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Covid, come cambiano le ospedalizzazioni con la variante Delta

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Ospedalizzazioni e Sars-CoV-2: che cosa emerge da studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet certifica ciò che l’esperienza empirica aveva già fatto intuire: la variante Delta del SARS-CoV-2 causa il doppio delle ospedalizzazioni della precedente Alfa. 

Variante Alfa

Come riportato dallo studio Hospital admission and emergency care attendance risk for SARS-CoV-2 delta (B.1.617.2) compared with alpha (B.1.1.7) variants of concern: a cohort study quando la variante Alpha ha incominciato a circolare aveva una maggiore trasmissibilità rispetto al precedente ceppo selvatico. In breve tempo è diventato il ceppo predominante rappresentando il 95% dei casi in Inghilterra all’inizio di febbraio 2021. Questa variante è stata identificata in 154 paesi e fino a poco tempo fa era il lignaggio più diffuso in Europa e Nord America.

Variante delta 

La variante delta è stata segnalata per la prima volta in India nel dicembre 2020. Dopo le precedenti ondate di COVID-19, il numero di casi confermati e di positività ai test in India è aumentato rapidamente, ad aprile 2021 circa il 30% degli infetti aveva contratto la variante delta. In Inghilterra,  invece, la variante delta è stata rilevata per la prima volta nel marzo 2021. La percentuale di casi in Inghilterra causati dalla variante delta è aumentata rapidamente, raggiungendo oltre il 50% dei tamponi sequenziati entro il 25 maggio 2021. 

Le indicazioni dell’OMS

L’OMS ha delineato tre criteri per designare il livello di rischio delle varianti: aumento della trasmissibilità, aumento della virulenza, cambiamento nella presentazione clinica della malattia e diminuzione dell’efficacia delle politiche sanitarie, delle misure sociali, della diagnostica disponibile, dei vaccini e delle terapie.

La variante delta: alta trasmissibilità

Dal marzo 2021, quando la variante delta è stata registrata in Inghilterra, è diventata rapidamente la linea predominante, a causa dell’elevata trasmissibilità. Tale variante si è dimostrata associata a una malattia più grave rispetto alla variante alfa (B.1.1.7) precedentemente dominante. 

Lo studio inglese 

Lo studio è stato condotto tra i pazienti malati di COVID-19 in Inghilterra tra il 29 marzo e il 23 maggio 2021 colpiti dalla variante alfa o delta. Sono stati analizzati 43.338 pazienti positivi al COVID-19, 8682 con la variante delta, 34 656 con la variante alfa, età media 31 anni. I dati di questi pazienti sono stati confrontati con i set di dati sanitari su vaccinazione, assistenza di emergenza, ricovero ospedaliero e mortalità del sistema di sorveglianza del Public Health England, del National Immunization Management, del NHS Digital Secondary Uses Services e del Emergency Care Data Set.

Variante delta più aggressiva

I risultati dello studio parlano di una maggiore aggressività della variante delta. Il 2,3% dei pazienti (196) con variante delta contro il 2,2% dei pazienti (764) con variante alfa sono stati ricoverati in ospedale a 14 giorni dal prelievo del campione, inoltre il 5,7% dei pazienti con variante delta (498) sono stati sottoposti a cure di emergenza contro il 4,2% dei pazienti con variante alfa, circa 1448 persone. 

Più colpiti i non vaccinati 

In entrambi i gruppi la maggior parte dei pazienti non era vaccinata, circa il 74% in entrambi i gruppi. Lo studio ha evidenziato una modesta riduzione dell’efficacia del vaccino contro l’infezione con la variante delta tuttavia la vaccinazione ha dimostrato di essere in grado di ridurre il rischio di ospedalizzazione ammissione. Tuttavia nel complesso, il numero di presenze ospedaliere era basso nel sottogruppo vaccinato.

Lo studio scozzese 

L’analisi di Lancet riporta anche uno studio scozzese pubblicato su PubMed che valuta i dati di 7723 pazienti affetti dalla variante delta e 11.820 dalla variante alfa tra il 1° aprile e il 6 giugno 2021. I risultati confermano lo studio inglese, rintracciando un rischio più elevato di ricovero ospedaliero entro 14 giorni per i pazienti con la variante delta rispetto alla variante alfa (Valore aggiunto di questo studio. Le evidenze di questi due studi, scozzese e inglese, suggeriscono che i pazienti con COVID-19 infettati dalla variante delta hanno circa due volte il rischio di ricovero ospedaliero rispetto ai pazienti con la variante alfa. 

Vaccinati e ospedalizzazione 

Secondo lo studio pubblicato da Lancet “sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire se i rischi di ospedalizzazione differiscono nei vaccinati infettati con la variante delta rispetto alla variante alfa”. Tuttavia lo studio Effectiveness of COVID-19 vaccines against hospital admission with the Delta (B.1.617.2) variant ha stimato un basso rischio di ospedalizzazione per gli individui vaccinati dopo l’infezione con una delle due varianti. Come riportato dalla BBC secondo tale studio l’efficacia della doppia dose di Pfizer e AstraZeneca nell’evitare l’ospedalizzazione ammonta rispettivamente al 96 e 92%. “Questi due studi suggeriscono che le epidemie della variante delta nelle popolazioni non vaccinate potrebbero portare a un onere sanitario più elevato – si legge nello studio -, in particolare rispetto ai precedenti ceppi prevalenti di SARS-CoV-2”. 

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