa sapere l’Iss, sono stati notificati 50.564 casi di Covid-19 (39,9%) fra i non vaccinati, 3.980 casi (3,1%) fra i vaccinati con ciclo incompleto, 60.407 casi (47,7%) fra i vaccinati con ciclo completo entro sei mesi, 11.215 (8,9%) fra i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi e 537 casi (0,4%) fra i vaccinati con ciclo completo con dose aggiuntiva/booster.

Sul totale, il 25% dei casi diagnosticati nell’ultima settimana ha interessato persone sotto i 20 anni e dall’ultimo monitoraggio settimanale si evidenzia anche che schizzano i contagi in Veneto e in tutto il nord-est.

IL COMMENTO DI BRUSAFERRO (ISS)

“Gli scenari futuri dipendono dai nostri comportamenti: se in Italia la curva di crescita del contagio è relativamente più contenuta che nei Paesi confinanti, è perché siamo un Paese che ha copertura vaccinale più elevata”, ha commentato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro.

E sulla terza dose ha chiarito: “Se la partita che stiamo giocando si analizza di minuto in minuto, il suggerimento è senz’altro fare la terza dose, anche a quel 40% di over 80 spesso fragili con patologie. Forse le tre dosi possono essere il ciclo che immunizza per un tempo lungo, o potranno servire dei richiami, l’acquisizione delle evidenze scientifiche sulla copertura è in corso”.

IL PARERE DI REZZA (MINISTERO DELLA SALUTE)

Dato che l’efficacia inizia a diminuire dopo sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale, il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza ritiene che sia almeno da valutare l’ipotesi di accorciare il periodo, a oggi di 6 mesi, per la somministrazione della terza dose.

“Quelli che ad oggi non hanno raggiunto sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario sono soprattutto persone giovani. Accorciare questo intervallo non avrebbe effetti negativi e potrebbe dare qualche possibilità in più di accelerare la campagna vaccinale. È fondamentale – ha concluso – effettuare la terza dose. Dobbiamo ancora spettarci una tendenza all’incremento dei casi ma facciamo affidamento su vaccini e misure”.

COSA HA DETTO PREGLIASCO (GALEAZZI – MILANO)

Anche il direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano ha ribadito l’importanza della terza dose che però, secondo l’esperto, “vanno a rilento” e questo preoccupa in vista del Natale. “Credo che dobbiamo preoccuparci, cioè pianificare le cose immaginando uno scenario non piacevole, alla luce anche di quello che sta succedendo in Europa”.

“L’ideale – ha detto a iNews24 – sarebbe vaccinarsi se non lo si è ancora fatto. Soprattutto dovremmo andare avanti con le terze dosi. […] è importante proteggere al meglio chi è già vaccinato per evitare la riduzione dell’efficacia del vaccino. Poi rimane adottare un grande buonsenso e pianificare i contatti” perché ogni contatto interpersonale “è a rischio e dobbiamo fare attenzione, soprattutto nel caso di visite ai parenti più fragili e a rischio infezione. In occasione dei cenoni, ridimensionarli. Poi tutto dipende da come evolverà l’andamento del virus nelle prossime settimane”.

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